Monte Ciranteio. Verità, felicità, libertà

Scritto da  Pubblicato in Francesco Bevilacqua

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Difficile scegliere, di volta in volta, le mete delle mie erranze. Prima devo scollegarmi dai pensieri molesti. Chiudere certi file nell’encefalo. Aprire le finestre del cuore. Lasciar fluire dalla psiche i miei paesaggi interiori. Quelli che ho dentro da prima che nascessi. Quelli che sogno ogni notte. Comporre ragione ed intuito. Sacralizzare ogni decisione con riti propiziatori agli dei. Perché il mio camminare, da tempo, è divenuto preghiera.

Ieri mi son detto: non posso scegliere l’ignoto perché implicherebbe una preparazione più lunga. Mi sono abbandonato alle visioni profonde. Mi è apparso un deserto di pietre sospeso nel cielo. Ho visto piccoli villaggi sperduti. Ho sentito un vento gelido penetrarmi.

Due ore di autostrada verso nord, uscita Laino Borgo. Attraversato il paese, saliamo verso il rifugio abbandonato sotto Monte Gada. Lungo il percorso non possiamo non fermarci ad ammirare, nella luce obliqua del mattino, l’intera valle del Lao-Mercure, con una coltre di nebbia abbacinante che la sommerge. Sbucano solo le montagne, i contrafforti, le rupi, i colli. Il cielo è blu come un lapislazzulo. Qualcuno dice: “basterebbe questo per farci sentire paghi, per convincerci di aver santificato la giornata”. Fine della strada, inizio del sentiero. Eccoci in quel luogo amico uscito dal mio inconscio. È un luogo perduto per le masse di umani, un luogo vero, felice, libero. Lasciamo il mondo per entrare nel Mondo.

L’erta petrosa ci eleva verso il cielo. Un deserto, certo. Ma anche dal deserto sorgono alberi. Non si possono uccidere gli alberi. Mai definitivamente. Qui sono ricresciuti i cerri e i faggi senza che nessun umano li abbia piantati. Nessun suolo è del tutto sterile. La sterilità è nella mente dell’uomo, nella sua hybris, nell’insolenza, nella tracotanza, nella dismisura, nell’illimite, nella pretesa di essere lui il creatore di tutto, nell’idea che il mondo abbia bisogno di lui. Mentre è il Mondo la verità. L’unica che conti davvero. La verità è la consapevolezza che noi siamo solo un’infima parte del tutto.

La cima. Poi il crinale che da Monte Gada porta a Boccalupo passando per Serra Ciranteio. Un volo d’aquila con vista sul mare turchese del Golfo di Policastro. Tortora e Aieta sono paesi-eremi, bianchi grani di pietre, come diademi. E quando, dopo Boccalupo, un’altra erta ci eleva sino alla cima di Monte Ciranteio e tutto spazia intorno come fossimo nel punto più alto del Mondo, ecco la felicità, altra parola ripida e infida, difficile e ignota. Felicità per me è essere pago del mio poco: tempo, essenza, parsimonia. Felicità è essere umile viandante nel Mondo, pellegrino dello spirito e della materia mai più separati.

Laggiù, Piano di Molarrieto è l’axis mundi, il centro cosmico, la connessione fra terra e cielo, fra la potenza tellurica e l’immensità uranica. Laggiù è il fondo terroso di questa grande nave di montagne sperduta nell’Universo del tempo e dello spazio. Da un lato e dall’altro le prove della connessione: a Piano di Ciranteio un vecchio pastore solitario, un eremita sconfitto, un vinto, che però custodisce l’unica cosa che conta, la memoria; a Piano di Molarrieto un giovane, profeta inconsapevole, che ara la terra preparandola alla semina.

Lanciamo cautamente le nostre membra nella discesa verso il lembo di faggeta superstite che ci separa dal valico sotto Monte La Destra. So di trovarvi l’altare di quel Mondo: un’aia circolare dove il grano prodotto su questi piccoli pianori veniva separato dalla pula. Lì riposiamo e ci ristoriamo. Mentre il sole asciuga il sudore dei nostri corpi, riscalda il gelo dell’aria. Poi giù sino a Molarrieto. E poi lentamente il ritorno, per sentieri perduti. Questa è per me la libertà. Una ribellione umile, silenziosa e solitaria. Affidata ai miei piedi, che mi portano via dal mondo, per regalarmi il Mondo. La certezza che esiste un ordine sovrannaturale. Una ricerca di armonia. Lì dove Gea, madre increata, terra ombrosa, e Urano, figlio e marito, lo splendente, il cielo stellato, generano vite. Le uniche che ancora cercano verità, felicità, libertà.

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