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Catanzaro – Slitta a fine settembre la sentenza per il tentato omicidio di Saverio Cappello, ex affiliato della cosca Giampà e ora collaboratore di giustizia, che vede imputati Franco e Luigi Trovato accusati, insieme agli altri fratelli Concetto e Luciano, mentre Domenico Chirico "u batteru" e Giuseppe Cappello "cutulicchio", sono accusati di favoreggiamento, coinvolti nel procedimento sia come parti offese che come indagati per aver in qualche modo ostacolato le indagini dei carabinieri.

Un processo che scaturisce dall’operazione “Shoot him” e che fa riferimento ad una sparatoria nel 2010 su via del Progresso che vide coinvolto Saverio Cappello e i fratelli Trovato. Il procedimento parte proprio dalle dichiarazioni rese da alcuni pentiti della cosca, dalle dichiarazioni rese da Giuseppe Cappello e Domenico Chirico in sede d’interrogatorio, da intercettazioni effettuate all’epoca dei fatti, oltre a tutta una serie di indagini e documenti già prodotti e riguardanti la cosca Giampà. Determinanti anche le dichiarazioni dello stesso Cappello, il quale raccontò della sparatoria da parte dei fratelli Trovato in seguito ad una lite precedente che aveva visto contrapposte le due famiglie, quella dei Trovato e dei Cappello, appunto.

L’udienza è stata rinviata al 29 settembre per la lettura della sentenza. Il pubblico ministero Elio Romano aveva chiesto, un anno fa, l’assoluzione per Luciano e Concetto Trovato in quanto, nei loro confronti, mancherebbero riscontri individualizzanti al parlato dei collaboratori di giustizia. Per Domenico Chirico e Giuseppe Cappello la richiesta era stata di 3 anni e 4 mesi, mentre per Franco e Luigi Trovato la richiesta di condanna era stata di 12 anni.

La storia

I rapporti tra le due famiglie si cominciarono ad incrinare già nel 2008, dopo una lite alla discoteca Il Capriccio e un’altra tra Luciano Trovato e Giuseppe Cappello e altri amici. “[…] mio fratello – raccontava agli inquirenti Saverio Cappello nel 2012 - mi informò dell'accaduto ed io, tramite Giuseppe "Cutulicchio" mandai a chiamare Trovato Franco. Appena arrivò da loro, i Trovato aggredirono "Cutulicchiu" e questi, dopo averli fatti calmare disse loro che io e mio padre volevamo parlare con loro, i quali dissero, invece, che non avevano nulla da dirci”.

Saverio Cappello, scese nella loro carrozzeria e insieme a Cutulicchio e Domenico Chirico, percorsero il cavalcavia su via del Progresso per controllare se i fratelli fossero nella carrozzeria. Una volta fatta inversione i Trovato, secondo Saverio Cappello, gli tagliarono la strada e Franco Trovati sparò diversi colpi contro la macchina. “Giunti a casa mia – affermò il collaboratore - ho constatato effettivamente che la macchina era crivellata di colpi e non riuscivo a crederci che i Trovato avevano potuto spararci.Dopo essere stato preso da una crisi di riso per mezz'ora, Domenico Chirico mi disse di andare a prendere il Kalashnikov per tornare da loro e sbundarli”.

Però non andò così: “Noi ci aspettavamo che Bonaddio Vincenzo e Giuseppe Giampà si facessero sentire o ci mandassero a chiamare per sapere cos'era successo, invece da parte loro ci fu il silenzio. Sono convinto che i Trovato sono giunti a far ciò perché erano sicuramente appoggiati da Giuseppe Giampà e Vincenzo Bonaddio, anche perché quest'ultimo ha interessi economici insieme ai fratelli Trovato. Ad ogni modo so che i Trovato erano terrorizzati temendo una nostra reazione, poiché ho saputo che per diversi giorni sono stati armati ed in guardia”. 

La pax tra le due famiglie avvenne solo qualche giorno più tardi con l’intercessione di un cugino Poi, dopo alcuni giorni chiamarono mio cugino Rosario Arcieri con l'intento di trovare una pace con noi; noi accettammo di incontrarli presso l'abitazione del predetto Rosario Arcieri, dove dapprima è giunto Gino e poi Franco, il quale era pallido, tanto che appena l'ho visto mi sono messo a ridere e comunque ci riappacificammo sinceramente [omissis]”.

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