
Lamezia Terme, 28 novembre - In casa Vigor Lamezia la settimana che culminerà nel derby casalingo con l’altra compagine calabrese di Seconda Divisione, si è aperta, mediaticamente parlando, con una sorta di conferenza stampa tenuta dal ds Fabrizio Maglia. “Mi correva l’obbligo d’intervenire perché quando le cose non vanno come ci si sarebbe aspettato, è giusto che anche il direttore sportivo ci metta la faccia. Ed il sottoscritto non si è mai sottratto alle sue colpe o responsabilità. Ma è anche giusto precisare come noi, dal presidente al magazziniere, siamo sempre quelli degli 80 punti da voi neanche immaginabili ad inizio della scorsa stagione. Non credo, quindi, si possa diventare brocchi, o nel mio caso incompetenti, dall’oggi al domani. E’ poi normale che ogni campionato fa storia a se e che la nostra è una società che mira fortemente a rientrare nella futura serie C unica. Ovvio che qualora vi riuscissimo già quest’anno, tenuto conto che nella prossima stagione non ci saranno retrocessioni dalla Prima alla Seconda Divisione, sarebbe ottimale e permetterebbe un notevole risparmio economico”. Maglia si sofferma sui dati statistici di questo primo terzo, o poco più, di torneo dei suoi. “In queste tredici giornate nessuna compagine ci ha messo sotto. In nove occasioni non si è perso, sette sono stati i pareggi e due le vittorie. Quanto alle sconfitte, sono tutte maturate col minimo scarto, di cui due, e lo sappiamo tutti, del tutto immeritate. Ciò a conferma di una squadra dalla precisa identità di gioco, forte di un’impostazione tattica poggiante su sette/otto undicesimi del gruppo dell’anno scorso. Così come invariata è rimasta la guida tecnica, lo stesso direttore e, soprattutto, la stessa società. Per cui, pur sapendo benissimo come il calcio non sia una scienza esatta, non ci saremmo immaginati di ritrovarci dopo tredici turni con gli attuali punti. Per la mole di gioco espresso, avremmo tuttavia meritato qualcosa in più, decisamente”.
Ed eccoci alla nota dolente. “In questo frangente la squadra ha un problema strutturale, per come evidenziato dai gol fatti. Ci sta mancando l’uomo in grado di farci fare il salto di qualità in fase realizzativa. Bisogna tenere però presente che il clone di Mancosu non esiste, altrimenti sarebbe già qua assieme a noi. Ma credevamo, e crediamo tuttora, che i giocatori venuti a rimpiazzare i partenti non avrebbero fatto rimpiangere i vari Mancosu, Lattanzio, o quelli ch’erano gli under della passata stagione e che, non essendolo più nell’attuale, sono stati sostituiti da una società che fa del virtuosismo economico il proprio punto di forza e che perciò, al momento, per quelle che sono le risorse economiche del territorio, gl’incassi al botteghino, e la crisi economica generale che ha fatto si che diversi nostri partner commerciali non siano più in grado di far fronte al tipo d’impegni presi in passato, non può permettersi di fare a meno del contributo previsto per il minutaggio degli under; quantomeno se vuole durare nel tempo”. Il direttore sportivo lametino esprime il suo rammarico per i fischi domenica rivolti ai giovani dal pubblico di via Marconi. “Ci sono rimasto molto male essendo parecchio dannosi per chi, come loro, ha più che mai bisogno di un clima ambientale sereno per rendere al meglio. Nonostante ciò, posso tranquillamente dire che under come Crialese e Giacinti non sono mai scesi sotto la sufficienza. Gli altri a turno avvicendatisi hanno, a loro volta, sempre fatto il loro dovere. E’ risaputo che quando le cose non vanno per il verso giusto, l’anello debole diventano proprio i fuoriquota, ovvero coloro non ancora tempratisi caratterialmente, oltre che calcisticamente. Perciò noi tutti, area tecnica, giornalisti, dirigenza, ambiente, dovremmo essere bravi a tenerne conto. E qualcuno ritengo lo abbia fatto. Senza dimenticarsi che la scorsa stagione tra i tre under obbligatori figurava il nostro portiere che, in quanto ’91, quest’anno non lo è più, pur contribuendo sempre al minutaggio. Con la conseguenza che, in aggiunta ai due terzini, abbiamo dovuto collocarne un altro tra difesa, centrocampo ed attacco. Un aspetto, questo, di non poco conto”. Nonostante ciò, Maglia si dichiara pronto “a metterci la mano sul fuoco che quest’organico, anche rimanendo così com’è fino alla fine, non corre assolutamente il rischio di retrocedere. Anzi, resto dell’idea che, con l’aiuto di tutti, può ancora puntare ai play-off. Trattasi, d’altronde, di un gruppo costruito per altri obiettivi fermo restando che il sottoscritto ha sempre ammesso la presenza di qualche rosa più competitiva della nostra, potendo contare su un blasone e su budget decisamente più importanti”.
