
Mileto (Vibo Valentia) - Potrebbe esserci una vicenda sentimentale all'origine dell'omicidio del quindicenne, Francesco Prestia Lamberti, ucciso nella serata di lunedì in un uliveto in località Vindacitu, ad alcuni chilometri dal centro del paese di Mileto, nel vibonese. E' stato lo stesso assassino, un coetaneo A.P., dopo essersi presentato ai carabinieri, a fornire ai militari le indicazione per trovare il corpo della vittima. Si batte la pista sentimentale, quindi: è questa una delle ipotesi su cui stanno lavorando i carabinieri di Mileto e quelli del Comando provinciale di Vibo Valentia, con il coordinamento della Procura dei minorenni di Catanzaro, per individuare il movente del delitto. L'ipotesi è che i due ragazzini potessero essersi innamorati della stessa ragazza.
Sarebbero stati almeno tre i colpi di pistola sparati dal quindicenne, la pistola usata era detenuta legalmente e, secondo quanto si è appreso, appartiene al nonno del ragazzo. Su come il giovane ne sia entrato in possesso sono in corso indagini da parte dei carabinieri, che sulla vicenda mantengono uno stretto riserbo. L'attività investigativa mira anche ad accertare perché i due ragazzi si siano incontrati in un luogo isolato - un uliveto - e perché il quindicenne si sia presentato armato all'appuntamento. I due ragazzi, comunque, si conoscevano, e frequentavano la stessa scuola, l'Itis Enrico Fermi di Mileto: La vittima, Francesco Prestia Lamberti, avrebbe compiuto 16 anni a luglio, ed il suo assassino 15enne e, secondo alcuni, talvolta uscivano insieme in gruppo con altri ragazzi. Francesco, che giocava nelle giovanili del Mileto, la squadra di calcio del paese, è descritto da tutti quelli che lo conoscevano come un ragazzo solare e allegro, bravo a scuola. Sulla sua pagina facebook è un susseguirsi di messaggi di amici che manifestano il loro dolore. "Viviamo in un mondo fatto di cattivi. Ciao Francesco vola alto" è scritto sulla foto ripresa dal suo profilo e postato da diversi amici.
19enne da carabinieri per fare dichiarazioni
Un diciannovenne si è presentato ai carabinieri di Vibo Valentia per rendere dichiarazioni spontanee in merito all'omicidio di Francesco Prestia Lamberti ucciso nella serata di ieri a Mileto da un quindicenne. Il giovane potrebbe essere colui che ha accompagnato i due ragazzi nell'uliveto in cui poi è avvenuto il delitto. Non è escluso quindi che abbia assistito all'omicidio anche se potrebbe esserne stato all'oscuro. La Procura della Repubblica di Vibo Valentia, a fine interrogatorio, non ha adottato alcun provvedimento nei confronti del diciannovenne. Il giovane è stato sentito dai magistrati e dai carabinieri a lungo, fino a tarda ora, quindi è tornato a casa. Secondo quanto filtrato dal riserbo imposto sulla vicenda, si tratterebbe del ragazzo che ha accompagnato in auto sul luogo del delitto la vittima ed il suo assassino. Ai magistrati avrebbe sostanzialmente confermato la versione fornita dal minorenne che avrebbe parlato di una lite degenerata al culmine della quale avrebbe sparato contro Francesco Prestia Lamberti. La vicenda, comunque, presenta ancora alcuni lati che inquirenti ed investigatori vogliono chiarire. Il racconto del minorenne non ha convinto del tutto i magistrati della Procura dei minori ed i carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia che conducono le indagini. La vittima, ad esempio, sarebbe stata trovata con le mani in tasca, circostanza che escluderebbe una colluttazione.
Padre dell’autore del delitto è stato arrestato per narcotraffico in operazione Stammer
Il padre ed i fratelli del quindicenne sono stati arrestati nell'operazione Stammer condotta nel gennaio scorso dalla Guardia di finanza di Catanzaro, coordinata dalla Dda, contro un narcotraffico gestito dalle cosche di 'ndrangheta del vibonese. Al momento, secondo quanto trapelato, il delitto non sarebbe comunque legato a vicende criminali ma l'ipotesi è che i due ragazzini potessero essersi innamorati della stessa ragazza.
Marziale: tragedia che non stupisce
"Non e' piu' motivo di stupore quanto accaduto nel vibonese, dove un quindicenne ha ucciso a colpi di arma da fuoco un coetaneo, perche' la societa' in cui vivono ha finito per normalizzare la violenza, quale mezzo di risoluzione delle diatribe anche piu' futili". E' quanto dichiara il sociologo Antonio Marziale, Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza della Regione Calabria. "Cio' che, pero', caratterizza questo omicidio, rispetto ad un episodio similare che ormai accade sempre piu' spesso in tutte le latitudini e longitudini, e' la facilita' di accesso ad un'arma da fuoco - evidenzia Marziale - perche', se e' vero che l'uccisore appartiene ad una famiglia compromessa con il crimine organizzato, allora tutto diventa molto piu' chiaro e acquisisce contorni piu' gravi". Per il Garante "dinanzi a questo episodio non posso che provare intimo dolore e guardare all'allontanamento dei minorenni dai contesti familiari mafiosi come rimedio preventivo, che partendo dal Presidente del Tribunale dei Minorenni Roberto Di Bella, da Reggio Calabria, va viepiu' espandendosi grazie alla collaborazione ed alla richiesta di madri consapevoli, che vogliono porre in salvo i propri figli, preservandoli da un futuro segnato dalla cultura della morte e non della vita"
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