
Catanzaro – Quattro condanne e sette assoluzioni: si è chiuso con questa sentenza il primo grado di giudizio per gli imputati che erano rimasti coinvolti nel processo con al centro una serie di rapine che sarebbero state commesse tra Lamezia e Catanzaro, dal 2004 al 2010, aggravate dalla finalità di agevolare e favorire l’attività criminale della cosca Giampà di Lamezia Terme. Nel corso del processo che si è tenuto al Tribunale di Catanzaro è stata emessa la sentenza.
Condanne
- Emiliano Fozza - 8 anni e 800 euro di multa
- Antonio Donato - 10 anni in continuità con la sentenza del processo Perseo (1 anno per questo procedimento)
- Nino Cerra - 10 anni
- Paolo Paone - 8 anni e 1800 euro di multa
Sono stati assolti Vincenzo Sacco (difeso dall'avvocato Bernardo Marasco); Antonio Ventura (difeso dall'avvocato Pasquale Naccarato); Luciano Cimino (difeso dall'avvocato Giuseppe Spinelli); Giuseppe Saladino (difeso dall'avvocato Antonio Larussa); Fernando Gamberale (difeso dall'avvocato Gianluca Careri); Salvatore Cosimo (difeso dall'avvocato Enzo Decaro) Claudio Paola (difeso dall'avvocato Aldo Ferraro).
Sedici anni sono stati inflitti al collaboratore di giustizia Umberto Egidio Muraca, la cui posizione era stata stralciata. Le richieste di condanna, formulate dal pubblico ministero Elio Romano, andavano da un minimo di 8 anni ad un massimo di 12 per gli imputati coinvolti. Tra i difensori gli avvocati Aldo Ferraro, Bernardo Marasco, Gianluca Careri, Domenico Villella, Lucio Canzoniere, Antonio Lomonaco.
Le indagini
Le indagini, partite da una serie di rapine, sono state svolte dalla Squadra Mobile di Catanzaro, ed hanno preso il via dall’analisi delle dichiarazioni rese, a più riprese, da diversi collaboratori di giustizia, tra cui Giuseppe Giampà, Umberto Egidio Muraca, Angelo Torcasio, Francesco Vasile e Battista Cosentino. Le informazioni fornite dai collaboratori di giustizia, in alcuni casi anche autoaccusatorie, avrebbero consentito di far luce su una serie di episodi criminali, risalenti agli anni tra il 2004 e il 2010. Le rapine sarebbero state commesse, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, con il benestare dei vertici dei Giampà.
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