
Lamezia Terme - Una giornata come tante altre trasformata in tragedia. E’ stato esattamente così un mese fa per Stefania e i suoi piccoli, strappati alla vita dalla furia del maltempo, proprio come sta accadendo in queste ore in un’Italia letteralmente flagellata. Ieri a Palermo l’altro dramma, un fiume straripa e sommerge una villa: il bilancio è di dodici morti, tra cui due bambini annegati. Ad un mese esatto dai fatti di San Pietro Lametino, il pensiero non può che andare a Christian e Nicolò, ai loro volti che hanno commosso tutta Italia, al papà Angelo che chiede verità e giustizia. In una Calabria sempre più fragile, dove le situazioni d’emergenza sono ormai diventate ordinario, si fanno i conti con un territorio messo in ginocchio ancora prima che arrivi l’inverno. Dalla tragedia del Raganello, all’alluvione di San Pietro Lametino, sino alla più recente frana di Isola Capo Rizzuto, in due mesi sono stati 17 i morti a causa delle conseguenze del maltempo.
Una serata maledetta
La storia di Stefania e dei suoi due bambini sarebbe potuta essere quella di chiunque. Il 4 ottobre Stava rientrando a casa nella sua Gizzeria dopo una giornata di lavoro trascorsa al call center, ma prima era passata a casa dei suoceri a San Pietro Lametino per prendere i suoi due bambini, Christian e Nicolò, di 7 e 2 anni. E in quegli attimi, senza che nemmeno se ne rendesse conto, che la sua auto è stata completamente travolta dal maltempo durante il tragitto, da un così tanta acqua e fango che immediatamente l’hanno portata a telefonare al marito Angelo per chiedere aiuto. Poi più nulla, sino alla mattina seguente: cellullare irraggiungibile e macchina lasciata con le quattro frecce inserite. In quegli attimi di paura la sua più grande preoccupazione era quella di mettere in salvo i suoi bambini, nient’altro. Difficile prevedere cosa in realtà possa essere accaduto in quegli istanti prima che venissero travolti dal nubifragio. Forse chiunque, al suo posto, come una giovane madre di 30 anni in preda al panico, sarebbe scesa dall’auto in cerca d’aiuto.
Il cuore dei volontari
Sono seguite l’amara scoperta dei corpi di mamma Stefania e del suo figlio più grande, Christian. Il 5 novembre sono stati ritrovati a poca distanza l’uno dall’altra, ma nessuna traccia del più piccolino. E’ lì che si metterà in moto una macchina di solidarietà inimmaginabile, dopo giorni di incessanti ricerche da parte di vigili del fuoco, protezione civile, polizia e carabinieri. Sui luoghi della tragedia arriva anche la presidente del Senato Casellati. L’intera Regione e tutto l’hinterland lametino che ha imparato ad affezionarsi alla famiglia non si arrende. Cittadini privati mettono a disposizione le proprie ruspe e i loro escavatori, mentre sui luoghi della tragedia arrivano anche decine e decine di persone per aiutare nelle ricerche di Nicolò. Saranno proprio i volontari a trovarlo la mattina del 12 ottobre, tra lacrime e ringraziamenti da parte di papà Angelo che ha potuto così dare degna sepoltura a tutta la sua famiglia. I funerali dei tre vengono fissati il giorno dopo. Viene proclamato lutto cittadino e nella chiesa di Santa Caterina di Gizzeria, all’aperto, saranno migliaia le persone per un ultimo saluto.
Angelo Frija: "Le promesse diventino fatti"
La storia di Stefania e dei suoi piccoli non può essere dimenticata. A Curinga l’1 novembre sono stati piantati tre alberi in loro memoria, mentre papà Angelo Frijia invoca lo Stato e chiede che tragedie come questa non si ripetano mai più. “Sento parole di conforto e incoraggiamenti per andare avanti ma non basta - si sfoga suo social - vorrei solo che in memoria di Stefania, Christian e Nicolò, le promesse diventino fatti. L’Italia e la Calabria in primis non meritano più tali disgrazie”.
Aperta un'inchiesta: si attendono i 90 giorni
Dopo l’immane dramma che ha lasciato la famiglia Frijia distrutta, verrà ora il momento di fare chiarezza sulle responsabilità. Il reato ipotizzato dalla Procura di Lamezia guidata dal procuratore Salvatore Curcio è di omicidio colposo plurimo contro ignoti. Il fascicolo d’indagine, affidato al sostituto procuratore Giulia Maria Scavello, vuole vederci chiaro sulle cause che hanno portato a questo dramma. Un pool di esperti dovrà ricostruire, con verifiche sui luoghi della tragedia, se la piena d’acqua anomala poteva essere evitata e se ci sono eventuali responsabilità. L’esito non arriverà prima di 90 giorni.
Alessandra Renda
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