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Roma - “Io non ho mai dubitato dell'operato e della competenza di Genchi. Ho sempre esercitato con abnegazione e sacrificio il mio lavoro di magistrato, quando poi le mie indagini si sono fatte esplosive sono arrivate le revoche, le avocazioni e i procedimenti disciplinari". Lo ha detto l'ex pm e attualmente sindaco di Napoli Luigi De Magistris al processo che a Roma lo vede imputato per abuso d'ufficio assieme al consulente informatico ed ex dirigente della polizia Gioacchino Genchi.

I due sono accusati di aver acquisito in modo illegittimo i tabulati telefonici delle utenze di alcuni parlamentari nel 2009. "Non avrei mai pensato di fare il sindaco di Napoli - ha detto De Magistris - ma il Csm ha ritenuto, con un processo lampo, che non fossi più degno di fare il pm". L'ex magistrato ha spiegato inoltre che "quando mi sono reso conto che poteva esserci un coinvolgimento di parlamentari gli chiesi (a Genchi che indagava sui tabulati telefonici nell'ambito delle inchieste di De Magistris, ndr) nel luglio del 2007 di prepararmi subito una relazione perché avrei dovuto chiedere un'autorizzazione al Parlamento". "Ho scritto il nome di Clemente Mastella (nel registro degli indagati, ndr) - conclude De Magistris - molti mesi prima che lui da ministro chiedesse il mio trasferimento, e il suo, quello dell'allora premier Prodi, fu fatto a sua garanzia dopo che una testimone parlò di alcuni suoi collaboratori. Pisanu, Rutelli, Minniti e Gentili non sono mai stati oggetto di attenzioni investigative, anche se non escludo che qualche nome possa essere comparso in alcuni verbali. Consapevolmente non ho mai chiesto di acquisire utenze cellulari riconducibili all' onorevole Pittelli".

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