Facciamo quindi notare come, a nostro giudizio, in estate non si sia provveduto a colmare quella pecca che, pur in buona parte mascherata dalla ventina di gol e dalla decina di rigori procurati da Mancosu, era già costata carissima la scorsa stagione ai fini del mancato salto di categoria (semifinale play-off di ritorno docet): ovvero la bassa percentuale di finalizzazione rispetto alla gran mole di occasioni create. Attaccanti, o comunque esterni offensivi, come De Luca, Rana e Petrilli non hanno mai avuto grande confidenza col gol.. “Ritengo che una squadra debba arrivare alla conclusione non solo con gli attaccanti, anche se restano i suoi maggiori finalizzatori. Probabilmente l’avvio di torneo poco consono a quelle ch’erano le aspettative degli stessi ragazzi in primis, ha potuto provocare, a livello inconscio, un calo del livello di cattiveria agonistica e concentrazione. Sta insomma mancando proprio quella fame intesa come voglia di strappare a tutti i costi la vittoria. Ovviamente non è un concetto generale, ma che vale solo per qualcuno che non sta rendendo per il suo abituale valore”. L’autocritica del diesse. “Io per primo mi sarò un tantino adagiato su quello ch’era, l’anno scorso, il valore di questa squadra. Forse non considerando come in organico si contino sulle dita di una mano coloro che han giocato per vincere anche in categorie superiori. Per tutti gli altri, quella passata è stata una di quelle stagioni in cui sembra andarti tutto bene, per cui lo stesso valore del singolo viene esaltato. Avrò insomma sbagliato a non analizzare a fondo tale aspetto, esistendo invece giocatori abituati a standard di rendimento sempre altissimi, ovunque vadano. Nella rosa della Vigor sostanzialmente non ci sono calciatori abituati a navigare sempre nei quartieri alti della classifica. Anche se gran parte dei riconfermati sta comunque rendendo ai livelli dell’anno scorso: è il caso di Gattari, Giuffrida e qualche altro. E’ come se fossimo costretti a proseguire, per le aspettative di dirigenza, stampa e pubblico, il campionato scorso”. Visto che alla nostra precedente domanda aveva risposto dicendo come, a suo avviso, una squadra non debba concludere soltanto con gli attaccanti, abbiamo fatto notare all’ex direttore sportivo di Castiglione e Cosenza come nessuno, escluso Mangiapane su tiri da fermo, dei centrocampisti ed esterni a disposizione di Costantino vanti un certo feeling con la rete avversaria: E’ il caso di Giuffrida e Cerchia, i quali, complessivamente, in quasi due stagioni e mezzo di Vigor hanno fatto un solo gol, o dei vari Giacinti, Catalano, Catanese, Petrilli, Rondinelli, Cascione, Crialese, eccetera. “Credo che l’analisi debba essere un po’ più ampia, così è troppo riduttiva. In estate la Vigor era da parecchi addetti ai lavori pronosticata tra le favorite e noi non abbiamo fatto niente per smontare tali favori. Probabilmente pure le squadre avversarie adesso ci affrontano con un piglio diverso. L’anno scorso erano spesso gli altri a cercare di fare la partita, e noi, aiutati da un Mancosu straripante nelle ripartenze, li abbiamo puniti spesso così. Quest’anno, invece, ci affrontano spesso tenendo sette-otto-dieci elementi dietro la linea del pallone. Tant’è che sia in casa che fuori, il nostro possesso palla è di gran lunga superiore all’avversario. Ciò non toglie che qualcosa si è comunque sbagliato se si sono segnate appena sette reti in tredici partite. Ma sono stati più che altro errori di valutazione, non di