
Maida - C'è una parola italiana che dormiva da quattro secoli e che oggi è sul tavolo dell'Accademia della Crusca, negli atti di un Comune calabrese e sulle pagine di un giornale di New York. La parola è «dimoranza»: compariva nel Vocabolario degli Accademici della Crusca fin dalla prima impressione, Venezia 1612, ed era caduta in disuso. A riportarla in vita è stato Luca Cervadoro, ricercatore di storia patria di Maida, quattromila abitanti in provincia di Catanzaro, che nel saggio «dimoranza. Manifesto per una Civiltà Ubiqua» (giugno 2026) ne ha capovolto il significato: non più il dimorare di una persona in un luogo, ma il luogo che continua a dimorare in una persona, e nei figli e nipoti di quella persona, anche quando non l'hanno mai visto.
Il 29 luglio 2026 il Consiglio comunale di Maida ha approvato all'unanimità, con il voto congiunto di maggioranza e opposizione, la delibera n. 25 «Maida, Città della Dimoranza», istituendo il Registro Comunale dei Dimoranti, il Certificato di Dimoranza e la Giornata del Dimorante: strumenti simbolici, senza oneri di bilancio, rivolti ai circa trentamila discendenti degli emigrati maidesi censiti fra Stati Uniti, Canada, Argentina, Australia ed Europa. La prima richiesta di iscrizione al Registro è arrivata da Youngstown, Ohio. La parola è stata segnalata all'Accademia della Crusca e alla Treccani con un dossier di attestazioni, e il concetto è al centro di interlocuzioni con il Ministero della Cultura e la Regione Calabria per un progetto di rete regionale; la Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO, interpellata dall'autore, ha indicato il percorso di catalogazione autonoma del patrimonio culturale immateriale presso l'ICCD. Il 14 settembre La Voce di New York, testata italoamericana con ufficio di corrispondenza accreditato alle Nazioni Unite, ha dedicato alla vicenda un articolo in inglese e in italiano a firma di Grace Russo Bullaro, agganciandola a Gay Talese: il padre del grande giornalista americano, Giuseppe Talese, emigrò a Ocean City proprio da Maida. «Il significato era invertito», spiega Cervadoro. «Non più una persona che vive in un luogo, ma un luogo che continua a dimorare in una persona, e nei figli di quella persona, anche quando non ci hanno mai messo piede». Il libro, autopubblicato e tradotto in sei lingue, è arrivato nei cataloghi di librerie e rivenditori di cinque continenti senza un euro di promozione.
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