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Lamezia Terme – Dalla relazione della Direzione Nazionale Antimafia in Senato emergono ampi stralci che riguardano la città di Lamezia e le cosche operanti sul territorio. In particolare, il sostituto procuratore nazionale antimafia Leonida Primicerio riferendo del Circondario di Lamezia Terme spiega come possa "alla luce delle risultanze investigative acquisite, ritenersi compiuta l'analisi dei fenomeni criminali operanti nell'area territoriale in questione, con la individuazione di tre principali gruppi criminali, a loro volta alleati con gruppi minori, ed in particolare la cosca Giampà, la cosca Torcasio – Gualtieri – Cerra e la cosca Iannazzo. Merita di essere evidenziata l'attività investigativa di cui al procedimento c.d. Perseo n. 5427/13/21 a carico di Fozza Emiliano + 65 per i reati di cui all'art. 416 bis c.p., omicidio ed altro avente ad oggetto la cosca Giampà ed, in particolare, il diversificato sbocco processuale di tale complessa indagine. Invero, è stata avanzata richiesta di giudizio immediato, nei confronti dei soggetti che erano stati attinti dalla misura cautelare in carcere, ed il processo, successivamente, si è poi suddiviso in tre tronconi in cui 4 imputati rispondono per episodi relativi a fatti omicidiari innanzi alla Corte d'Assise, 46 imputati sono giudicati con il rito abbreviato innanzi al G.U.P. e 22 imputati hanno scelto il rito ordinario innanzi al Tribunale di Lamezia Terme. La suddetta Operazione Perseo, che consegue all'Operazione Medusa, in relazione alla quale vi è già' stata sentenza di condanna in primo grado (e in secondo grado ndr), allo stato, definitivamente disarticolato la cosca Giampà, che in precedenza era egemone su Nicastro e zone limitrofe, in alleanza o patto di non belligeranza con il clan Iannazzo di Sambiase ed in contrapposizione alla cosca Torcasio-Gualtieri- Cerra".

"Altro importante filone della suddetta Operazione Perseo (stralciato nel proc. n. 1133/14 RGNR mod. 21 D.D.A.) che merita di essere segnalato - si legge nella relazione presentata in Senato - è quello relativo alla ipotesi di voto di scambio tra un Senatore della Repubblica e taluni affiliati alla cosca Giampà ed in ordine alla quale, il 14 maggio 2014, la Corte di Cassazione si è pronunciata accogliendo il ricorso della D.D.A. di Catanzaro contro la decisione del Tribunale del Riesame di Catanzaro che, in funzione di appello, aveva confermato l'originario rigetto, da parte del G.I.P., della misura cautelare richiesta nell'ambito della medesima Operazione Perseo".

"Di particolare rilievo risultano, poi – aggiungono dalla Dna - le indagini di cui al procedimento n. 2623/11 RGNR mod. 21 D.D.A. che ha portato alla emissione con due successive ordinanze di applicazione di misura cautelare (Operazione c.d. Chimera il 14.5.2014 e Operazione c.d. Chimera 2 nell'ottobre 2014), nei confronti di complessive 43 persone affiliate alla cosca Torcasio – Gualtieri - Cerra, come detto contrapposta ai Giampà. Va evidenziato – concludono nel paragrafo relativo a Lamezia - che si tratta di importanti provvedimenti restrittivi in quanto tempestivamente intervenuti proprio nel momento in cui la cosca Torcasio-Gualtieri-Cerra si stava strategicamente riorganizzando per colmare gli spazi vuoti lasciati dalla "decimazione giudiziaria" della cosca Giampà".

Nicolino Grande Aracri e il progetto di "distacco" da Reggio Calabria

Altri aspetti caratterizzanti, per quanto riguarda l'area distrettuale di Catanzaro, emergono in un altro passo della relazione in cui si specifica come per quanto riguarda "la 'ndrangheta che opera nel Distretto di Catanzaro, si è rilevato che sono superati i tempi nei quali era evidente la subalternità delle cosche catanzaresi rispetto alla storicamente autorevole "Provincia" reggina. Sono attualmente sempre più evidenti i segnali di una affermazione di pariteticità delle più importanti organizzazioni del Crotonese, quali, in particolare, quella di Cutro facente capo a Nicolino Grande Aracri, il cui ambizioso progetto criminale risulterebbe essere stato, prima del suo arresto, quello di realizzare una struttura pienamente paritetica alla Provincia reggina, di cui avrebbero fatto parte tutti i territori ricompresi nel distretto giudiziario di Catanzaro, con eccezione del solo circondario di Vibo Valentia che sarebbe rimasto nella Provincia di Reggio Calabria. Tuttavia, tale disegno - spiegano - ha perso evidentemente consistenza a seguito dell'arresto e del prolungarsi dello stato detentivo dello stesso Grande Aracri. Nella fase successiva all'arresto del Grande Aracri e, anche in considerazione della liberazione di Arena Giuseppe (cl. 61), nonché di esponenti di primo piano di altre compagini 'ndranghetiste storicamente collegate con la criminalità organizzata di Isola Capo Rizzuto, primo tra tutti Megna Domenico di Papanice, si è assistito – aggiungono poi dalla Dna - ad una rapida evoluzione degli equilibri criminali che, da un lato, ha fatto perdere consistenza al progetto criminale di Nicolino Grande Aracri e, dall'altro, ha fatto rivivere alleanze tra cosche di antica storia e legami (così tra gli Arena e i "Papaniciari")".
"Punto focale di tale progetto organizzativo, cui mirava Nicolino Grande Aracri – spiegano inoltre nella Relazione - era la partecipazione in tale nuova struttura verticistica, anch'essa denominata Provincia, degli esponenti apicali di alcune delle più importanti locali di 'ndrangheta del territorio crotonese, quali quella di Isola Capo Rizzuto, che ha dimostrato avere rapporti con la Germania per interessi nel settore delle energie alternative, quella di Belvedere Spinello, particolarmente attiva nel traffico di sostanze stupefacenti con il Belgio e l'Olanda, quella di Petilia Policastro, connotata dal monopolio assoluto del mercato dell'uva e delle castagne, quella di San Leonardo di Cutro, attiva nella imposizione di prodotti agricoli e vinicoli e con interessi non solo sul territorio nazionale ma anche in Germania, quella catanzarese e via dicendo, con rapporti e collaborazioni con gruppi 'ndranghetisti di primo piano del reggino e, più in particolare, della contigua locride".

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