
Vibo Valentia - Il procuratore facente funzione di Vibo Valentia Michele Sirgiovanni ha chiuso le indagini relative all'aggressione subita il 2 luglio scorso dal massmediologo Klaus Davi e da Alberto Micelotta, coautore della trasmissione "Gli Intoccabili". La notizia è stata resa nota dal network televisivo LaC.
"In quell'occasione - è scritto in una nota - il noto massmediologo e giornalista fu aggredito con pugni e calci da due presunti esponenti del clan Lo Bianco, nel pieno centro della città. L'aggressione avvenne in piazza delle Erbe, angolo via Hipponion, in una zona affollatissima per il mercato settimanale, ad opera di Alessandro Pugliese, di 42 anni, e Antonio Franzè, di 61. Davi e Micelotta, dopo aver intervistato la madre del pentito Andrea Mantella, titolare del negozio sito nella piazza medesima, si erano spostati all'imbocco della vicina Via Luigi Razza, per realizzare un documentario per il network calabrese LaC che produce il format 'Gli Intoccabili', condotto dallo stesso Davi. Franzè e Pugliese, dopo avere raggiunto Davi e Micelotta, colpivano il massmediologo con pugni e danneggiavano l'attrezzatura di ripresa". I reati ipotizzati nei confronti dei due indagati sono violenza privata, danneggiamento e lesioni.
Fnsi: solidarietà a Klaus Davi e la sua troupe
La Fnsi prende atto in una nota "della decisione della procura di Vibo Valentia di notificare due avvisi di chiusura indagine nell'ambito dell'inchiesta sull'aggressione subita, lo scorso luglio nel centro calabrese, da Klaus Davi e dalla sua troupe ed esprime vicinanza e solidarietà ai colleghi finiti 'sotto tiro'". Lo stesso Klaus Davi, del resto - prosegue la nota -, ha più volte denunciato di aver ricevuto minacce ed aggressioni in relazione alle inchieste da lui condotte in quella realtà. "Anche in questo caso - commentano, in una nota, il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti - la Federazione nazionale della stampa italiana non può che confermare la disponibilità a costituirsi parte civile in un eventuale processo, perché nessun cronista deve sentirsi solo di fronte a qualsiasi tipo di minaccia o aggressione".
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