
di Battista Notarianni.
Lamezia Terme – “Da ora la DDA punterà sui singoli delitti”. Questo è quanto ci ha detto il procuratore capo della Dda di Catanzaro Vincenzo Antonio Lombardo nell’intervista rilasciata a Il Lametino attualmente in edicola, Di seguito riportiamo alcuni dei passi più salienti dell’intervista.
Procuratore, come definisce la situazione attuale a Lamezia dal punto di vista della legalità?
“E’ una situazione certamente molto più tranquilla degli anni passati. Ci sono stati decenni in cui c’erano la guerre tra cosche, guerre all’ultimo sangue con una decina di morti ammazzati all’anno. Oggi direi che tutte le cosche di ‘ndrangheta di Lamezia Terme sono state oggetto di una aggressione da parte della Procura Distrettuale. Le cosche sono state ridimensionate nella loro struttura perché alcuni, anzi molti dei loro componenti sono in carcere.”
Un bel passo avanti rispetto a quando sul territorio lametino comandavano tre cosche. Ma sono state tutte e tre messe in grado di non inquinare più il territorio?
“I loro rappresentanti più noti sono dentro. Sia quelli della cosca originaria, Cerra-Torcasio- Gualtieri - di cui facevano parte anche i Giampà in una prima fase e poi è notorio che ci furono dei contrasti interni e si formarono due cosche l’una contro l’altra armata - sia quelli della co- sca Giampà e per ultimi quelli della terza che è stata oggetto di richieste e misure cautelari. C’è da aggiungere in questa brevissima cronistoria che la cosca degli Iannazzo praticamente rimase neutrale nella guerriglia Cerra-Torcasio-Gualtieri contro i Giampà, che alla fine in qualche misura vinsero il confronto”.
Quindi si è passati da una visione legata esclusivamente agli episodi criminali ad uno studio generale che potesse dare una visione completa della struttura organizzativa. E colpirla.
“Le faccio un esempio per spiegare meglio, un esempio emblematico. Io sono un appassiona- to di funghi, e da appassionato so che si dice sempre: piove ed escono i funghi. Ma in realtà non è così, i funghi escono quando uno meno se l’aspetta perché prima, sotto il terreno, si è formato il reticolo, cioè si è formata una rete punteggiata e quando si verificano determinate condizioni atmosferiche spuntano i funghi e spuntano in maniera improvvisa. Tant’è vero che c’è questo modo di dire: questa cosa spunta come un fungo. Ma in realtà l’arrivo della pioggia non porta all’uscita del fungo, il fatto non è immediato, in realtà è sotto terra che si forma questo reticolo che quando ci sono le condizioni favorevoli scoppia. Fuori di metafora, ecco la stessa cosa succede con la ‘ndrangheta. Io dico che in ogni Comune grosso in Calabria c’è spesso una ‘ndrina, che è un insieme di soggetti che attraverso rituali di affiliazione, rituali di battesimo, formano un reticolo associativo, formano una cosca, e se io colpisco la cosca colpisco la facoltà di trovare l’estorsore, chi va a fare la minaccia, chi va a mettere la bomba, perché colpisco il capo, la direzione. Ma se io non faccio questo ottengo risultati immediati ma sono dei risultati per così dire provvisori. Invece la Direzione Distrettuale in tutta la Calabria quando si è concentrata su Lamezia che cosa ha fatto? Ha colpito le ‘ndrine di Lamezia, ha colpito la cosca Giampà. Tutto ciò ha determinato una serie di collaborazioni di soggetti all’inizio collocabili al secondo livello della cosca, al terzo livello, fino a poi al livello più alto, quello del capo, Giuseppe Giampà”.
Un “pentimento” che ha del clamoroso. Lei come lo spiega?
