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Reggio Calabria - "Se gli dai una coltellata, questo video diventa virale". È una delle frasi choc emerse nel corso delle indagini dei carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro su alcuni casi di violenza e che hanno portato all'esecuzione di un'ordinanza di misura cautelare nei confronti di cinque giovani, di età compresa tra i 20 e i 22 anni. Su richiesta del procuratore di Palmi Emanuele Crescenti, il gip ha disposto per tre indagati gli arresti domiciliari e per altri due l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il blitz dell'operazione "Marijoa" è scattato stamattina quando i militari della stazione carabinieri di Melicucco hanno eseguito il provvedimento che rappresenta l'esito di un'indagine avviata dalla Procura su gravi episodi di violenza e sopraffazione ai danni di persone vulnerabili. Tra i reati contestati ci sono associazione per delinquere, sequestro di persona, atti persecutori, violazione di domicilio, detenzione e fabbricazione di armi e uccisione di animali. Ulteriori particolari sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa al Comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria.

Le indagini e il quadro accusatorio

Secondo quanto ricostruito, il gruppo avrebbe agito con modalità sistematiche, prendendo di mira persone fragili, trasformate in vittime di una sequenza continua di violenze, umiliazioni e soprusi. Non episodi isolati, ma un vero e proprio sistema di sopraffazione capace di generare un clima diffuso di paura nel territorio. Tra i fatti più gravi, l’irruzione nell’abitazione di una vittima: fingendosi militari del N.A.S., alcuni indagati avrebbero simulato un controllo, immobilizzando l’uomo e ammanettandolo al letto, per poi picchiarlo e minacciarlo con una pistola puntata alla tempia, nonostante le sue disperate richieste di essere lasciato in pace. Determinanti per le indagini i contenuti multimediali acquisiti: video e immagini che documentano pestaggi, vessazioni e atti degradanti, spesso accompagnati da risate e incitamenti. La violenza veniva ripresa e condivisa, diventando strumento di affermazione e dominio all’interno del gruppo. Le condotte ricostruite delineano un’escalation inquietante: vittime ferite con materiale incendiario e petardi, soggetti incapaci ingannati con modalità pericolose, aggressioni improvvise e atti intimidatori anche in luoghi pubblici. Accertata inoltre la realizzazione e l’esplosione di ordigni artigianali in aree isolate. Per lungo tempo, le vittime sarebbero rimaste in silenzio, paralizzate dal timore di ritorsioni e dall’umiliazione subita, arrivando a modificare radicalmente le proprie abitudini di vita fino all’isolamento. Solo l’intervento dei Carabinieri ha consentito di rompere il muro di paura e ricostruire l’intera vicenda.

Dalle indagini emergono inoltre profili di marcata pericolosità sociale: nelle chat e nei materiali acquisiti, gli indagati esibivano armi – fucili e pistole – e utilizzavano espressioni riconducibili a logiche di controllo del territorio. Documentati anche episodi di vandalismo ai danni del patrimonio pubblico. A completare un quadro già drammatico, la totale assenza di empatia: in uno dei video sequestrati, il gruppo si accanisce con crudeltà su un animale. Il procedimento penale è attualmente nella fase delle indagini preliminari e, per tutti gli indagati, vige il principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva.

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