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«Uno spettro si aggira per l’Europa», così iniziava il Manifesto di Karl Marx e Friedrich Engels, riferendosi al comunismo. Oggi le cose risultano del tutto rovesciate. È la destra più violenta delle motoseghe, brandite come moderne bandiere, e dei tatuaggi che, senza gridare, sembra aleggiare come un vero spettro sull’intero pianeta. Cosa ben manifesta, senza il bisogno di dense elaborazioni politiche. La destra governativa, in doppiopetto, invoca un nascente squadrismo di Stato, come lasciava presagire il tentativo di pochi giorni fa di affidare poteri di polizia giudiziaria ai militari, in risposta alle manifestazioni di piazza dei dodicenni disorientati, annoiati e in astinenza di apparizioni sui social. La risposta ai giovani senza riferimenti valoriali e alle continue crisi (educative, sanitarie ed economiche) non può certamente trovarsi nell’ampliamento delle pene e nelle varie forme di detenzione. Tra i dati di fatto più significativi e di fondo, vi è l’incapacità dello Stato di garantire un’autonomia energetica e una solida credibilità istituzionale: ciò è alla base della perenne condizione di crisi che certamente non offre sicurezza a tutti, giovani compresi che, certi della mancanza di prospettive, sono sempre pronti a mettere in pratica l’ampia e articolata cultura dei video games.

Lo stato di precarietà, la creazione dei grandi monopoli che si sono appropriati dello spazio (luogo delle future guerre) e la progressiva precarizzazione del lavoro offrono un terreno molto favorevole per uno stato diffuso di apatia, pronto a trasformarsi in violente reazioni. Di questi tempi di magra di idealità e di concrete prospettive di lavoro, c’è da aspettarsi un continuo stato di agitazione (sotterraneo o meno), in cui si inseriscono le più oscure forme di associazionismo (di matrice mafiosa o di altra natura molto più pervasiva), sempre pronte a esaltare lo stato di crisi, per affermare il controllo del governo del territorio. Se si osserva bene la geografia della protesta degli autotrasportatori appare con chiarezza la riproposizione del Regno delle Due Sicilie, quale risposta alla disunità economica e culturale d’Italia. Ma il vero pericolo in prospettiva è la difficoltà di coniugare occupazione e rivoluzione tecnologica, che lascia intravedere crescita esponenziale della noia, incapacità di sognare e l’esplosione di forme di reazione sempre più spontanee e fuori da ogni controllo. Basta poco, anche la scusa di una molestia – come insegna la storia dei Vespri siciliani – per scatenare un putiferio di giovani annoiati e pronti ad occupare il vuoto e il tempo, da protagonisti di qualche cosa. E questo giustificherà la reazione delle destre sempre più aggressive, che pensano di essere dalla parte giusta perché una fetta importante della società pretende sicurezza, cosa che la sinistra non appare in grado di garantire. Così le destre più pericolose si sentiranno autorizzate a rispolverare il triste «Gott mit uns», Dio è con noi. Una convinzione che non lascerà alcuna via di uscita.

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