
Catanzaro - In occasione del 76° anniversario della Fondazione della Repubblica Italiana è stata consegnata la medaglia d'onore alla memoria del lametino Domenico Caputo, Internato Militare Imi. Il riconoscimento è stato ritirato dal figlio Salvatore, Maresciallo Capo dei Carabinieri (in pensione) e dalla pronipote Rosetta Erika. La cerimonia celebrativa, che si svolta questa mattina, presso il Monumento ai Caduti in Piazza Matteotti di Catanzaro, ha visto l’Alzabandiera e la deposizione della corona da parte del Prefetto di Catanzaro, Maria Teresa Cucinotta, accompagnata dal Comandante della Legione Carabinieri Calabria, Gen. B. Pietro Francesco Salsano, sulle note della “Marcia del Piave”, eseguite dalla Fanfara del 10° Reggimento “Campania” dei Carabinieri.

La vicenda degli Internati Militari Italiani
“La tragica vicenda degli Internati Militari Italiani (a molti sconosciuta) - scrive Salvatore Caputo, figlio di Domenico - , ha inizio l’8 settembre 1943, giorno dell’armistizio sottoscritto dall’Italia con le forze armate alleate. Militari Italiani catturati e disarmati dalle truppe tedesche in Francia, Grecia, Albania, paesi Baltici ecc.. caricati su carri ferroviari per bestiame, sono avviati a una destinazione che non conoscono: i Lager del Terzo Reich che erano sparsi un po’ dovunque in Europa, soprattutto in Germania, Austria e Polonia. Sin dal primo momento, ai prigionieri, circa 650 mila, venne chiesto con insistenti pressioni di continuare a combattere a fianco dei Tedeschi e con i Fascisti della Repubblica di Salò. La maggior parte di loro si rifiuterà di collaborare e, per la prima volta, con una scelta volontaria di coscienza dice “No” a qualsiasi forma di collaborazione, affrontando sofferenze e privazioni. I militari italiani catturati, in un primo tempo vengono riconosciuti prigionieri di guerra ed il 20 settembre 1943 vengono definiti I.M.I. (Internati Militari Italiani) con un provvedimento arbitrario di Hitler che li sottrae alle tutele previste dalla convenzione di Ginevra del 1929, per destinarli come forza lavoro per l’economia del terzo Reich".

Tra i 650mila internati anche il signor Caputo
"Tra questi 650 mila internati - racconta - vi era anche mio padre Domenico Caputo, nato a Sambiase il 21 agosto 1913, soldato “Autiere” assegnato al 166^ Autoreparto pesante del Regio Esercito, dislocato in Albania, dove fu catturato l’8 settembre del 1943 dopo essersi rifiutato di aderire con i Nazifascisti. Per tale motivo venne caricato su un carro ferroviario per bestiame e, dopo un lungo viaggio tra fame, sete e sofferenze varie giunse in Austria dove fu internato nel Lager 398 di Pupping, nel distretto di Efferding, obbligato al lavoro forzato come prigioniero nr.2523. Lavorava dall’alba al tramonto presso una fabbrica che produceva cuscinetti meccanici per aerei. Le condizioni nel campo erano a dir poco disumane, infatti per potersi nutrire raccoglieva tra gli scarti di cibo della mensa dei soldati tedeschi, bucce di patate che cucinava insieme ai suoi commilitoni in un pentolone ricavato da un fusto di combustibile. Grazie ad un suo amico che lavorava in mensa ogni tanto riceveva qualche patata o rape.

Durante la sua permanenza nel Lager ha visto persone perdere la vita a causa delle disumane condizioni di lavoro, malattia e nutrimento. Con la sconfitta dei Tedeschi in data 8 marzo 1945 fu liberato dalle FF.AA. Americane e nell’agosto dello stesso anno fu rimpatriato dalla prigionia. Visse a Lamezia Terme sino alla sua morte avvenuta il 27 aprile 2005 all’età di 91 anni. In data 17 maggio 2021 il Comando Militare Esercito Calabria lo ha insignito con le seguenti concessioni: Croce al merito di Guerra; medaglia Campagne di Guerra anni 1940 – 1943; medaglia Campagne di guerra 1943 – 1945”.

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