
Lamezia Terme, 10 aprile - Un vero e proprio fiume in piena. Nelle consuete interviste d’inizio settimana, Benedetto Mangiapane non le ha certo mandate a dire né al signor Niccolò Pagliardini che alla stampa locale. “Non sono venuto qui – ha esordito in sala stampa - per scusarmi di aver lasciato la squadra in nove, ma in quanto disgustato da quello che ho letto sui giornali lunedì. Nessuno di voi si è infatti permesso di attaccare una terna arbitrale che ci ha distrutto in una partita che stavamo dominando fino a quando ci è stato consentito di giocare. Da capitano non mi avete dato neanche la possibilità di spiegare le due ammonizioni comminatemi. Si è anche scritto che avrei protestato chiedendo l’ammonizione del difensore del Teramo; cosa assolutamente non vera, avendo, invece, detto semplicemente all’arbitro Non ti sei accorto che ha allontanato volontariamente la palla? Il primo giallo l’ho invece preso per aver cercato di allontanare i miei compagni da lui, il quale ha invece pensato bene di ammonirmi. Forse lo sbaglio che ha fatto questa Vigor Lamezia in campo, è stato quello di essere una squadra fin troppo educata. Personalmente, infatti, mi son preso dei rimproveri dai miei compagni perché volevano andassi dall’arbitro per farci rispettare di più. Ma capito il personaggio, ho cercato di portarlo dalla mia parte. Non è però servito visto che in campo minacciava me e i miei compagni, facendomi venire persino il dubbio, ad un certo punto, che forse ci fosse qualcosa di scritto. Che forse ci mandano questi arbitri apposta. Ed allora la mancanza di rispetto che voi avete avuto nei miei confronti mi ha fatto un po’ pensare. Anche perché che voi mi mettiate 4 o 9 in pagella, me ne infischio altamente avendo ormai 35 anni e quindi la stima che posso avere da voi cerco di meritarmela soltanto in campo, senza mai leccare il culo a qualcuno fuori dal rettangolo di gioco. Però sentirmi dire che da capitano ho lasciato la squadra in nove, come se la sconfitta se la debba accollare il sottoscritto, non mi sta bene. Sono due notti che non dormo, sentendomi come se mi avessero rubato qualcosa senza aver avuto la forza di dire niente. Io dico solo che, dall’alto dei miei 35 anni, se domenica avessi vinto, sarei stato quasi salvo, e non posso pensare che un coglione, e scusatemi per il termine, di Arezzo debba venirmi a rovinare una partita, nonché le prossime. Perciò di che cosa volete che parliamo. Pensate che mi metto a piangere per il 4 o 4.5 che mi avete messo? Basta che vinciamo, potete mettermi 4 in pagella ogni domenica. Non vado dietro a queste cose perché io sono vero. Ripeto, mi ha fatto più male leggere che nessuno di voi abbia parlato di quello che ha combinato la terna arbitrale, quando, ad esempio, apro il giornale e vedo un titolo grande così con scritto che il Cosenza è stato derubato dall’arbitro. E del fatto che sono venuti a minacciarci in casa nostra, non scrivete niente, o meglio che sono andato a protestare con l’arbitro quando, invece, non gli ho detto assolutamente niente. E non si può neanche dire che la squadra sia stata nervosa nei riguardi del direttore di gara. Era soltanto convinta, e preparata mentalmente, a far propria la gara. Per cui non mi sta bene ricevere delle accuse gratuite da voi”.
Sarebbe stato decisamente meglio, però, che tali precisazioni il fantasista nativo di Alcamo le avesse fatte domenica stessa, a fine gara. Viceversa, non si poteva certo pretendere che i cronisti avessero sentito, dalla tribuna stampa, le parole dette dal capitano biancoverde all’arbitro nei secondi precedenti l’estrazione del secondo giallo. In mancanza di chiarimenti o delucidazioni al riguardo, è venuto spontaneo pensare che a Mangiapane potesse essere sfuggita qualche parolina di troppo con la, a quel punto conseguente, seconda ammonizione ed espulsione. Anche perché non sarebbe stata certo la prima volta che gli succedeva di eccedere nelle rimostranze verso il direttore di gara. La fascia portata al braccio, poi, non poteva che rafforzare nei giornalisti tale tesi, dato che proprio il capitano di una squadra è l’unico ad avere il diritto di chiedere, ovviamente con educazione e rispetto, all’arbitro delucidazioni e chiarimenti su una fase di gioco o su decisioni e provvedimenti presi. “Ma voi – risponde rivolgendosi sempre ai giornalisti presenti - mettetevi nei nostri panni, con le partite che diventano sempre meno e dopo essersene vista rovinata, da una terna come quella di domenica, una ch’era stata preparata nei minimi dettagli durante la settimana. Tra l’altro non si può neanche dire che il Teramo ci abbia messo in condizione d’innervosirci, essendo stata una sfida da noi dominata per come sostanzialmente ammesso dallo stesso allenatore abruzzese Cappellacci. Di cosa dobbiamo parlare? Di cosa mi ha detto l’arbitro in occasione del rigore assegnato al Teramo, cioè Decidi tu, o il rigore o assegno direttamente il gol. E mi ha pure ammonito. E vi garantisco che, a differenza di altre volte nelle quali sono stato espulso per proteste, stavolta non ho detto assolutamente niente. Non sono stato né maleducato, né arrogante. Ho semplicemente chiesto, da capitano, cosa avesse fischiato. Quindi se per voi questo vuol dire meritare il 4 in pagella, mi sembra un pochino esagerato. Il mister, giustamente, dell’operato della terna non ha inteso parlare. Ma io si, essendomi sentito letteralmente derubato ed inerme nel cercare di farmi rispettare. Lui, invece, è venuto qui a farsi la sua partita, ci ha rovinato e la sera se n’è tornato tranquillo a casa con i figli, anche se penso neanche ne abbia da mezzo uomo quale si è dimostrato di essere. Mentre il sottoscritto è dovuto andare a casa ed allontanarsi dai propri figli per il nervosismo che ha tuttora dentro”.
