Salta al contenuto principale

Migranti_28-maggio-2017.jpg

Corigliano Calabro - Tre presunti scafisti sono stati fermati dalla Polizia nell'ambito delle indagini sullo sbarco di 635 migranti avvenuto nel porto di Corigliano Calabro il 26 maggio scorso. Quello stesso giorno, in Calabria, si verificarono altri 4 sbarchi nei porti di Crotone, Reggio e Vibo Marina. 

Le persone fermate sono Khaled Thaled, 24 anni, siriano, Ahmad Dej, 24 anni, pure siriano, e Siraj Alakari, 21 anni, libico. Avrebbero condotto un gommone, di colore grigio, privo di bandiera, abbandonato poi alla deriva verso le coste italiane, con a bordo migranti della Nigeria, Costa d'Avorio, Senegal, Guinea, Mali, Burkina Faso, Ciad, Gambia, Cameron e Bangladesh. Le indagini, che si sono avvalse della collaborazione di un migrante senegalese, avrebbero consentito di accertare che i fermati facevano parte dell'organizzazione criminale che a Sabrata (Libia) gestisce il traffico di esseri umani verso le coste italiane, assicurando la guardia armata all'interno del campo in cui erano tenuti nascosti i migranti.

I tre si sarebbero imbarcati sul gommone, la mattina del 23 maggio scorso, dopo aver lasciato i fucili di cui erano muniti. I poliziotti italiani li hanno trovati in possesso di diversi telefoni cellulari, denaro contante e supporti informatici, che sono stati sequestrati. "Abbiamo identificato, in occasione di molti degli sbarchi di questo ultimo anno, chi è stato costretto ad assumere, anche con la violenza, la guida delle imbarcazioni che trasportavano molte persone. Caso per caso abbiamo valutato le responsabilità precise, perché in alcuni casi c'erano cause di giustificazione, visto che chi si fosse rifiutato di assumere il controllo delle imbarcazioni veniva anche ucciso o fatto segno di violenze" ha detto Eugenio Facciolla, procuratore di Castrovillari, nel corso della conferenza stampa tenuta a Cosenza per il fermo degli scafisti. In questo caso - ha detto Facciolla - la situazione è diversa, perché questi erano persone che hanno coordinato le operazioni d'imbarco sulla costa libica, armati, imbarcandosi poi anche loro. E questa è anche un'anomalia rispetto ad altre situazioni verificate in altre occasioni".

"Alcuni migranti - ha aggiunto - ci hanno raccontato di strutture, capannoni in cui, vengono raccolti in attesa di potersi poi imbarcare, letteralmente segregati e in condizione di promiscuità, donne incinte, bambini, anziani, in totale degrado, senza servizi igienici. I migranti collaborano subito con le forze dell'ordine, perché probabilmente ne subiscono tante - ha detto Facciolla - e molti chiedono interventi a livello internazionale per far cessare tutto questo. Siamo seriamente preoccupati anche per i migranti minori non accompagnati che si allontanano dai centri di accoglienza, facendo perdere le proprie tracce. Ma ci preoccupano anche il flusso in aumento e l'intensificazione di questi sbarchi, con i problemi correlati sul territorio - ha detto Facciolla - per l'impiego delle forze dell'ordine, della magistratura, del personale giudiziario, che è davvero notevole per ogni sbarco".

Gli inquirenti: i tre fanno parte di organizzazione che gestisce traffico essere umani

Facevano parte dell'organizzazione criminale che gestiva il traffico di esseri umani verso l'Italia i due siriani ed il libico sottoposti a fermo perché ritenuti gli scafisti dell'imbarcazione soccorsa nel canale di Sicilia carica di migranti giunti poi nel porto di Corigliano Calabro. Lo hanno riferito gli investigatori ed il procuratore della Repubblica di Castrovillari Eugenio Facciolla incontrando i giornalisti. In particolare, dalle indagini, che si sono avvalse della collaborazione di un migrante senegalese, è emerso come i tre - i siriani Khaled Thaled, 24 anni, e Ahmad Dej (24) e il libico Siraj Alakari (21) - fossero coloro che a Sabrata (Libia) facevano parte dell'organizzazione. I fermati avrebbero avuto il compito di assicurare la guardia armata all'interno del campo ove erano tenuti nascosti i migranti. Quindi, il 23 maggio scorso, dopo avere lasciato a terra i fucili, si sono imbarcati su un gommone che hanno materialmente condotto nel Canale di Sicilia. I tre sono stati trovati in possesso di diversi telefoni cellulari, di denaro contante e di supporti informatici. "Gli operatori - ha detto Facciolla - si sono rapportati con i migranti e hanno individuato tre persone che avevano un ruolo attivo nell'organizzazione criminale. Ora dobbiamo capire perché queste tre persone sono rimaste a bordo". "Non si tratta di semplici scafisti - ha detto Fabio Catalano dirigente della Squadra mobile di Cosenza - ma abbiamo accertato che facevano parte attiva del gruppo criminoso. Le dichiarazione dei migranti hanno contribuito a ricostruire il quadro generale. Ci hanno raccontato con dovizia di particolari tutto il viaggio e le violenze subite". Altro dato emerso durante la conferenza stampa è la "sparizione" dei minori non accompagnati. Si tratta di giovani migranti che senza denaro né documenti lasciano i centri d'accoglienza per andare altrove, non si conosce dove. "Il mio ufficio - ha detto Facciolla - ha contato la scomparsa di 50 minori. E' un dato allarmante delle vicende post sbarchi, un flusso in aumento che aggrava la situazione". 

Segui il Lametino
Le notizie di Lamezia e della Calabria, dove preferisci tu.