
Cosenza, 20 novembre - "Voglio chiedere scusa a tutti ma quel gesto era soltanto per la famiglia di Speziale che sta vivendo ore drammatiche dopo l'arresto del figlio. Chiedo scusa alla vedova Raciti, chiedo scusa alla polizia, ma io non volevo offendere nessuno". Capelli arruffati, volto teso, Pietro Arcidiacono si è presentato ai giornalisti accompagnato dall'avvocato Aristide Leonetti, in una saletta dell'Hotel Royal di Cosenza gremita di telecamere. Il calciatore del Cosenza ha voluto così chiedere scusa a tutti per il suo gesto di sabato scorso quando, dopo un gol, ha esibito una maglia con la scritta "Speziale innocente" per solidarietà al tifoso del Catania condannato ad otto anni di reclusione per la morte dell'ispettore Filippo Raciti. "Nessuno - ha aggiunto Arcidiacono - sapeva niente, la società, i miei compagni, lo staff tecnico. Nessuno sapeva niente e mi prendo tutte le mie responsabilità". "Il mio gesto - ha concluso singhiozzando - voleva essere un gesto di conforto per la famiglia Speziale. Io conosco il ragazzo perché è un ragazzo del mio quartiere".
Vedova Raciti: "Scuse Arcidiacono bel gesto. Ma ora basta offese a mio marito da mondo calcio"
"Le scuse di Arcidiacono? Sono un bel gesto, ma ora spero che non arrivino altre offese da altri calciatori alla memoria di mio marito". La vedova di Filippo Raciti, Marisa Grassi, risponde così alle scuse del giocatore del Cosenza che dopo un gol segnato ha mostrato una maglietta con la scritta 'Speziale innocente', riferita a uno dei due ultrà condannati per l'omicidio del'ispettore di polizia durante la partita Catania-Palermo del 2 febbraio 2007. "La solidarietà a Speziale - spiega la vedova, intervistata da Radio 24 - Arcidiacono poteva mostrarla in privato, senza offendere la società civile e la giustizia. Prenda esempio da mio figlio. L'ho appena lasciato all'allenamento: lui ama il calcio, gioca, ma non ha mai indossato una maglietta in memoria del nome del padre. Ogni calcio che tira lo fa per l'amore e la passione che il calcio ancora riesce a regalargli". "Quando in casa avevamo visto le foto di quella maglietta - continua -, eravamo rimasti offesi e turbati. Spero però che ora non ci siano altri calciatori che abbiano voglia di emulare Arcidiacono. Dal calcio io non mi aspetto e non voglio altri messaggi di violenza. Mi aspetto anzi un messaggio di educazione e civiltà. Quella scritta invece mi ha offesa e maltrattata".
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