
Lamezia Terme - Primo pari in campionato, dopo due vittorie per parte, tra biancoverdi e satanelli. Un punto da accogliere positivamente in casa lametina anche se resta un po’ l’amaro in bocca vuoi per essere stati raggiunti proprio ad un minuto dallo scoccare del novantesimo, vuoi perché l’attuale Foggia, nonostante l’organico di prim’ordine, è apparso ancora lontano parente della bella squadra ammirata nella passata stagione.
PIACENTI 6.5 Il Foggia si rende pericoloso solo con Cavallaro e lui si fa trovare pronto, all’uscita o alla respinta, nelle tre-quattro occasioni in cui è chiamato in causa. Riesce solo a toccare la palla, ma era quasi impossibile fare di meglio, sulla botta ravvicinata di Gigliotti
SPIRITO 5.5 Le incoraggianti prove offerte in precampionato lasciavano sperare in qualcosa di meglio. In queste prime sei giornate, invece, non ha mai particolarmente impressionato. Stavolta non strappa neanche la sufficienza. Non dà sicurezza in fase di contenimento ed è spesso impreciso nei disimpegni. Esce anzitempo per una leggera distorsione alla caviglia. Dal 17’st FILOSA 6 A pochi giorni dal suo arrivo, viene subito gettato nella mischia contro quella che, solo la scorsa stagione, era la sua squadra. Entra subito in partita con tre chiusure pulite. Appare in leggero sovrappeso
RAPISARDA 6.5 Ormai padrone della situazione nel ruolo di centrale in cui si è adattato con ottimi risultati. A fianco di Gattari non sbaglia nulla, spazzando con decisione quando c’è da farlo. Sfiora anche il gol con una girata acrobatica in quello che sarà l’unico vero sussulto dei primi 45’. Meno convincente, paradossalmente, quando, a seguito dell’entrata di Filosa, viene spostato nel suo ruolo naturale di terzino destro
GATTARI 6 Da qualche giornata ormai, è tornato a conferire sicurezza e tranquillità all’intero pacchetto arretrato. Sufficienza piena
MALERBA 6 Anche per l’esterno sinistro napitino quotazioni in netto rialzo. Molto più luci che ombre stavolta. Lotta con grande impeto e determinazione su ogni palla, strappando in due frangenti anche i meritati applausi del popolo biancoverde
GIAMPA’ 5.5 Piccolo passo indietro rispetto alle ultime uscite
BATTAGLIA 6 Finchè resta in campo, è dai suoi piedi che, nel bene e nel male, partono i rifornimenti per quasi tutte le azioni offensive dei biancoverdi. Alterna buone imbeccate ed aperture, a qualche lancio facile preda del portiere. Tende ad accompagnare poco l’azione, tant’è che spesso i compagni lo cercano vanamente al limite dell’area per la battuta a rete. Dal 15’st
PUCCIO 6 Non sfrutta a dovere una potenzialmente pericolosa ripartenza ma nel complesso strappa una stiracchiata sufficienza
SCARSELLA 7 Raggiunge a quota due gol i cannonieri Del Sante ed Improta, confermandosi centrocampista dal gol facile. Nel primo tempo coi suoi ripetuti inserimenti mette in ambasce la retroguardia rossonera. Peccato la sua zampata non sia bastata a raccogliere l’intera posta
MONTELLA 6 Si sveglia dal torpore iniziale soltanto attorno al 40’, ma poi si fa perdonare con tre preziosi calci piazzati conquistati (e tuttavia mal sfruttati) e con un gran sinistro che, dopo pochi secondi dal rientro in campo, fa gridare al gol i 1200 presenti. Dal 40’st
CATALANO SV
DEL SANTE 6 Nel primo tempo, imbeccato da Battaglia, prova il tiro al volo, senza inquadrare lo specchio, da buona posizione. Nella ripresa si fa apprezzare per una bella “spizzata” a lanciare Montella e per un’insidiosa girata respinta corta da Narciso senza però alcun biancoverde pronto ad approfittarne col tap-in risolutore. Per il resto è ben controllato dal forte duo centrale dei satanelli
IMPROTA 6 Mezzo voto in più giusto perché mette il grosso zampino in occasione del momentaneo vantaggio. Tiene troppo palla finendo per essere puntualmente raddoppiato, se non triplicato, in marcatura dai pugliesi. Ultimamente sembra esprimersi meglio lontano dal D’Ippolito
ERRA 6 Il voto è per quanto fatto complessivamente vedere dai suoi contro Agnelli e compagni. Per la terza partita consecutiva, la squadra subisce gol nei minuti finali arretrando eccessivamente il proprio baricentro e non riuscendo più a ripartire con efficacia. Ad ogni modo 9 punti, ed una sola sconfitta, in sei giornate restano un bottino apprezzabile
E’ un mister Erra che si sforza di vedere il bicchiere mezzo pieno, quello che si presenta in sala stampa a fine gara. “Gara equilibrata, e quindi risultato giusto, contro una squadra forte, venuta a giocarsela con buone geometrie ed idee di gioco. Siamo stati bravi a concedere pochissimo ed a riuscire a sbloccarla a 10’ dalla fine, salvo poi essere raggiunti ad un minuto dalla fine a seguito di una nostra ingenuità su un calcio da fermo. Il rammarico è solo per aver visto sfumare in extremis tre punti che avevamo ormai in pugno. Complessivamente, infatti, il risultato finale ci sta”.
