
Badolato – Maltrattamenti in famiglia, lesioni personali e violenza sessuale. Questi i reati contestati a un cittadino di Badolato, già noto alle forze dell’ordine, in esecuzione un’ordinanza applicativa di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Catanzaro, su richiesta della locale Procura della Repubblica, i Carabinieri della Compagnia di Soverato che lo hanno arrestato. In particolare, le indagini dei Carabinieri scaturite a seguito della denuncia della vittima hanno consentito di ricostruire i maltrattamenti, fisici e verbali, posti in essere nei confronti della moglie che hanno avuto inizio sin dal principio del loro rapporto e culminati nell’episodio di violenza verificatesi qualche giorno fa ed hanno fatto emergere come l’uomo vessasse psicologicamente e fisicamente la donna, umiliandola in più occasioni e picchiando la vittima, finanche a subire in qualche circostanza atti sessuali contro la sua volontà.
Solo a seguito dell’ultimo episodio di violenza patito, la donna ha trovato la forza di denunciare il comportamento violento dell’uomo ai Carabinieri, che hanno attivato il c.d. “Codice Rosso”, introdotto dalla Legge n.69 del 2019 “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere”, informando prontamente la Procura della Repubblica di Catanzaro, diretta dal Procuratore Capo Nicola Gratteri, che a seguito di ulteriori approfondimenti istruttori, ha richiesto ed ottenuto dal G.I.P. del locale Tribunale l’emissione, a carico dell’uomo, di una misura cautelare, mettendo così fine alle violenze subite dalla donna, costretta a penose condizioni di vita.
L’arrestato al termine delle formalità procedurali, su disposizione del Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Catanzaro, Gaia Sorrentino, come richiesto dal Sostituto Procuratore Saverio Sapia che ha diretto e coordinato le indagini della Procura di Catanzaro, è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Catanzaro – Siano.
Dipendenti fatti dimettere
"Rivolgetevi pure ai vostri avvocatucoli, non servirà a niente, dovete firmare". E' una delle frasi, agli atti dell'indagine 'Ragnatela', con cui sono stati minacciati i dipendenti della residenza per anziani Sassocardo di Porretta Terme, costretti a dimettersi dalla vecchia 'srl', fatta fallire nel 2016, per essere assunti in una cooperativa che sarebbe poi a sua volta fallita nel 2017. A vessarli erano i nuovi titolari della struttura che, secondo le indagini di carabinieri e finanza, avevano l'unico scopo di prosciugare il patrimonio dell'impresa, causandone il dissesto con false fatture per lavori inesistenti e acquistando beni personali, e mettere le mani sull'immobile storico che ospitava la casa di riposo. Arrestati due calabresi, entrambi originari di Crotone e residenti nel Milanese: Fiore Moliterni, 61 anni, e Francesco Zuccalà, 59 anni. Per entrambi, il Gip di Bologna ha disposto gli arresti domiciliari nelle loro abitazioni, rispettivamente a Cernusco sul Naviglio e Legnano. Sono considerati vicini alla cosca Barillari-Foschini, seppur non affiliati. Il giudice ha riconosciuto il metodo mafioso nelle minacce e nelle prove di forza verso i dipendenti, inizialmente una ventina e poi dimezzati da dimissioni e licenziamenti. Della vicenda si erano occupati anche i sindacati, per denunciare i controversi cambi di proprietà della casa di riposo e assistere i lavoratori che, fino alla chiusura nel 2017, avevano continuato anche senza stipendio ad assistere al meglio gli anziani ospiti, prima che fossero trasferiti in altre strutture. L'indagine - riferiscono i carabinieri - sarebbe partita da un banale controllo stradale svolto nel 2016 dai carabinieri di Alto Reno Terme, che avevano fermato l'auto con a bordo i due calabresi. Le loro risposte, per giustificare la presenza in quella zona, avrebbero destato qualche sospetto e dato vita agli approfondimenti che hanno poi portato a smascherare l'organizzazione.
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