“Eh, perché il carcere duro pesa, il 41 bis è una grande risorsa da questo punto di vista perché determina delle collaborazioni. L’unico modo per chi sta al 41 bis di poter avere il trattamento dei comuni detenuti, di poter uscire da quella situazione è quella della collaborazione, perché la dissociazione determina alcune condizioni, la collaborazione è molto più utile per il soggetto che parla, perché è l’unico modo per poter diciamo abbandonare definitivamente la ‘ndran- gheta. L’altra è la morte. Oggi con la legislazione premiale, con le leggi che sono state fatte in un decennio e più sulla collaborazione, iniziamo anche da prima del ‘90, si è offerta al capo ‘ndrangheta la possibilità di rompere i legami associativi senza essere uccisi, perché lo Stato assicura la protezione a questi soggetti. Lei sa che noi abbiamo avuto tante collaborazioni, ma il collaboratore di spicco, di primo livello, è il figlio del capo cosca, Giuseppe Giampà, che ci ha illuminato sulle vicende di Lamezia. Ma non solo ci ha illuminato sulla propria cosca, sapevano – lui e gli altri collaboratori di giustizia - molto anche degli altri, sapevano tanto della cosca con cui erano entrati in conflitto, e quindi ci hanno consentito di colpire anche quella cosca, perché poi abbiamo avuto una serie di collaborazioni che si incrociavano tra di loro e costituivano riscontro uno dell’altra”.
Medusa, Perseo e Chimera, per indicare le ordinanze più importanti, hanno destrutturato le cosche Giampà e Cerra-Torcasio-Gualtieri. Poi è arrivata l’ordinanza An- dromeda sulla cosca Iannazzo. Si chiude il cerchio?
“La terza cosca che noi abbiamo colpito è quella degli Iannazzo-Daponte-Cannizzaro. E’ la terza ma non per ordine di importanza. La cosca Iannazzo, secondo me, è dal punto di vista della pericolosità non di tipo militare ma di altro genere più insidiosa perché opera più sotto cenere, opera più sul campo degli affari”.
Come è nata l’ordinanza Andromeda?
“Noi già tenevamo sotto monitoraggio la cosca Iannazzo per l’inchiesta “Dirty Soccer” e in più avevamo elementi che ci erano stati forniti dai Giampà, dai Gualtieri, insomma da coloro che hanno collaborato”.
Alla conferenza stampa di presentazione dell’ordinanza Andromeda, lei disse che ora non c’erano più scuse per un imprenditore vessato dalle cosche di non denunciare. Commercianti e imprenditori in generale collaborano di più?
“Qualche imprenditore ha iniziato a collaborare. Ma prima di raccontarle un fatto, serve questa precisazione: gli imprenditori che pagano per ottenere un vantaggio ma non per evitare di subire un danno è colluso. Chi paga perché è stato costretto ed ha evitato un danno allora è vittima, se invece paga, quindi subisce, ma lo fa perché egli ne ricava un utile – attenzione: questa è la distinzione che fa la Cassazione – come per esempio la tranquillità, la protezione che i suoi mezzi non subiranno danni, ripeto paga ma ricava un utile, un vantaggio, questo è allora un imprenditore colluso. Ed ecco l’esempio. In una delle tante operazioni successive ad Andromeda, anche in una recente sulla cosca Iannazzo, un imprenditore, Salvatore Mazzei, in relazione a dei lavori fatti sull’autostrada viene accusato di aver pagato il pizzo in funzione della tranquillità della ditta che eseguiva i lavori. Nell’ultima operazione alla fine Mazzei sia pure insistito dalle forze di polizia ha ammesso che lui doveva pagare, che quando era Pasqua o Natale rendeva omaggio a questi capi cosca. Ha ammesso di essere vittima ma di aver anche lui contribuito a rimpinguare le cosche. Io credo che gli imprenditori, certamente, possono uscire da questa situazione e capire che c’è uno Stato che li protegge, si devono rivolgere allo Stato non alla mafia per avere protezione, la sicurezza e l’uso della forza è un monopolio dello Stato”.

La cosca Iannazzo è stata definita una cosca più dedita agli appalti, “industriale” per usare un termine di un suo collaboratore.