A chi gli chiede di aver comunque notato una squadra meno tranquilla del solito, Mangiapane replica che “ è normale visto che le partite diminuiscono e s’inizia a intravedere lo spettro di dover fare i play-out o addirittura, ma mi auguro non succeda mai, della retrocessione diretta. Però, ripeto, io domenica non ho visto tutto questo nervosismo. Ho visto la squadra mettere in pratica a 360’ tutto quello che il mister ci aveva chiesto, almeno fino a quando ci è stato permesso di poterlo fare”.
Resta tuttavia l’impressione che, proprio in virtù dell’eccessiva permalosità e fiscalità del mediocre arbitro di turno, bisognava evitare di eccedere in qualche inutile discussione. Come invece fatto, ad esempio, nel primo tempo, sul punteggio di 1-0, da De Luca. Con la conseguenza, per lo stesso centravanti, di esser stato da li in poi “puntato” dal fischietto aretino. Il trequartista di Costantino ritorna però sull’episodio costatogli il secondo cartellino giallo. “Sono semplicemente andato a dirgli Ma non te ne sei accorto che il loro difensore ha allontanato la palla? Senza neanche chiedergli di ammonirlo visto che da quest’anno ciò comporta il cartellino giallo. Non sono certo andato ad insultarlo anche perché sarei stato un pazzo, un coglione, dato che aveva comunque fischiato la punizione a nostro favore. Magari voi da trenta metri avete pensato il contrario, ma se fossi stato in torto di certo oggi non sarei venuto qui a rilasciare tali dichiarazioni. Ma non è tutto perché quando mi ha sventolato il rosso gli ho esclamato Ma hai capito quello che ti ho detto pochi secondi fa? E lui mi ha risposto No, non l’ho capito ma fai come vuoi”.
E che la versione (seppur, lo ripetiamo, a nostro avviso andasse fornita già domenica stessa per delucidare maggiormente i cronisti, e di riflesso i tifosi, su quanto veramente successo in campo) di Benedetto Mangiapane sia veritiera lo si è poi evinto dalla motivazione alla sola giornata di squalifica ieri inflitta allo stesso dal Giudice Sportivo (..per doppia ammonizione, entrambe per proteste verso l'arbitro).
“E’ clamoroso. Credetemi, ho chiesto alla società di mandare il dischetto della gara in Lega, perché mi sono davvero rotto. Ma sapete cosa ha detto uno dei due assistenti a Gattari? Mi auguro che fai un incidente e muori. Ma secondo voi questo è un comportamento corretto? Per me di corretto non c’è proprio niente. Una volta quando arrivava a Lamezia, la terna tremava. Adesso invece vengono, trovano i pasticcini, il Gatorade e tutto quello che vogliono. Trovano anche l’esercito a loro incolumità, per cui si sentono sicuri del fatto che nessuno potrà toccarli, e se ne vanno tranquilli dopo averci però rovinato. Forse è anche per via della nostra posizione di classifica se ci mandano arbitri di terza fascia. Io mi auguro soltanto di non incontrarlo mai più a questo soggetto. Credetemi, sto male nel sentirmi davvero derubato da un arbitro ch’è venuto qui a minacciare tutti. Prendiamo l’episodio della presunta simulazione di De Luca. Ok, non vuoi dare il rigore, non darlo ma neanche ammonisci l’attaccante sapendo che lo è già stato. Ma la malafede di questo arbitro la si è notata pure dal fatto che al 90’ ha ammonito Rondinelli. Cioè ancora continuava ad ammonire nostri giocatori. Per questo dico che è tutto già scritto. La Vigor Lamezia sta antipatica. Credetemi, in tanti anni di carriera io un arbitro, se così vogliamo chiamarlo, di questo genere non l’ho mai avuto prima. Sembrava fosse stato davvero mandato per farci perdere. Lo so che sto facendo delle affermazioni gravi, ma non potrei fare diversamente”.
Tutta questa rabbia agonistica accumulata domenica, adesso bisognerà però riversarla in campo a Chieti. “Noi lotteremo fino alla fine – rassicura Mangiapane -. Anzi, dopo quest’ultima partita io sono ancora più convinto che possiamo farcela. Anche perché il Teramo è squadra davvero ben organizzata e ben allenata. Per cui l’esser stati capaci di bloccare tutto il loro gioco, mettendoli così in difficoltà, mi ha ulteriormente convinto che la Vigor si salverà. E non è detto che non possiamo non andare a vincere a Chieti”.
Ferdinando Gaetano
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