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Riceviamo e pubblichiamo

Lamezia Terme, 9 aprile - “Aggressione premeditata. Non può essere descritto in altra maniera  ciò che hanno subito i calciatori e lo staff della Raffaele Nicastro in quel di Campora, una vigliaccata degna di tal nome che nessuno di noi vorrebbe mai vedere in una manifestazione sportiva, a prescindere dalla categoria o dall’importanza dell’evento stesso.  Ma andiamo con ordine: già in settimana molti elementi facevano presupporre che il clima non sarebbe stato dei migliori a Campora, testimoniato dal fatto che proprio uno degli stessi giocatori della squadra ospitante abbia “avvertito” gli avversari di fare attenzione a ciò che sarebbe potuto succedere in caso di una “non vittoria” dei locali. Domenica, giorno della partita, allo stadio si respirava aria elettrica. Già dalle prime battute della gara si poteva intuire che tipo di pomeriggio avrebbero passato i ragazzi nicastresi: provocazioni, insulti e minacce verbali da parte dei locali che hanno fatto da contorno a tutto il primo tempo, chiusosi sul risultato di 0-0.

L’andazzo non mutava nel secondo tempo, se non dopo il vantaggio del Campora, con Rizzo, che “calmava” un po’ le acque; ma dopo pochi giri d’orologio è il Nicastro a pareggiare con Rocca prima e a portarsi in vantaggio con Carfora poi e a riaccendere gli animi sia in campo che sulle tribune. Proprio i sostenitori di casa che, al 79’, sotterravano di fischi e ululati, a chiaro sfondo razzista, il giocatore nicastrese di origine marocchina Azzouzì uscito per sostituzione dal campo. Ma tutto questo è niente in confronto a ciò che accadeva al minuto 87’,a soli tre minuti dal fischio finale dell’arbitro: all’uscita dal campo per sostituzione dell’attaccante nicastrese Amantea, l’allenatore locale si scagliava contro lo stesso numero nove biancoazzuro colpendolo al petto e scatenando così la vile aggressione di cui sono stati oggetto i giocatori e i dirigenti della Raffaele Nicastro.

Uno scenario da guerriglia: sul terreno di gioco tre calciatori nicastresi distesi per terra e ripetutamente fatti oggetto di calci, pugni e sputi non solo da parte dai componenti della squadra locale, ma anche dai tifosi della squadra stessa che hanno invaso volontariamente il terreno di gioco; mentre sugli spalti grida di madri piangenti e in preda al panico, oggetti contundenti (persino una stampella) che volavano verso il terreno di gioco ed infine i ragazzini del ’95 e del ’96, che componevano la panchina nicastrese, pietrificati dalla paura.  Tutto questo, ovviamente, sotto lo sguardo dell’arbitro Lo Faro di Reggio Calabria che non poteva far altro che sospendere la partita e rifugiarsi negli spogliatoi. Tutto questo può essere considerato sport? Tutto ciò può essere definito calcio giocato? Ma la domenica del team nicastrese non finiva qui, infatti, di ritorno da Campora, sette giocatori si recavano nel nosocomio lametino per accertamenti, con referti che davano questi risultati: un ragazzo con sospetta frattura del braccio, tre ragazzi con traumi cranici, due ragazzi con traumi contusivi toracico- addominali e un ragazzo con trauma contusivo escoriato al volto. Tutto questo può essere considerato sport? Tutto ciò può essere definito calcio giocato? Oltre al danno anche la beffa? Alla giustizia sportiva, ora, l’ardua sentenza.”

Il presidente dell’Asd Nicastro Calcio, Pino De Sensi

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