
Lamezia Terme - È iniziato oggi nel tribunale lametino, il processo a carico del 52enne Francesco Rosario Aloisio Giordano, ritenuto responsabile di maltrattamenti in famiglia, riduzione in schiavitù e violenza sessuale pluriaggravata, reati che sarebbero stati commessi tra il 2007 e il 2017 nei confronti della convivente, una ragazza di nazionalità romena di 29 anni, alla presenza dei figli minori di 9 e 3 anni in una baracca a Gizzeria. Questa mattina, quindi, dinanzi al Tribunale Penale di Lamezia Terme si è tenuta la prima udienza del procedimento contro Giordano. Nel corso dell’udienza è stata accolta un'eccezione d'incompetenza per materia del Tribunale, avanzata dai difensori di Giordano, gli avvocati Salvatore e Simona Sisca. La richiesta è scaturita dal fatto che per il reato contestato all’imputato, di riduzione in schiavitù, è competente la Corte d'Assise ed ora il processo dovrà ricominciare, quindi, dinanzi alla Corte d'Assise di Catanzaro.
L'incidente probatorio
Nei mesi scorsi, inoltre, si era tenuto l'incidente probatorio richiesto dalla Procura lametina per la storia di abusi e violenze venuta alla luce il 22 novembre scorso. Nel corso dell’incidente probatorio erano stati ascoltati i protagonisti di questa triste vicenda: la parte offesa, difesa dall'avvocato Rossana Cribari, il racconto del figlio di 9 anni e l’esame e il contro esame dello stesso Giordano. Successivamente si sono svolte le indagini peritali sulla condizione psicofisiche dei minori e della giovane donna.
Dieci anni di abusi e violenze
Era il 22 novembre dello scorso anno, quando i carabinieri della Compagnia di Lamezia Terme, dopo un’attività di indagine avevano fermato il 52enne ponendo fine a questa storia di violenze e abusi. I militari sono venuti così a scoprire l’ambiente angusto, insalubre, infestato da topi e insetti, con servizi igienici ricavati nei secchi della spazzatura e letti in cartone, dove i 4 vivevano.
Le indagini hanno poi consentito di accertare come la donna, già badante della precedente compagna dell’indagato (deceduta), era segregata, da circa 10 anni, prima all’interno di diversi appartamenti e poi nella baracca a Gizzeria, venendo costretta in stato di schiavitù, subendo reiterate e crudeli violenze sessuali (dalle quali sono nati i due bambini) e inaudite e gravi lesioni (anche alle parti intime e anche durante i periodi di gravidanza), alcune delle quali saturate con una lenza da pesca direttamente dall’uomo.
Alla donna, non è stato consentito di avere relazioni sociali e di ricevere cure mediche neanche durante le gravidanze. Molte delle violenze patite dalla donna sono avvenute alla presenza dei due minori che, talvolta, venivano anche minacciati al fine di farli partecipare alle brutalità.
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