scelta. Perché il signor Mancosu, verso cui nutro una grossa stima anche sotto l’aspetto professionale ed umano, prima di venire da noi aveva fatto sei gol giocando a corrente alternata (non certo per sua decisione – ci permettiamo di far però notare, bensì perché il tecnico Sanderra non lo “vedeva”, e poi Mancosu, prima del campionato vinto a Latina, seppur in D, era pur sempre reduce da un paio di stagioni nelle quali aveva complessivamente messo a segno oltre trenta gol - ndr) in serie C. Quindi, s’eravamo stati così bravi ad individuare un giocatore alla nostra portata a livello economico ed in grado di fare più di venti gol, quest’anno non possiamo essere diventati così fessi da non capire quali elementi potessero servire alla causa. Poi alcuni hanno anche avuto problemi fisici, ambientali o mentali”.
Capitolo mercato di gennaio. “Da qui alla sua riapertura ancora ci sono quattro giornate. Ovvio che, comunque dovessero andare, non cambieranno totalmente quello ch’è il pensiero mio e dell’allenatore su come e dove intervenire. Cosa ne pensa la dirigenza? Con la società mi rapporto giornalmente. E’ normale come, poi, per un discorso così importante faremo una riunione particolare. In ogni caso sanno già quella ch’è la nostra idea in proposito, anche se non è detto saranno per forza uno o due i correttivi apportati. Potranno infatti essere uno, così come tre o quattro. Di certo interventi tanto per fare non ne faremo. Essendo una squadra che crea molto e subisce pochissimo, riteniamo giusto intervenire in avanti per provare a colmare le lacune sin qui evidenziatesi. Crediamo basti poco per migliorarla, insomma, fermo restando che qualcosa in più da quelli che ci sono ora ce l’aspettiamo”. A chi gli ha invece chiesto se magari in estate non sia stato commesso l’errore di aver voluto accontentare la piazza coi “nomi” di Petrilli e Rana, piuttosto che cercare calciatori dal nome meno di richiamo ma con un pedigree calcistico più adatto a quelle che potessero essere le esigenze di questo gruppo, Fabrizio Maglia risponde così. “Rana negli ultimi tre anni avrà collezionato una presenza in A e sei-sette in B. Un giocatore comunque giovane ed in cerca di rilancio, tant’è che pur essendo ancora sotto contratto col Bari, ha accettato di liberarsene per rimettersi in gioco a Lamezia. Il che fa chiaramente presagire quelle che sono le motivazioni del ragazzo, sulle quali ho deciso di puntare. Tra l’altro nella gara di Gavorrano, alla prima di campionato, avendo giocato nel suo ruolo, per via della contemporanea assenza di De Luca, è risultato uno dei migliori in campo. Nelle gare successive si è provato a farlo coesistere in avanti con De Luca e non ha demeritato. E’ anche vero che proprio nella fase in cui poteva e doveva crescere l’intesa tra i due, si è infortunato restando fuori un mese. Quanto a Petrilli, qualsiasi osservatore esterno presente allo stadio, domenica si sarà chiesto cosa ci faccia un giocatore come questo in C2.. E’ arrivato per ultimo non per importanza, ma semplicemente perché sapete come sono andate le cose con Zeytulaev prima e Cruz dopo. A quel punto le opzioni disponibili sul mercato ovviamente non erano rimaste tante come nelle precedenti settimane. Senza nulla togliere al valore del ragazzo, sapevamo benissimo come non avesse le caratteristiche di Mancosu, ma abbiamo comunque ritenuto Petrilli in grado di fare pur sempre la differenza in questa categoria”.
Ferdinando Gaetano
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