“Io vengo da Reggio Calabria, dove ho fatto per dieci anni il giudice istruttore, dove ho fatto il presidente del Gip distrettuale, dove ho fatto il procuratore della Repubblica di Palmi. Tutte zone con il più alto tasso di densità mafiosa. In base a questa mia esperienza la cosca Iannazzo io l’avvicino a quelle di Reggio Calabria, la ‘ndrangheta di Reggio Calabria è una ‘ndrangheta che ha fatto matrimoni, che ha conquistato il cuore economico di interi settori, noi avevamo la cosca Libri che, se pure in forma di subappalto, ha realizzato pezzi di ferrovie dello Stato; abbiamo avuto la cosca De Stefano che avevano una ricchezza patrimoniale che era enorme, avevano persino un villaggio a Cap d’Antibes; poi c’erano altre cosche con grandi patrimoni. Nel distretto di Catanzaro ho colto meno questa ricchezza, per certi versi è una ‘ndrangheta più stracciona, più sanguinaria come in alcune zone tipo la sibarite, dove secondo me la componente di etnia rom e quella italiana hanno messo su cosche sanguinarie che usano il delitto come mezzo di regolazione al di là di come fa la ‘ndrangheta, quella con “n” maiuscola”.
Una relazione tra due giovani a Lamezia dovrebbe restare nell’ambito dei due ragazzi e delle loro famiglie. Invece è diventata argomento di discussione perché i due ragazzi si chiamano di cognome Giampà e Gualtieri... C’è chi ipotizza un rapporto voluto dai maggiorenti delle due cosche per riunificarsi in questo periodo di crisi. Una tradizione in effetti presente nelle storie delle mafie.
“E’, vero, questo succede. Io non so se qui c’è un fatto personale, però ci sono strategie che si possono verificare attraverso matrimoni o in altre forme è spesso successo che le cosche perdenti si alleino per riconquistare il controllo del territorio. Ci sono strategie spesso in questo senso, i perdenti si alleano, e quando una cosca viene sconfitta a seguito di una guerra di mafia o dall’intervento repressivo dello Stato, spesso succede che i superstiti di questa cosca che non stati colpiti dalla misura si alleano anche con i loro avversari, se anche questi a loro volta sono stati colpiti. Nel tentativo, per esempio, di riconquistare il territorio o di contrapporsi ad un’altra cosca che vorrebbe sostituirli dopo le loro disavventure. Non è assolutamente una novità, dico infatti che la ‘ndrangheta è molto più dinamica di quanto si pensi, non è per niente statica, i movimenti sono continui, le tessere si scompongono e compongono con molta rapidità, perché poi dipende anche dal più vasto panorama, parlo del lametino ma potrei dire anche dal soveratese, tutto è collegato. Le racconto una storia. Noi abbiamo avuto un periodo in cui a Crotone tutti pendevano dalle labbra di Nicolino Grande Aracri, il capo locale di Cutro. Persino gli Arena di Isola Capo Rizzuto, che pure erano avversari storici di questa cosca. Ma i superstiti della cosca Arena erano stati colpiti prima dalla guerra di mafia e poi dagli interventi della Direzione Antimafia. Questa cosa ha comportato la crescita, sotto il profilo criminale, del capo locale di Cutro, fino a riconoscergli tutti un ruolo mai esercitato nel passato, altre erano le cosche che comandavano ma dopo la disgregazione, i petrini, i cirotani, i crotonesi, i Vrenna-Coriglia- Bonaventura, gli Arena, tutti fanno capo al Grande Aracri. Ecco, accade questo. E quello che ho letto su quei due ragazzi potrebbe essere un segnale. Ecco perché la ‘ndrangheta cambia la pelle come i serpenti, si muove pur rimanendo sempre la stessa”.
Medusa, Perseo, Chimera, la stessa Andromeda sono ordinanze di ampio respiro, individuano e colpiscono una organizzazione, ne svelano gli atti, gli aspetti, i pensieri, i guadagni, i collaboratori esterni, i collusi. Insomma quasi degli affreschi sulla criminalità. Altre ordinanze di questo tenore sono in arrivo?
“Non glielo saprei dire ma non glielo potrei neanche dire. Di ordinanze delle dimensioni di quelle del passato non credo, ma nuove ordinanze su singoli episodi questo sì, sono in arrivo. Noi adottiamo questa strategia, che abbiamo fatto in passato: prima cerchiamo di bloccare le cosche e poi di scoprire gli autori di tutti i delitti che sono rimasti a carico di ignoti. Noi revisioniamo tutto e cerchiamo di ricostruirli questi delitti come abbiamo fatto per gli omicidi. E anche le estorsioni dobbiamo ricostruirle tutte”.
Il resto dell’intervista al Procuratore della Dda di Canazaro potete trovarlo sul numero de Il Lametino attualmente in edicola.
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