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Lamezia Terme - “Mezzo secolo d’impegno per i diritti, l’inclusione, la valorizzazione dell’essere comunità”: con queste parole Maria Pia Tucci, nel ruolo di moderatrice, ha introdotto la presentazione del laboratorio teatrale realizzato per celebrare i primi 50 anni di Comunità Progetto Sud, storica realtà attiva nel sociale a livello regionale, nazionale e internazionale, che è ormai, secondo le parole del presidente don Giacomo Panizza, “una Comunità di Comunità”, con progetti che spaziano dai percorsi di recupero per le dipendenze, all’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, al sostegno per le donne vittime di violenza e madri in difficoltà, al lavoro di riabilitazione per le disabilità e non in ultimo per l’autismo. Un lavoro che incontra da alcuni anni l’arte del teatro sociale, grazie al contributo della regista e attrice Alice De Andrè, che dopo lo spettacolo “Out of the Blue”, realizzato nel 2024, torna a Lamezia per festeggiare Progetto Sud con un nuovo laboratorio, dal titolo emblematico: “Moltitudini”.

“A me piacciono anche le solitudini”, scherza don Panizza, “ma non le esclusioni: bisogna tuffarsi fra la gente, anche perché c’è in giro chi ha paura delle “invasioni”. In realtà io odio anche la parola “inclusione”: preferirei “convivenza”. Don Giacomo ricorda quindi il momento della fondazione della Comunità, nata in realtà da una gestazione partita prima del ’76, con i campi a Buturo e nel quartiere Bella, e la sperimentazione dell’incontro fra persone con disabilità e non, all’insegna del confronto e dell’apertura; poi la nuova casa diroccata a piano terra da ristrutturare insieme e da usare come base, le proteste in Usl per il diritto alla riabilitazione, infine l’incontro con il teatro come mezzo di partecipazione civile e di ingresso nella comunità. Un teatro che oggi vede i ragazzi del Centro di Riabilitazione diretto dalla responsabile Annamaria Bavaro salire sul palcoscenico insieme ad altri loro coetanei del Liceo “Campanella Fiorentino” e dell’Istituto “Einaudi”, grazie alla sensibilità delle dirigenti Mustari e Primavera, costruendo un laboratorio che li ha tenuti impegnati per tre settimane, quattro ore al giorno, in un progetto realizzato con il contributo dell’Associazione “I Vacantusi” e del suo presidente Nico Morelli, cui offre oggi il proprio supporto anche l’onorevole Silvia Vono, intervenuta a congratularsi per questo traguardo, raggiunto anche grazie alla rinnovata adesione al progetto di Alice De Andrè.

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“Data l’eredità che mi porto dietro non è strano che io abbia deciso di intraprendere questo percorso nel teatro sociale”, ha spiegato la regista, interrogata sul legame importante con il grande Faber, “I valori che mi guidano mi sono stati tramandati dalla mia famiglia, ma non solo da parte di padre, in realtà”. Qui De Andrè racconta del suo rapporto speciale, poco battuto dai media, con il figlio del compagno di sua madre, un ragazzo più o meno della sua stessa età, nato con spettro autistico.

“Dapprima non lo capivo: non mi guardava negli occhi, troncava le conversazioni quando voleva lui, all’inizio pensavo che fosse solo un gran maleducato”, ha spiegato la regista, “Finché un giorno non mi ha detto: “è che io sono così”. Allora ho capito che era consapevole dei suoi limiti, ma non aveva gli strumenti per superarli”. Quindi, dopo l’Accademia d’arte drammatica e un Master in Pedagogia Teatrale, Alice De André chiede di poter aprire un laboratorio per i ragazzi con Sindrome di Asperger all’interno della Fondazione creata dal suo patrigno, e realizza il suo primo spettacolo, dove ragazzi che “fino a tre mesi prima avevano difficoltà a guardarti negli occhi e a volte non parlavano” tengono dei monologhi di tre minuti sul palcoscenico. Perché “il teatro è una palestra incredibile” spiega, “non solo per chi ha difficoltà – e sfido comunque a trovare nella vita qualcuno che non ne abbia nessuna”. E quello sociale è un teatro che parte dal gioco, un gioco in cui i ragazzi mostreranno le loro vulnerabilità, ciò che realmente vogliono raccontare di sé, e l’unico compito del regista sarà di “raccoglierle, e offrire loro del tempo. Ho scelto di tornare qui”, conclude De Andrè, “per essere una tela bianca da colorare con loro, e li ringrazio per la fiducia che hanno deciso di nuovo di riporre in me”.  

Giulia De Sensi

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