
“Forse ti chiamo, forse ci rivediamo”. E’ tutto un forse da una parte. E’ tutto un imperativo sui social che rispondono a precise dinamiche psicologiche e di algoritmo. Ma ormai siamo tramortiti da imperativi e diktat di aziende che ci dicono cosa comprare, come vestirsi truccarsi e altro, sempre in toni imperativi. Invece nella quotidianità è tutto un forse. Se ci pensate, c’è un momento, nelle relazioni di oggi, in cui il sentimento arriva ma viene subito messo in quarantena. E’ anche per il famoso e troppo presente “forse”. Nel suo nuovo libro Forse ti amo - Capire la paura dell'amore nel labirinto delle relazioni contemporanee (Rizzoli), Livio Ricciardi inizia da questa parola tremante, “una sorta di mezzo attraverso il quale riusciamo a dire quello che stiamo provando”, per raccontare un amore che desideriamo e insieme amministriamo, misuriamo, rinviamo.
Perché amare, dice, non è essere risolti: è accettare che “l’amore e l’attaccamento attivano qualcosa di molto profondo”. E anche essere risolti è una riflessione che si sente in molti ambiti su molte persone. Come accade per il termine disfunzionale su nuclei familiari e individui. Tutte parole che fanno parte dello slang quotidiano e che racchiudono diverse problematiche attuali. Infatti se provate a contattare uno psicologo hanno le agende per gli appuntamenti per mesi al completo. Forse perché le persone vivono seguendo troppi imperativi dai social e sono circondati da soggetti in disfunzionali. Il “forse” invece è il simbolo della permanenza di desiderio di amore in un momento in cui la paura lo sovrasta. Una specie di mezzo attraverso il quale riusciamo a dire quello che stiamo provando, col tentativo di tutelarci da quello che ci spaventa. Nel libro l’autore scrive che oggi l’opposto dell’amore non è l’odio, ma il controllo. Il controllo è una delle caratteristiche delle persone narcisistiche.
Anche queste circolano in massa e purtroppo non puoi saperlo senza conoscerle. Non è come il raffreddore che capisci che la persona devi tenerla a distanza per lo starnuto. Ritornando al termine forse, a qualcuno forse è successo di sentirselo dire, e di pensare subito dopo , perché forse? ‘E il simbolo della permanenza di un desiderio di amore in un momento in cui la paura lo sovrasta. Un mezzo attraverso il quale riusciamo a dire quello che stiamo provando, col tentativo di tutelarci da quello che ci spaventa. E’ una rappresentazione verbale abbastanza moderna e vigliacca. Aggiungi che da sempre proviamo a descrivere, rappresentare e cantare l’amore per dargli una forma in parte tangibile, rispetto a quanto invece ci travolge quando lo proviamo. I tempi che viviamo portano delle novità tecnologiche, sociali e interpersonali dove l’amore può esistere, e, proviamo anche il più possibile a controllarlo con nuovi nomi alla cose che succedono. E la paura, fa parte dell’amore. E viviamo in un momento storico in cui lo sguardo e la valutazione sono tra le logiche che dominano in questo sentimento, ma sono riduttive rispetto alla complessità del sentimento. Anche perchè la nostra esperienza ci disegna l’amore come qualcosa di pericoloso, ma di cui continuiamo ad avere bisogno. Senza forse…
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