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Reggio Calabria - Le salme dei 45 migranti - 3 bambini, 36 donne e 6 uomini - morti nei giorni scorsi nel naufragio nel canale di Sicilia e le cui salme sono giunte domenica scorsa a Reggio Calabria, sono state sepolte stamani nel piccolo cimitero di Armo, una frazione collinare della città. E' stata l'amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe Falcomatà a mettere a disposizione l'area per consentire una degna sepoltura alle ennesime vittime del mare in uno dei tanti viaggi della speranza. Dopo la benedizione delle salme - indicate da solo da un numero per l'impossibilità di giungere al riconoscimento - da parte dell'arcivescovo di Reggio Calabria mons. Giuseppe Fiorini Morosini, c'è stata la preghiera islamica recitata dal figlio di un Imam, Ahmed El Gendy, un ragazzo egiziano che studia a Reggio.

"Era doveroso dare una degna sepoltura a queste persone, vittime di una tragedia che non accettiamo" ha detto il sindaco Italo Falcomatà. "Non è un caso - ha aggiunto - la data di oggi, all'indomani della Festa della Repubblica. I valori della nostra Costituzione non sono altrettanto normali a pochi km da qui. Con questo gesto la città di Reggio vuole essere esempio di accoglienza, di inclusione". Alla cerimonia hanno assistito, insieme al primo cittadino, il prefetto Claudio Sammartino, il procuratore della Repubblica Federico Cafiero de Raho, il presidente della Corte d'appello Luciano Gerardis, i vertici delle forze dell'ordine, l'intera giunta comunale, il presidente della Provincia Giuseppe Raffa. "Questa coesione istituzionale coordinata dal Prefetto - ha aggiunto Falcomatà - ha consentito di raggiungere i grandi risultati del lavoro fatto. Il nostro popolo sa cosa vuol dire essere stranieri. Per questo abbiamo deciso di istituzionalizzare una giornata di commemorazione e ricordo per queste vittime, e come messaggio da trasmettere alle nuove generazioni". La cerimonia si è conclusa con un momento di preghiera e canti in lingua subsahariana di un gruppo di immigrate che hanno così reso omaggio ai loro cari.

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