
Soveria Mannelli - Dal 2 al 4 luglio 2026, a Soveria Mannelli, negli spazi delle Industrie Rubbettino, torna il Festival del Lavoro nelle Aree Interne. Rubbettino, RESpro — Rete di Storici dei Paesaggi della Produzione e Fondazione Appennino promuovono la quarta edizione di un appuntamento che porta nel cuore produttivo della Calabria studiosi, imprese, amministratori, operatori economici e culturali per discutere il futuro dei territori che troppo spesso l’Italia ha imparato a raccontare soltanto come margini. Il Festival parte da una convinzione netta: le aree interne non sono un problema da risolvere, né un patrimonio da musealizzare, né scenografie amene da consegnare al turismo. Sono, prima di tutto, luoghi del lavoro. Luoghi della produzione, dell’industria, dell’agricoltura, dell’energia, della manifattura, della cultura materiale. Territori che hanno plasmato la storia economica e sociale del Paese molto prima di essere letti, ideologicamente, come spazi improduttivi, fragili, destinati all’abbandono.
In fondo, la storia dell’economia italiana è anche una storia di aree interne. È qui che torna utile la grande immagine di Manlio Rossi-Doria, quella dell’“osso” e della “polpa”: da una parte l’Italia fertile, infrastrutturata, ricca; dall’altra l’Italia aspra, montana, interna, apparentemente povera. Ma proprio quell’“osso”, a lungo considerato residuo o scarto, oggi rivela una nuova centralità. Perché è lì che si misurano alcune delle domande decisive del nostro tempo: come abitare territori che cambiano, come produrre senza consumare irreversibilmente le risorse naturali, come invecchiare bene, come generare fiducia, come tenere insieme ambiente, impresa e comunità.
Il tema del suolo attraversa questa edizione come parola concreta e politica: suolo conteso, produttivo, abitato, fragile. Campo di conflitti, ma anche di possibili coesioni. Le aree interne diventano così il luogo da cui guardare l’Italia senza nostalgia e senza retorica: non terre da proteggere dal mondo, ma territori da mettere nelle condizioni di dialogare con il mondo.
In questa prospettiva di riflessione e di dialogo si collocano il convegno Suoli contesi/coesi: agricolture, industrie, energie, e i panel del Festival.
Il convegno si articola in tre sessioni
L’espansione industriale, commerci e erosione agraria; Politiche di piano e governance del suolo; La “fame” di energia e coinvolge studiosi e ricercatori in vari ambiti disciplinari con l’obiettivo di fornire una base storiografica per ripensare la tutela del suolo come bene comune e come processo essenziale per garantire la sicurezza alimentare, la resilienza climatica e la sostenibilità culturale.
Dentro questo sguardo si collocano alcuni dei panel principali del Festival. Silver Village affronta l’invecchiamento non come destino passivo, ma come occasione per ripensare servizi, salute, mobilità, sicurezza, ospitalità e qualità dell’abitare. Dove vivono bene gli anziani residenti, possono vivere bene anche gli ospiti: una prospettiva che rovescia l’idea del turismo come scorciatoia e rimette al centro la vita quotidiana delle comunità.
Il panel Geografie della fiducia. Industria e futuro nelle aree interne guarda invece alle imprese come attori civili oltre che economici. Un’azienda radicata in un territorio non occupa semplicemente uno spazio: può generare competenze, legami, reputazione, apertura internazionale. La vera distanza, allora, non è tra città e aree interne, ma tra territori della fiducia e territori della sfiducia.
Con Cure paesane il Festival entra nel cuore del paradigma demografico: l’Italia invecchia, il clima cambia, i paesi si svuotano, ma proprio le aree interne possono diventare una riserva di futuro per una longevità buona, attiva, non separata dalla qualità della vita. Ambiente, agricoltura, energia e turismo saranno al centro di un altro confronto cruciale: la rigenerazione dei territori interni non può fondarsi su modelli estrattivi o su nuove forme di consumo del paesaggio, ma su economie capaci di produrre senza depauperare. Il panel Cibo e cultura r-innovatori di territorio racconterà infine cibo, memoria e identità non come folklore, ma come strumenti vivi di appartenenza, rigenerazione e lavoro.
Ulteriori momenti di dibattito e di confronto dialettico saranno assicurati attraverso la presentazione e la discussione dei volumi di Letizia Bindi (Energy Commons), Anna Giorgi (Libro bianco sulla montagna), Francesco Martinico, Salvatore Adorno e Carmelo Antonuccio (Industria a Mezzogiorno. Ruolo e prospettive degli agglomerati industriali nelle regioni meridionali), Maddalena Chimisso (La Fiat a Termoli. Per una storia della grande industria nel Molise).
Tra gli appuntamenti di rilievo, venerdì 3 luglio alle 20.30 si terrà l’evento di networking cocktail “Radici Rotte. Risorse invisibili, lavori impossibili”, pensato per mettere in connessione pubblico, accademici, istituzioni e imprese sull’importanza del network territoriale.
Sabato 4 luglio alle 12.30, nella Sala Ermanno Critelli delle Industrie Rubbettino, è invece previsto l’intervento di Renato Brunetta, presidente del CNEL, dedicato alla rigenerazione attiva dei territori interni.
Novità di questa edizione è Casa FLAI, attiva dal 2 al 4 luglio: la casa del Festival e insieme la casa della fabbrica. Uno spazio aperto per registrarsi, fermarsi, incontrarsi, fare interviste e costruire connessioni informali. Perché quest’anno più che mai la fabbrica non è solo il luogo che ospita: è il luogo che partecipa.

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