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Vibo Valentia - Opere unite da un filo rosso speciale quelle raccolte nel Museo della Follia, realizzate per catalizzare ed esprimere contenuti e suggestioni afferenti al mondo variegato e surreale della follia umana. Il Museo è stato inaugurato in una delle sale del palazzo della Camera di Commercio a Vibo Valentia, già sede della collezione del Limen Arte. A partecipare all’esposizione, curata e ideata da Marcello Sestito, cento artiste e artisti di calibro nazionale e internazionale, fra cui anche autori lametini come Antonio Pujia Veneziano e Pasquale De Sensi. Ad arricchire il catalogo, testi degli scrittori Angela Bubba, Domenico Dara e Olimpio Talarico, della blogger lametina Ippolita Luzzo, dell’attrice e autrice teatrale Annalisa Insardà. Accanto a Sestito, nella conferenza di presentazione della mostra, il presidente della Società Italiana di Psichiatria Antonio Vita, il presidente della Camera di Commercio di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia Pietro Falbo, il vicepresidente Antonio Cugliari, il segretario generale Gregorio De Vinci, l’assessore comunale di Vibo Valentia Stefano Soriano a portare i saluti del sindaco e dell’amministrazione.

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“Siamo fieri di essere l’unica Camera di Commercio in Italia ad ospitare nella propria sede un Museo”, ha sottolineato in introduzione Pietro Falbo, “Infatti secondo i dati dell’Istituto Tagliacarne, centro studi della Camera di Commercio nazionale, il settore culturale apporta oltre 440 milioni di valore aggiunto alla nostra economia, con più di 7000 persone impiegate, e le imprese culturali sono in netta crescita in tutte e tre le province che rappresentiamo. Ringraziamo oggi tutti coloro che hanno contribuito a fare della follia una realtà, in un’esposizione che rappresenta un tramite fra normalità e diversità, tra confine e possibilità, rendendoci tutti protagonisti”. Temi ripresi e ampliati da Cugliari e De Vinci, il quale aggiunge che “la mostra affronta il tema delicato e sempre più attuale della salute mentale, e rappresenta per noi un impegno per il futuro ad essere un ente aperto alle istanze culturali, per valorizzare il patrimonio esistente e accrescerlo, a favore della collettività”. Si focalizza sul rapporto eterno fra arte e follia, ma anche sul valore dell’arte come terapia, l’intervento del dottor Antonio Vita, il quale sottolinea come “la follia un tempo era considerata sacra, era un dono concesso dalla divinità che consentiva di esprimere sé stessi in modo inabituale, talvolta sfidante. Poi questo aspetto si è perso, la malattia è stata fortemente medicalizzata, e la sua dimensione creativa è stata limitata. In realtà quello che immaginiamo nella produzione artistica attiva meccanismi profondi, archetipici, che ci uniscono. Oggi questi aspetti vengono valorizzati dall’approccio psicanalitico e dall’affermazione di un’arte “spontaneista” che dà voce alla creatività più universale, fuori dal mercato e dalle accademie. Del resto la Letteratura scientifica sta dimostrando l’efficacia dell’arteterapia anche in caso di disturbi psicotici e bipolari, che spesso danno vita all’arte più bella”.

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“Abbiamo in questa mostra i più grandi artisti della Calabria”, conclude Marcello Sestito, “che hanno restituito attraverso le immagini ciò che non si può tradurre, facendo scendere il Cielo in terra, rendendo visibile ciò che altrimenti non esisterebbe. Sono opere non facili: per spiegarle bisognerebbe tirar fuori la biografia di ogni artista, e non basterebbe. Del resto i più grandi utopisti della Storia erano artisti”. La mostra si concluderà il 26 luglio con un finissage durante il quale sarà inaugurata una statua in metallo di quattro metri raffigurante un cavallo realizzata da Marcello Sestito.

G.D.S.

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