
Lamezia Terme - Passione, determinazione, impegno e soprattutto una grande umiltà: sono questi gli ingredienti del successo di Massimo Varini ed Andy Martongelli, due dei più noti chitarristi italiani della scena internazionale, ospiti al Chiostro in un evento voluto dalla scuola di musica Mousiké del Maestro Orlando Vescio e dall’associazione Rock ON. I due artisti hanno dialogato a lungo con il critico musicale e speaker Francesco Sacco, raccontando senza filtro la loro storia e la loro carriera. Una carriera costruita giorno dopo giorno, che li ha portati ad altissimi livelli: Varini nel pop, dove ha collaborato con artisti del calibro di Laura Pausini, Vasco Rossi, Nek, Andrea Bocelli, Biagio Antonacci, Patty Pravo, diventando anche arrangiatore e produttore; Martongelli nel campo del Metal, prima come leader degli Arthemis, poi diventando presenza fissa nei più importanti Festival internazionali dedicati al genere, fianco a fianco con gli artisti e le band di grido che tutti gli appassionati vorrebbero incontrare.
Il segreto per arrivare? Per Martongelli – capelli lunghi, rigoroso stile punk – “è semplicemente la disciplina”. Nato in una famiglia di militari, dove certe regole erano importanti, Andy le applica sulle corde della sua prima chitarra – classica, di seconda mano –, e dopo aver ascoltato il primo disco dei Metallica, “Kill ‘em all”, decide senza ritorno quale sarà la sua strada. Già a 19 anni è capace di mantenersi da solo lavorando come chitarrista cosa che gli permette di non entrare in aeronautica come il resto della sua famiglia. Nel tempo si divide fra scrittura di brani – “è un’esigenza personale” – concerti live in tour, sala di registrazione, e si dedica anche alla didattica, formando in maniera personalizzata nuove generazioni di chitarristi. Rimane – non scontato – anche un grande appassionato di musica classica, uno per il quale la chitarra, senza mezzi termini, “o è pace, o è inferno”.

Varini scopre invece quasi subito di avere un’anima pop, passa dalla chitarra elettrica all’acustica, e come Martongelli si dedica con passione non solo ai tour con i più grandi artisti del momento, ma anche alla scrittura di canzoni – è sua “Come nelle Favole” di Vasco –, agli arrangiamenti, alla produzione e alla didattica – anche online, attraverso il suo portale “Guitar Tribe”. I suoi mantra sono l’impegno e la professionalità: “Qualsiasi cosa faccia, devo farlo bene” dichiara, raccontando fra l’altro di avere vinto tre volte lo Zecchino d’oro con pezzi interamente arrangiati da lui. “Il problema oggi è che non ci si avvicina più alla musica per raggiungere un buon risultato artistico, ma per avere visibilità e per fare i soldi”, spiega, “In realtà è già successo riuscire a suonare bene: farlo per gli altri è popolarità. Ma questo la gente non lo capisce”.
Ancora, riflessioni sulla trasformazione del mercato musicale, su spotify, dove “il nome di chi esegue i brani come musicista non viene nemmeno citato”, su un mondo in cui l’era dei Compact disc è finita e “per quanto riguarda la musica, non si possiede più fisicamente nulla”. Ma anche la speranza nelle nuove generazioni – nel pubblico molti giovani e giovanissimi, allievi della padrona di casa, il Maestro Chiara Vescio – che hanno ascoltato estasiati l’esibizione blues finale dei due artisti. Un consiglio per chi comincia? “Non scoraggiatevi mai: con l’esercizio i risultati arrivano sempre”, rassicura Andy, e Massimo aggiunge: “La base di tutto è la competenza: vi rende elastici ai cambiamenti di mercato, e vi permette di raggiungere un buon livello di qualità artistica”.
Giulia De Sensi

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