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Roma - Oltre l'80% dei comuni italiani dichiarati in dissesto finanziario negli ultimi cinque anni si trova in tre regioni del sud: Campania, Calabria e Sicilia. É quanto emerge dalla relazione al Parlamento della Corte dei Conti sui comuni in situazione di crisi. "L'aspetto di criticità - dicono i giudici contabili - è la forte concentrazione territoriale: Sicilia, Calabria e Campania raccolgono il 63,6% delle procedure di crisi nel complesso attivate e l'80,4% dei dissesti dichiarati". Nello specifico, sottolinea ancora la relazione, in Calabria il 54% dei Comuni ha sperimentato almeno una procedura, in Sicilia il 41% e in Campania il 39%". "Nei territori più colpiti - si legge nel documento - le crisi non possono essere ricondotte solo alla gestione del singolo ente, ma riflettono fattori economici, sociali, organizzativi e istituzionali che interessano l'intero sistema multilivello, con una forte eterogeneità degli interventi regionali, tra sostegno finanziario, assistenza tecnica, fondi di prevenzione e sistemi autonomi di monitoraggio".

Tra i casi più significativi vengono citati nella Relazione della Corte dei Conti al Parlamento sui comuni in situazione di crisi finanziaria (riferito all'anno 2025), anche quello di Lamezia Terme, alle prese con disavanzo e piano di riequilibrio. Scadranno - si ricorda - il prossimo 4 novembre 2026 (qui l'articolo) gli ormai "fatidici" 90 giorni per la presentazione in Consiglio comunale del nuovo Piano di riequilibrio "pensato" dall'Amministrazione comunale e che dovrà avere il via libera dell'Aula. Piano di riequilibrio redatto sulla scorta del Rendiconto 2025 approvato e, quindi, sul disavanzo dell'Ente di 50milioni di euro. La delibera relativa alla procedura di riequilibrio risale al 21 luglio, giacché in Consiglio il giorno precedente non era stata votata l’immediata esecutività. Delibera poi pubblicata il 27 luglio e divenuta esecutiva il 6 agosto, quindi dopo 10 giorni dalla data di pubblicazione.

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Crisi finanziaria, Calabria prima regione in Italia per incidenza di Comuni coinvolti

Nel capitolo della relazione sulla Calabria: capacity building e leva finanziaria nella Regione a più alta incidenza di crisi, si evidenzia che la regione è la prima in Italia per incidenza di Comuni coinvolti in procedure di crisi finanziaria: al 31 dicembre 2025 il fenomeno interessava il 54% dei Comuni, mentre la regione è terza per numero assoluto di procedure. I Comuni interessati sono 223, abitati da 1.255.224 persone, pari al 68,2% della popolazione regionale. L'intervento della Regione si è concentrato soprattutto sul supporto finanziario e tecnico agli enti in difficoltà, attraverso programmi di rafforzamento delle competenze e il coinvolgimento di Fincalabra. Un progetto avviato nel 2022 ha già coinvolto 35 Comuni, con l'obiettivo di aiutarli nella gestione finanziaria e nella predisposizione di piani di rientro. Tra i casi più significativi vengono citati Cosenza, Lamezia Terme e Vibo Valentia, alle prese con dissesti, disavanzi e piani di riequilibrio. Resta invece in capo agli organismi statali, tra cui Ministero dell'Interno, COSFEL e Corte dei conti, la gestione formale delle procedure di crisi.

Il caso Lamezia Terme

Nella Relazione, nel capitolo dedicato alla Calabria, emerge la storia economina della Città della Piana e, si legge: "A Lamezia, il Piano di riequilibrio approvato nel 2014 e rimodulato nel 2022 ha mostrato “numerose criticità” secondo la Sezione regionale (febbraio 2025), e il rendiconto 2025 ha certificato un disavanzo di 50 milioni di euro, preludio all’annunciato nuovo Piano di riequilibrio".

In tre casi la procedura di riequilibrio è stata attivata due volte. Si tratta di procedure avviate tra il 2014 e il 2015 (nella fase di partenza del nuovo strumento normativo) e sono tuttora aperte. "I casi più singolari - si legge - sono quelli di Lamezia Terme e Soverato che, dal 2014, sono passati dalla fase istruttoria alla chiusura postuma".

