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Prima dell’appuntamento con l’urna, certa stampa dava il Pd per morto e sepolto. Le frasi al riguardo di alcune penne famose: “Ma cosa potrà mai dire il Pd, casomai esista ancora, quando si tornerà a votare?”  Un’altra firma che va per la maggiore: “Il Pd è a pezzi, vicino all’implosione”. Sorpresa! Il Pd e il centrosinistra vincono al primo turno in alcuni capoluoghi di provincia e nei rimanenti si va  al ballottaggio, allo stesso modo in quasi tutti gli altri comuni. A Roma risulta il primo partito con Marino che ha ottenuto un successo notevole sul sindaco uscente Alemanno e si prepara fiducioso  al ballottaggio. Non va male in Calabria. A Strongoli il sindaco è del Pd. Si va al ballottaggio in centri importanti come Acri e Corigliano e, secondo i dirigenti, “nei 40 e passa comuni il Pd non solo mantiene le proprie postazioni di governo, ma riesce ad andare oltre”. Insomma, nonostante la “deriva protestataria e populista” dell’astensionismo, il Pd ha potuto contare in un elettorato fidelizzato rispetto alle altre formazioni politiche. In linea di massima sono questi i dati positivi e inaspettati. Nei giorni precedenti la tornata elettorale così avevano scritto del nuovo segretario del Partito democratico, appena legittimato da una larga maggioranza:“Guglielmo Epifani è stato eletto da pochi giorni, ma il dibattito interno al suo partito ha in gran parte a che fare con il nome del suo successore”. Era stato definito un segretario traghettatore. Oggi le sue parole, dopo lo scrutinio, sono quelle di un segretario a tutti gli effetti: “Rispettosi della fiducia degli elettori. I risultati sono motivo di riflessione per tutti”. Spostiamoci su chi pensava provocasse ennesime scosse elettorali d’assestamento. Inequivocabile la dichiarazione, prima dell’apertura dei seggi, di un candidato di 5 Stelle: “Sicuri che i voti aumenteranno”. Sorpresa! I voti sono diminuiti e di molto in confronto alle politiche di febbraio. Grillo è furibondo. Una giornalista che non ha la memoria corta è riuscita a riesumare Pierluigi Bersani sorridente davanti alla telecamera. La domanda ha riguardato il famoso incontro in diretta  streaming tra l’ex segretario del Pd e i portavoce del M5S.  E’ stata ricordata la frase  di Bersani, vincitore delle primarie, poi dimissionario: “Attenzione che il diremo e il  faremo si possono trasformare in avremmo potuto dire, avremmo potuto fare”. In quella occasione aveva ricevuto le critiche dei politici mediatici del centrosinistra perché era stato troppo remissivo; invece, da politico navigato, aveva parlato con saggezza a Crimi, portavoce dei 5 Stelle. Bersani ha risposto alla giornalista: “ Il M5S ha perso un’occasione”. Forse un domani avrà di che ricredersi.  Dall’altra parte politica. Delusione nel Pdl, La Lega in affanno. A venire fuori indenne è proprio il Pd, malgrado i profeti di sventura. Nelle scorse settimane sembrava di essere allo stadio tra gli ultras più facinorosi che urlavano battendo le mani in maniera ritmata: “Devi mo ri re. Devi mo ri re”.  Sorpresa! Il Pd è vivo e vegeto; il segretario dichiara: “Risultato incoraggiante”. I profeti di sventura  non parlano più di decessi imminenti. Spostano il discorso sull’astensione che non è una sorpresa, anche se le percentuali risultano preoccupanti: in Calabria ha votato il 63,77% (in alcuni comuni non si è raggiunto il quorum), al di sotto della media nazionale che è stata del 67,44%. Non possediamo i dati dell’astensionismo per quanto riguarda le amministrative della storia repubblicana. Possiamo solo ricordare l’affluenza alle urne delle politiche dal ’48 ad oggi. Alle prime elezioni  votò il 92% degli aventi diritto. Il record d’affluenza si ottenne nel ’53 con il 93,84%. Dagli anni Ottanta in poi la partecipazione ha cominciato a diminuire fino ad arrivare  al 75,2% delle  politiche del febbraio scorso. Non si era mai caduti così in basso. Peggio nelle amministrative, come già detto. Abbiamo scritto a più riprese nell’edizione cartacea de il Lametino sull’argomento, facendo riferimento a studiosi come Sartori, professore emerito, Pasquino e Raniolo docenti di Scienza della Politica, rispettivamente, dell’Università di Bologna  e dell’Unical. Questa volta citiamo Alfio Mastropaolo, docente di Scienza della politica all’Università di Torino, che dà uno sguardo europeo al problema. La sua ricerca è stata pubblicata nel 2011 con il titolo La democrazia è una causa persa?  I dati rivelano che dagli anni Settanta ad oggi l’astensionismo in Europa alle elezioni nazionali è mediamente raddoppiato (ed è cresciuto ben di più alle elezioni locali, per tacere di quelle europee). In Italia, in Olanda e nella Repubblica federale tedesca i non votanti sono passati da  10 a circa il 20 per cento; in Austria dall’8 al 16; in Francia dal 19 a oltre il 35, cui andrebbe sommato ancora un 10 per cento di elettori che neanche si registrano, mentre nel Regno Unito l’astensione è aumentata dal 25 al 40 per cento (p.223). E’ un problema europeo che desta non poca preoccupazione. Certa stampa, invece di celebrare funerali senza il feretro, dovrebbe stimolare sensibilità sociale e senso civico fra la gente per rafforzare la partecipazione nell’auspicio di una buona politica. Non solo la stampa, ma  anche istituzioni, associazioni di categoria, sindacati….

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