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Lamezia Terme – “Noi non lanciamo ultimatum a nessuno. Cerchiamo fino alla fine l'unità, ma è evidente che se ciò non dovesse accadere, siamo pronti ad andare avanti anche da soli”. Nel secondo incontro pubblico, sempre in piazza Mazzini, Rosario Piccioni (Lamezia Bene Comune) manda un chiaro messaggio al Pd, con l’invito a rompere gli indugi il prima possibile su programmi e candidati a sindaco, perché il 12 ottobre, termine ultimo per la presentazione delle liste per le Comunali del 10 novembre, si avvicina. “Già ad agosto – rimarca Piccioni - abbiamo cercato di interloquire con il Pd, ma a 14 giorni dalla presentazione delle liste, un nome ancora non c'è. Abbiamo cercato in tutti i modi di ragionare insieme, ma abbiamo assistito solo a dei balletti poco edificanti”.  Anche perché il centrodestra non sta certo con le mani in mano. Quindi, l’ex assessore a Lavori pubblici e Sport della Giunta Speranza, soprattutto alla luce del fatto che “dalle notizie che ci arrivano, si stanno creando i presupposti per arrivare al quarto scioglimento, con persone citate nella relazione che vogliono candidarsi a sindaco, manovre nelle liste per inserire candidati borderline, e  le supposizioni che nel blocco di centrodestra si parli di 7-8 liste, con il pericolo quindi che ognuno garantisca per sé, senza un controllo collettivo”, lancia un appello: “L'unica strada percorribile per evitare tutto ciò è quella di attivare le energie sane e positive di questa città, che sono tante. Mi riferisco specialmente ai giovani. Il tempo stringe. Insieme ce la possiamo fare”.

Ma Piccioni si concentra soprattutto sulla sentenza del Consiglio di Stato che conferma lo scioglimento del Consiglio comunale lametino. “Negli ultimi due anni – afferma - abbiamo vissuto un incubo dal quale ancora non ci siamo risvegliati. Credo che sia stato il periodo più brutto di questa città, con gli sconquassi che tutti conosciamo. Noi abbiamo sempre parlato ai cittadini, mentre gli altri fanno incontri e riunioni interpartitiche nel chiuso di una stanza. Nessuna manifestazione in piazza. Noi, invece, già il 12 settembre abbiamo fatto un incontro, un assist alle forze sane della città. Dopodiché, il silenzio assoluto. Ma la sentenza del Consiglio di Stato è un dato definitivo. Ed è un dovere morale parlare il linguaggio della chiarezza per quanto riguarda lo scioglimento. Però qui – lamenta Piccioni - si ha la memoria corta, con gli stessi protagonisti che gridano al complotto, senza mai un mea culpa o parlare dei problemi della città. Ma questa sentenza ha acclarato le responsabilità di chi ha guidato questa città”.

L’ex assessore, poi, legge alcuni passi della sentenza di Palazzo Spada: “Il Consiglio di Stato ha parlato di collegamenti diretti o indiretti con la ‘ndrangheta di molti consiglieri comunali; di mercificazione di voti favorita dalle cosche locali. Certo, i processi si fanno nei tribunali, non nelle piazze, però per la vicenda De Sarro si va verso la prescrizione per errori interni”. Ancora, Piccioni si sofferma sul frammento della sentenza dal sapore più politico che giudiziario: “Qualcuno ne dovrebbe prendere atto. Questo è un passaggio storico. Un atto di alta civiltà giuridica, che parla ai cittadini, che hanno la libertà e la dignità di determinare il loro futuro”.

Insieme a Piccioni, c’è l’insegnante e scrittrice lametina Daniela Grandinetti. “Guardando al degrado e all'abbandono in cui versa la nostra città – dice - ho sentito il bisogno impellente di fare qualcosa insieme ad altri. Il terzo scioglimento dovrebbe fare tremare i polsi, invece, le stesse persone che lo hanno causato oggi si ricandidano tranquillamente, come se nulla fosse. Ma la sentenza del Consiglio di Stato ha un aspetto inedito: è un monito pesante come un macigno; è come se ci dicesse che noi siamo quello che votiamo”. Non manca un richiamo di Grandinetti al Pd: “Siamo in attesa di un segnale del principale attore del rinnovamento della città, cioè il Pd. Intanto, Lamezia Bene Comune comincia a camminare, per voltare pagina”.

Giuseppe Maviglia

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