La storia di Lamezia e la doppia attivazione

"La storia di Lamezia Terme (70.452 abitanti) registra una doppia attivazione della procedura (con la delibera n. 8 del 27 marzo 2014 e la n. 23 del 1° luglio 2014 che revoca la prima e la ripropone). Il Piano, approvato con la delibera n. 55 del 10 ottobre 2014 è stato rimodulato più volte. La prima si ebbe con la delibera n. 126 del 12 novembre 2015, a seguito del rinnovo dell’amministrazione, su cui, dopo 685 giorni (quasi due anni), arrivava la relazione del Ministero (il 25 agosto 2016). Ma, subito dopo, il Comune modificava di nuovo il Piano (con la delibera n. 50 del 30 settembre 2016) per spalmare le anticipazioni di liquidità ai sensi del d.l. n. 113/2016 (la norma prorogava di un anno questa possibilità introdotta l’anno prima con il co. 714, art. 1, della l. n. 208/2015 che, successivamente, sarà dichiarato incostituzionale, con sentenza n. 18 del 14 febbraio 2019). La Sezione regionale, con delibera n. 97 dell’11 ottobre 2016, prendeva atto delle modifiche e, considerandole una riformulazione del Piano, sospendeva la valutazione in attesa di una nuova relazione ministeriale. Arrivava invece la terza rimodulazione del Comune, con la delibera n. 43 del 26 giugno 2022 ai sensi dei cc. 992-994 della l. n. 234/2021 (Legge di bilancio 2022), introdotti dal legislatore per contrastare gli effetti negativi della pandemia. Il risultato finale di questa inerzia è che il Piano del Comune si è in pratica concluso senza approvazione: dall’ultima versione del 2022 si evince infatti che: «Rimane invariata la durata decennale prevista nell’originario piano di riequilibrio, con decorrenza dall’esercizio 2014 e conclusione nell’esercizio 2023». La Sezione regionale, con deliberazione n. 70 del 30 maggio 2025, ha approvato ex post il Piano del Comune di Lamezia Terme, scaduto nel 2023, rilevando importanti criticità nel bilancio comunale214 e chiedendo urgenti misure 212 I Comuni di Pizzo e Soveria Mannelli, che hanno chiuso il dissesto nel 2026, risultano pertanto ancora aperti al 31 dicembre 2025. Il Comune di Soverato ha chiuso nel 2026 e, pertanto, al 31 dicembre 2025, la procedura risulta ancora in gestione. 214 La sottostima del Fondo contenzioso, l’assenza dell’accantonamento a garanzia del debito per la liquidità ricevuta ex art. 243-quinquies del Tuel; l’assenza dell’accantonamento a garanzia del debito residuo nei confronti della Regione Calabria per fornitura idropotabile relativa agli anni 1981/2004; l’assenza dell’accantonamento a garanzia del debito per RSU verso la Regione Calabria. Relazione al Parlamento sui Comuni in situazione di crisi finanziaria correttive. Si prefigura per il Comune una nuova fase di criticità che le norme in vigore non sono riuscite a superare. Probabilmente sarà necessario attivare una nuova procedura di riequilibrio". E, ancora, evidenziano come la situazione di Lamezia Terme abbia "criticità ancora presenti" che rischiano "di creare squilibri profondi, affrontabili solo con costosi interventi straordinari". 

Il caso Nocera Terinese

Nella Relazione vengono citati i casi di altri comuni del Lametino. Sono state chiuse 7 procedure di dissesto, tra questa  Nocera Terinese. Il Comune di Nocera Terinese (4.731 abitanti) ha concluso nel mese di aprile del 2025, dopo 9 anni, il dissesto dichiarato nel maggio 2016. In precedenza, per ben due volte, aveva tentato l’attivazione della procedura di riequilibrio. Sono stati inseriti nella relazione anche i Comuni di Badolato, Mandatoriccio, Pizzo, San Lucido e Soveria Mannelli, che hanno chiuso il dissesto nel 2026.

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