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Vibo Valentia – Dopo un'inchiesta della squadra mobile di Vibo Valentia su un traffico di cocaina e di canapa indiana due persone sono state sottoposte agli arresti domiciliari e altre due all'obbligo di dimora. Due di loro, in passato, sono scampati ad agguati. A finire ai domiciliari, su disposizione del gip di Vibo Valentia Fabio Regolo su richiesta del pm Alessandro Donato Pesce sono stati Pietro Nadile, 39 anni, e Raffaele Francolino (30), mentre l'obbligo di dimora è stato notificato a Giovanni Emmanuele (26), e Domenico Tassone (29).  Secondo gli investigatori, Tassone era Il vero bersaglio dell'agguato che la sera del 25 ottobre del 2012 costò la vita al diciannovenne Filippo Ceravolo che si trovava con lui a bordo di un'auto prima di essere raggiunto da una scarica di pallettoni. Giovanni Emmanuele, cugino del presunto boss Bruno Emmanuele, invece, è scampato ad un agguato la notte del primo aprile del 2012. I quattro sono accusati di concorso in traffico di droga. Dall'inchiesta, denominata "Biancaneve", è emerso che gli indagati comunicavano al telefono utilizzando un linguaggio criptico, decifrato però dagli investigatori della squadra mobile. Si è così scoperto che per indicare la droga venivano usate parole come "operaio", "rumeno", "negro" , "il figliolo della prima volta", oppure per comunicare che la sostanza non era buona o che non aveva gli stessi effetti allucinogeni di quelle precedenti venivano usate frasi del tipo "il negro non lavora per niente", oppure "porta il figliolo della prima volta”.

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