Per la terza gara di fila, gli avversari trovano il gol in zona Cesarini. “Quando si prende gol su calcio piazzato la condizione fisica non centra nulla. Tra l’altro abbiamo chiuso con una sorta di arrembaggio finale, mettendo due-tre palle in area. Di solito questo tipo di partite le porta a casa chi segna per primo, ma dovevamo essere più attenti e determinati nell’azione costataci l’1-1. Ad ogni modo sono contento perché questa squadra sta dando tutto, mettendoci l’anima ed il cuore ogni domenica”.
Il trainer salernitano motiva così la sostituzione del play Battaglia. “Loro avevano un centrocampista esperto come Agnelli che ad un certo punto è andato a fare quasi la mezzapunta. Di conseguenza, essendo Battaglia più elemento d’impostazione e costruzione, ho preferito mettere un giocatore fresco più esperto ed abile nell’interdizione, come Puccio”.
L’ex Primavera dell’Inter stavolta è infatti partito dalla panchina. “Avendo uomini contati e trattandosi della terza partita in sette giorni, ho voluto fargli tirare un po’ il fiato come d’altronde fatto a Melfi con Giampà”.
“Era una partita pericolosa. Mercoledì sembrava che avessimo battuto una squadra abbordabile che poi ieri è invece andata a dominare a Salerno. Abbiamo tamponato, mascherando bene la superiorità tecnica evidente del Foggia. Se andiamo a leggere la distinta, infatti, leggiamo di una squadra che non fa minutaggio e che possiede calciatori con alle spalle tanti campionati di B e Prima Divisione, se non addirittura ex serie A come Potenza. Cerchiamo di fare sempre del nostro meglio ma in campo poi ci sono anche gli avversari che spesso ti costringono a giocare una partita diversa da quella che avevi preparato. Nell’occasione abbiamo dovuto giocare più sulla difensiva, sebbene Piacenti non abbia dovuto fare alcun serio intervento”.
Quanto all’ipotesi di gettare nella mischia Voltasio, nella seconda metà della ripresa, al posto di un Giampà apparso un po’ stanco, Erra fa notare di aver “messo Catalano, con passaggio al 4-4-2 e dirottamento di Improta in marcatura su Quinto ch’era il loro fulcro del gioco. Capisco – sorride – che siete tifosi di Voltasio, ragazzo corretto che sta crescendo, però di fronte ad un centrocampo con calciatori così importanti, ritengo che nei minuti finali Catalano potesse essere un po’ più pronto”.
Nonostante il pari quasi in extremis, il tecnico rossonero De Zerbi non è certo il ritratto della felicità. “Per come si era messa la partita, alla fine è un punto guadagnato. Se invece pensiamo a quello che potevamo fare nell’arco dei 90’, sono due punti persi. Ancora non vedo una squadra convinta della propria forza ed è un aspetto, questo, sul quale sto battendo tanto. Sembriamo frenati. Ci manca quella spensieratezza in grado di farci giocare per come sappiamo. Oltre che persone vere, infatti, ritengo di avere a disposizione giocatori forti, dai quali pretendo per questo di più. Dobbiamo fare il salto di qualità. Di positivo c’è la forte reazione avuta dopo esser andati in svantaggio. Che impressione mi ha fatto la Vigor? Squadra tignosa, consapevole di dover lottare su ogni pallone”.
Gol con doppia dedica quello messo a segno dal difensore francese, ma con lontane origini calabresi (“Sono di Marsiglia ma i miei nonni erano calabresi, anche se non so originari di quale paese visto che mio padre è nato in Argentina per poi spostarsi in Francia per giocare”), Gigliotti. “Prima della partita avevo detto alla mia ragazza che, qualora avessi segnato, gli avrei dedicato il gol. Ma è dedicato anche a questa società alla quale mi sono ormai affezionato. L’avevo lasciata per andare a giocare nella Serie C spagnola in una squadra dove non mi conosceva nessuno ed il mister non mi voleva. Per cui lo scorso gennaio ho strappato il contratto e sono tornato a casa avendo avuto la fortuna di ricevere la chiamata del ds del Foggia, Di Bari. Il gol? La palla mi è arrivata perfetta ed ho calciato talmente bene che ho quasi sfondato la porta malgrado il portiere ci fosse quasi arrivato. Dobbiamo guardare dietro e non avanti, pensando partita dopo partita”.
Ferdinando Gaetano

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