
Lamezia Terme - Prosegue il processo, presso il Tribunale di Lamezia, per quanto riguarda l’Operazione Tenaglia condotta dalla polizia di Stato nell’ottobre scorso e che era rivolta a smantellare un presunto traffico di droga esistente tra Lamezia, la Puglia e l’Albania. Quest’oggi, il pm Santo Melidona ha depositato alcune dichiarazioni rese da Genchi, uno dei due fratelli coinvolti entrambi nell’operazione Tenaglia e che ora è divenuto collaboratore di giustizia. Per quanto riguarda, invece, la difesa l’avvocato Spinelli ha avanzato, in particolare, richiesta di nullità per violazione del diritto di difesa in relazione ad alcuni accertamenti tecnici sui 32 kg di droga sequestrata durante l’operazione e la sua successiva distruzione. Per la difesa, infatti, tali operazioni dovevano preventivamente essere comunicate sia agli imputati che ai loro rispettivi difensori dato che gli indagati erano noti (anche grazie ad attività intercettiva che durava da mesi) così che gli stessi avrebbero potuto nominare dei periti di parte ad assistere a tali accertamenti. Su tale eccezione avanzata dall’avvocato Giuseppe Spinelli il giudice, la dottoressa, Borelli, si è riservata di decidere rimandando il tutto a nuova udienza.
L'operazione anti-droga, lo ricordiamo, coinvolse quindici persone che devono rispondere, nel corso del processo, dei reati di: detenzione, vendita e trasporto di ingente quantitativo di sostanza stupefacente del tipo marijuana proveniente dall'Albania e successivamente trasportata in Puglia ed acquistata dal gruppo lametino per essere immessa sul mercato locale. Gli indagati lametini devono, inoltre, rispondere della coltivazione di due ampie piantagioni di canapa indiana sequestrate il 21 luglio ed il 22 agosto 2014, nel territorio di San Pietro lametino. A seguito dei sequestri furono arrestate 5 persone oggi raggiunte da ordinanza custodiale ed estirpate oltre 300 piante di canapa indiana in avanzato stato di sviluppo e rinvenuti 7 Kg di droga già essiccata utile per lo smercio. Le indagini di carattere tecnico, coordinate dalla locale Procura della Repubblica, avrebbero consentito di appurare che i Salatino Antonio e Pasquale, oltre a curare la coltivazione di grandi piantagioni, si sarebbero approviggionati di ingenti quantitativi di droga da personaggi della criminalità organizzata pugliese ed albanese destinata all'hinterland di Lamezia.
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