Napoli - ''Si chiude una vicenda surreale dove qualcuno ha cercato di far passare l'accusatore per accusato''. Così l'ex pm Luigi de Magistris, oggi sindaco di Napoli, commenta le motivazioni della sentenza di appello del processo 'Why not' che si è concluso con l'assoluzione per assenza di reato. Le motivazioni sono state depositate ieri.
De Magistris, che fu condannato in primo grado, ha ricordato che si è trattato di una vicenda ''molto dolorosa perchè - ha spiegato - per mesi è stata sulle prime pagine dei giornali e se ne è discusso in luoghi istituzionali. Sono stato - ha aggiunto - duramente colpito e condannato in primo grado con una sentenza incredibile, ma - ha proseguito - finalmente abbiamo trovato giudici onesti e coraggiosi che hanno messo la parola fine''. De Magistris, tuttavia, sottolinea che ''ormai il danno prodotto non è più recuperabile perché l'inchiesta mi è stata sottratta illecitamente e inoltre sta anche per chiudersi un processo a Salerno per corruzione in atti giudiziari che vede imputati, tra gli altri, i vertici degli uffici giudiziari dell'epoca proprio per la sottrazione illecita del processo "Why not".
A determinare le assoluzioni di Luigi De Magistris e del consulente informatico Gioacchino Genchi, come si legge nelle motivaizoni contenute in un provvedimento di 112 pagine che la terza corte di appello di Roma ha depositato ieri dopo la sentenza di assoluzione pronunciata il 21 ottobre scorso, è stata l'assenza "della prova di una consapevolezza che l'acquisizione di tabulati telefonici era relativa ad esponenti politici (per i quali è necessaria l'autorizzazione delle Camere di appartenenza), e nessun dolo intenzionale, ossia il proposito di arrecare un ingiusto danno ai titolari delle utenze". Luigi De Magistris e Gioacchino Genchi erano accusati di abuso d'ufficio in relazione alla vicenda dell'acquisizione di tabulati telefoni di otto politici nel periodo in cui l'attuale sindaco di Napoli era pm a Catanzaro e titolare dell'inchiesta denominata Why Not.
L'accusa di abuso d'ufficio faceva riferimento all'acquisizione di tabulati telefonici, nel 2007, dell'allora presidente del consiglio Romano Prodi, nonché di Francesco Rutelli, Clemente Mastella, Marco Minniti, Antonio Gentile, Sandro Gozi, Giuseppe Pisanu e Giancarlo Pittelli. In primo grado De Magistris e Genchi erano stati condannati ad un anno e 3 mesi di reclusione. Nelle motivazioni la corte evidenzia, con riferimento a Genchi, le potenzialità legate alla creazione di una "'privata' banca dati contenenti dati personali acquisiti nel corso degli anni quale consulente di varie autorità giudiziarie", ma nel caso in questione il reciproco interesse degli imputati "salvo prova contraria, non era quello di arrecare un ingiusto danno ai titolari, certi o incerti, di utenze cellulari, bensì quello di fare indagini 'alla grande'".
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