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Ogni anno parliamo sempre di meno. Sono 338 le parole in meno al giorno che adoperiamo rispetto all’anno precedente. Il numero di quelle pronunciate ogni giorno è diminuito del 28%. E sono tante! Sono 120.000 parole in meno all’anno. Gli autori dello studio di Sliding into silence? Due pscicologi statunitensi, Valeria Pfeifer e Matthias Mehl, hanno svolto una ricerca in cui hanno analizzato come e quanto sia cambiato il nostro modo di comunicare verbalmente negli ultimi anni. E riflette una realtà preoccupante, cioè quella di non avere più conversazioni reali. In sostanza, non parliamo più con le altre persone. Non è possibile stabilire con certezza le cause di questo calo, ma solo fare delle ipotesi.

Il fenomeno si è aggravato con l’avvento e il maggiore uso della comunicazione digitale. Il dato preoccupante è che il calo maggiore è stato registrato tra le persone con meno di 25 anni, perchè sono quelle che ricorrono di più a una comunicazione virtuale. Sono cambiate anche le abitudini di molti. Per esempio la possibilità di prenotare un tavolo al ristorante, che avviene tramite app, alla spesa online, al cinema, all’utilizzo dei chatbot per chiedere consigli e indicazioni su quasi tutto. Se pensiamo alle tante interazioni che anni fa si avevano con persone sconosciute, o che si conoscevano appena, oggi sono notevolmente ridotte o scomparse. Come mai? Aggiungi che si trascorre meno tempo insieme, si parla meno e frequentiamo poco gli altri. E’ un fenomeno iniziato già prima dell’avvento della comunicazione digitale. Lo scienziato politico Robert Putnam ha dichiarato alla giornalista Ariana Eunjung Cha al quotidiano The Washington Post, che “Gli statunitensi hanno iniziato ad avere una vita sociale sempre meno assidua e a smettere gradualmente di frequentare associazioni, dalle parrocchie ai circoli di vario tipo già dagli anni Sessanta, a iniziare dalla diffusione della televisione nelle case.

“L’aspetto più disturbante”, per Putnam, è che la socializzazione tra le persone continua a calare, e “sembra impossibile invertire questa tendenza”. Inoltre la pandemia ha aumentato questo fenomeno generando il calo delle conversazioni che è diventa sempre più marcato. Per Valeria Pfeifer e Matthias Mehl, è possibile “quantificare i costi individuali e sociali” dovuti dalla perdita della conversazione. E le conseguenze riguardano non solo l’aspetto neurologico, ma anche quello emotivo e psicologico. Tante persone infatti preferiscono inviare messaggi o interagire sui social media per evitare il disagio del confronto diretto con gli altri. Aggiungi che meno interazioni abbiamo di persona più ci disabituiamo ad averne. Questo significa che faremo sempre più fatica sia a cercarle che a sostenerne una. Il costo di tutto questo è elevato sia per la socializzazione che nell’ avere brevi conversazioni con persone sconosciute, a prescindere da quanto possano essere significative e profonde. E tutto questo servirebbe per aumentare il senso di benessere psicologico, mentre isolarsi può avere effetti negativi sulla salute. Oggi che le convenzioni stanno cambiando e, si ritiene più educato non rivolgere la parola a nessuno”. In questa modalità siamo tutti educatissimi. E nella realtà? Piu’ soli e incapaci di conversare e sempre più poveri di vocaboli. Tragedy!

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