Lamezia Terme, 1 febbraio - In questo numero (182) de “il Lametino” (in edicola da sabato 28 gennaio) abbiamo continuato la nostra inchiesta sulla situazione della criminalità a Lamezia intervistando il procuratore aggiunto della DDA (direzione distrettuale antimafia) Giuseppe Borrelli. La sua intervista segue quelle concesse a “il Lametino” dal procuratore di Lamezia, Salvatore Vitello; dal primo dirigente della questura di Lamezia, Antonio Borrelli; dal responsabile della squadra mobile distrettuale, Rodolfo Ruperti, che lavora a stretto contatto con Giuseppe Borrelli, che nella suddivisione dei compiti della DDA, indaga sulle criminalità organizzata di Vibo e Lamezia.
Il procuratore della DDA, nell’intervista che è durata più di un’ora negli uffici del Tribunale di Catanzaro, ha sottolineato il lavoro svolto sinora su Lamezia grazie alle forze dell’ordine lametine, che ha fortemente ringraziato per la loro alta professionalità. Una dichiarazione voluta per sottolineare anche la differenza rispetto alle precedenti situazioni nel lametino. La chiusura dell’intervista è la sintesi del lavoro sinora svolto: “In quattro mesi possiamo eliminare la criminalità organizzata di Lamezia. Ma serve la collaborazione dei cittadini”. La seconda parte di questa frase era stata ribadita da tutti i precedenti intervistati ed è su questa che i lametini - forze politiche, istituzionali, organizzazioni sociali, ecc. – devono aprire una riflessione. Perché non basta la “delega” se non c’è partecipazione attiva.
Sempre in questo numero c’è un interessante reportage storico sui Rom di Lamezia, dal loro primo insediamento alla situazione attuale; due interventi accorati (di Doris Lo Moro e di Filippo Veltri) sulla cerimonia di consegna di borse studio intitolate a Salvatore Aversa e Lucia Precenzano nel ventennale della loro uccisione da parte della mafia; i ricordi (e le speranze) di chi ha conosciuto Vincenzo Prenestì, che si è buttato nel fiume il 6 gennaio scorso e il cui corpo non è stato ancora ritrovato (da qui la fiammella della speranza da parte di chi gli voleva bene). Da sottolineare infine la recensione da parte di Francesco Bevilacqua di un libro (“Il Carcere”) di Cesare Pavese, che narra del periodo del suo esilio in Calabria, a Brancaleone. Buona lettura a tutti.
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