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Reggio Calabria - Nei rapporti tra l'imprenditore catanzarese che vive in Libano Vincenzo Speziali e l'ex ministro Claudio Scajola, "si coglie l'esistenza di un patto illecito vissuto in modo del tutto normale fino al momento della vicenda Dell'Utri". Lo scrive il gip di Reggio Calabria Olga Tarzia nelle 317 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di Speziali e non eseguita perché l'uomo si trova a Beirut nell'ambito dell'inchiesta sulla latitanza dell'ex deputato Amedeo Matacena, rifugiato a Dubai dopo la condanna definitiva a tre anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo l'accusa Speziali era colui che avrebbe dovuto mettere in pratica il piano di Scajola di fare trasferire Matacena dagli Emirati Arabi Uniti in Libano, ritenuto un Paese più sicuro per evitare l'estradizione. Speziali è accusato di procurata inosservanza della pena, ma il gip ha escluso l'aggravante di avere agevolato un sodalizio mafioso come era stato chiesto dalla Dda di Reggio Calabria. "Anzi - aggiunge il gip - si può ben rilevare come vi sia uno sbilanciamento di Speziali verso prospettive di favore per il Matacena ('ho fatto una cosa più difficile, quella per Sergio, figurati questa'), ritenuto una figura ed un personaggio meno ingombrante dell'altro politico (Dell'Utri) pure arrivato nel paese dei cedri in un momento di particolare criticità. L'idea dell' 'accoglienza' era nelle corde dello Speziali e tanto poteva avvenire perché intorno a lui c'era tutto un apparato idoneo a recepire e preparare situazioni come quelle auspicate dallo Scajola". Secondo il gip, "i rapporti confidenziali tra Speziali e Scajola e la conoscenza da parte di quest'ultimo della vicenda Dell'Utri e del ruolo avuto dal primo, risultano ampiamente dimostrati dal contenuto delle conversazioni intercorse tra i due, alcune delle quali, evidentemente autoaccusatorie. Si tratta di dialoghi 'fuori dalle righe' in cui si incrociano considerazioni biecamente e utilitaristicamente politiche con condotte strumentali, legate agli ambienti e allo schieramento politico cui i due sono vicini". "Quello che emerge, per quanto di interesse - sottolinea il giudice - è la certezza di un'attività dedicata e specifica in cui lo Speziali ha un ruolo professionale di accoglienza all'estero di personaggi discussi cui garantisce la latitanza. Personaggi che a loro volta godono di guarentigie e di appoggi qualificati in elevati ambienti istituzionali e paraistituzionali. La facilità di comunicazione tra Speziali e Scajola sul tema dell'Utri e su quello in itinere di Matacena offre la certezza che quelle condotte omologhe siano inserite in un sistema da cui derivano reciproci interessi le cui finalità sono da approfondire (o da dimostrare)".

Speziali ha avuto ruolo in latitanza Dell'Utri

L'imprenditore catanzarese Vincenzo Speziali, nipote omonimo dell'ex senatore Pdl, ha avuto un ruolo nella fuga di Marcello dell'Utri in Libano. È la convinzione espressa dalla Dda di Reggio Calabria e fatta propria dal gip, che ha emesso un'ordinanza nei confronti dell'imprenditore nell'ambito della vicenda Matacena. "La vera natura del ruolo di Speziali nell'ambito della latitanza di Marcello Dell'Utri - scrive il gip - la si ricava solo nel momento in cui il primo dialoga con Scajola al quale, ovviamente, non può mentire in ordine al suo ruolo a favore del primo per la evidente ragione costituita dal fatto che Speziali e Scajola sono già impegnati nella gestione dell'affare Matacena, caratterizzato da analoghe dinamiche oltre che da sovrapponibili e parallele condotte delittuose".

Tra Speziali e Dell'Utri 400 contatti telefonici

Nonostante i tentativi posti in essere da Vincenzo Speziali di allontanare da sè il sospetto di avere avuto un ruolo nel trasferimento di Marcello Dell'Utri in Libano "sono gli accertamenti mirati che escludono siffatta versione dimostrando, al contrario, l'esistenza di un intenso traffico telefonico (400 chiamate) tra Speziali e Dell'Utri, sintomatico di una buona conoscenza e di contatti in periodo immediatamente precedente lo spostamento del politico in Libano, e tra quest'ultimo e Sergio Billè, il quale, a sua volta, da tempo, era risultato in contatto con Speziali e Scajola". È quanto scrive il gip dl Reggio Calabria nell'ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di Speziali. "Il convincimento dell'ufficio di Procura - scrive il gip - è che Speziali sia al centro di una rete di collegamenti e di interessi fortemente orientati a garantire l'impunità a soggetti funzionali ad un vasto sistema economico criminale, con dirette finalità di agevolazione e conservazione del relativo assetto illecito. Invero, i due personaggi al centro di polemiche, discussioni, trasferimenti, attuati e/o programmati, altro non sono che Amedeo Matacena e Marcello Dell'Utri, già politici di primo piano nello medesimo schieramento e pacificamente vicini ad associazioni mafiose rispettivamente calabresi e siciliane. Il 'preventivo' allontanamento di Dell'Utri dall'Italia, rifugiatosi nel Libano, esplode inaspettatamente, mettendo in discussione la parassitaria sicurezza dello Speziali cui arrivano varie sollecitazioni sulla vicenda". Al riguardo viene riportata, tra l'altro, una telefonata intercettata il 9 aprile 2014 nel corso della quale "Scajola chiedeva conferme in ordine alla presenza di 'Marcello' dalle parti di Speziali. L'uomo, in modo non convincente ('cerca di capirmi'), negava sostenendo di essere persona riservata ('e io sto sempre a casa con mia moglie')". "Le verifiche investigative e la lettura delle conversazioni, nella doppia presentazione, da un lato contestative, dall'altro confermative - scrive il gip - dimostrano con un sufficiente grado di certezza che egli sia stato uno degli artefici di tale trasferimento a ridosso della decisione".

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