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Cosenza - Attesa che è senso di inquietudine, paura. Ma anche speranza. “Aspettando i barbari”, l'ultimo disco della storica band italiana Massimo Volume, è soprattutto questo. Per i loro fan è invece l'attesa di ascoltarli in concerto dal vivo questa sera presso l'auditorium dell'Unical a Cosenza. In un'epoca di grandi cambiamenti e rivoluzioni sociali globali, di contaminazioni culturali, di abbattimento delle barriere tra i popoli, chiudersi nel proprio recinto è divenuto ormai impossibile. E dunque siamo obbligati, anche nostro malgrado, ad aprirci all'arrivo degli altri. Ed è proprio questa attesa che viene esaltata nel lavoro del gruppo bolognese. “Il disco vuole cogliere il momento che precede qualcosa che sta arrivando - spiega il leader dei Massimo Volume, Emidio Clementi - Che è il momento in cui i sensi sono svegli, pronti, all'erta”. Il rock di “Aspettando i barbari” è duro e come ci racconta Clementi rappresenta “musicalmente una svolta netta rispetto al suono caldo, rigidamente analogico di “Cattive abitudini” (l'album precedente, ndr). Volevamo essere più spigolosi. “Aspettando i barbari” è più aspro ma penso anche più godibile. Avevamo voglia di andare in un'altra direzione. E la scelta del digitale ne è una prova. E' un disco molto lavorato”. La registrazione in digitale ha permesso una forte contaminazione dell'elettronica, ormai tanto in voga nell'ultimo decennio. Cifra stilistica che distingue abbastanza nettamente questa opera dalla precedente produzione dei Massimo Volume. “Avevamo in mente da tempo di utilizzare l'elettronica - ammette il leader della band - E il digitale ci ha consentito di lavorare e sperimentare cose che noi non avevamo mai provato prima”.

Si tratta del secondo lavoro dei Massimo Volume dopo il loro ricongiungimento. Una réunion in cui non sperava più nessuno. Ma come chiarisce Clementi, non si tratta di “un'operazione nostalgia. E' successo tutto in modo molto casuale. Ci siamo ritrovati a suonare di nuovo insieme perché ci avevano invitato a partecipare al Torino Traffic Festival, insieme a Patty Smith e agli Afterhours, e abbiamo pensato di ricominciare, di ritornare insieme. Ma solo per cose nuove, per sperimentare. Rimetterci di nuovo in gioco”. Operazioni di questo tipo sono sempre molto difficili e spesso i risultati sono abbastanza penosi. Le nuove leve e la critica possono travolgerti come un treno in corsa. Ma oggi forse non è più così. Almeno non per Clementi: “A mio avviso c'è stata una svolta epocale. Prima una scena musicale travolgeva e spazzava via quella precedente. Ora invece non è così, c'è contemporaneità tra cose passate e presenti. Per esempio, i ragazzini che vanno a scuola ascoltano i Joy Division. Non c'è stata una scena nuova che ci ha spazzato via. Detto questo bisogna però dire che il rinnovamento è essenziale, c'è bisogno di voracità e di cattiveria da parte delle nuove leve. Di dire “ok vecchio ora fatti da parte”’. E' altrettanto chiaro che finché si ha l'ispirazione è giusto provarci e cercare di lanciare il proprio messaggio. E Clementi, che oltre a scrivere canzoni scrive anche romanzi, alle soglie del mezzo secolo di vita ne ha ancora da vendere: “L'influenza e la fonte di ispirazione più grande è il tuo quotidiano, ma non è sempre facile superare quella scorza di banalità insita nelle cose quotidiane. Si è più universali quando si parla dei particolari. Per noi anche le nuove leve sono ulteriori fonti di ispirazione.  Non si deve avere per forza 50 anni per essere profondi. Puoi esserlo anche a 16”.

Enrico De Grazia

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