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Lamezia Terme, 18 gennaio - Dopo un periodo di sole panchine, da qualche giornata Giovanni Catanese è tornato a trovare spazio in pianta stabile, tanto da essere reduce da due gare consecutive disputate da titolare. A Melfi ha agito da trequartista alle spalle di De Luca ed affiancato, ai lati, da Rondinelli e Zampaglione. “E’ stato un match duro, con molti contrasti. Il ruolo ricoperto, per quanto mi riguarda, non ha rappresentato una novità avendovi già giocato nella Primavera della Reggina. Non è stato quindi difficile calarmi nella parte”.

Certo che, dopo averlo sin qui visto all’opera in biancoverde, viene un tantino difficile pensare, per caratteristiche strettamente tecniche, ad un Catanese fantasista o mezzapunta, vale a dire le posizioni nelle quali ha prevalentemente giocato in amaranto. Piuttosto, ci ha dato l’impressione di un elemento che fa semmai del movimento, della dinamicità, e quindi della quantità, la sua arma migliore. Solo in tal senso si potrebbero infatti “giustificare” le diverse occasioni da rete dilapidate dal giovane classe ‘93 nei primi tre mesi di campionato.  “In effetti – ammette - ad inizio stagione ho sbagliato qualche gol di troppo, per cui spero di potermi riscattare segnandone uno al più presto. D’altronde, il passaggio dal campionato Primavera a quello di Seconda Divisione non è indolore. Qui si gioca meno palla a terra, mentre l’aspetto fisico, essendoci molti più contrasti, è decisamente più importante”.

Reggino al pari di Catanese, è anche uno dei due rinforzi approdati subito dopo Capodanno alla corte di Massimo Costantino. “A Lamezia – osserva Mimmo Zampaglione - mi sto trovando benissimo anche perchè conoscevo già alcuni dei miei attuali compagni. Fermo restando che, alla fine, per un calciatore è soprattutto importante giocare, ed io mi auguro di continuare come fatto in queste prime due partite. Comunque anche a Reggio stavo giocando. Forse l’unica gara nella quale sono inizialmente rimasto in panchina, è stata proprio quella contro la Vigor, ma è successo per altre vicissitudini che ora non mi va di spiegare”.

La punta di proprietà del Chievo spiega i motivi che l’hanno convinto a cambiare casacca. “Una scelta, la mia, dipesa anche dal modo di giocare di mister Costantino che ritengo congeniale nell’esaltare le caratteristiche del sottoscritto. Cosa che non avveniva nel 3-5-2 utilizzato dall’Hinterreggio, visto che finivo spesso per ritrovarmi a giocare spalle alla porta. Condizione non certo ideale per un calciatore che ha corsa e predilezione nel gettarsi negli spazi. Nonostante ciò, a Reggio ho ugualmente lavorato con professionalità, mettendomi a completa disposizione di tecnico e compagni. Avendo poi constatato come la società biancazzurra fosse ricorsa al mercato prendendo altre due punte, e sapendo, altresì, che il mister avrebbe continuato a giocare con due attaccanti, ho preferito parlare con la dirigenza e decidere di andar via”.

A Lamezia l’ex bomber della Valle Grecanica (dove chiuse la stagione con oltre 30 gol all’attivo) è chiamato a risollevare le quotazioni realizzative di un gruppo che nel girone d’andata ha fatto una fatica enorme a metterla dentro. “Per un giocatore ed in particolare per uno col mio carattere, assumersi delle responsabilità è una cosa bella. Viceversa, d’altronde, non sarei venuto qui Lamezia. Mi piace sapere che magari un mio compagno fa molto affidamento su una palla data al sottoscritto. Ad ogni modo questa squadra di palle-gol ne ha create a iosa, solo che poi, vuoi per sfortuna vuoi per bravura degli avversari, non si sono concretizzate. Basta insomma poco, a volte, per far scoccare quella scintilla in grado di permetterti di vincere una gara che altrimenti avresti solo pareggiato. Io sono venuto con grande umiltà in questa città ed in questo club che, so, mi stima molto, e voglio ripagare sul campo tale fiducia”.

Un matrimonio calcistico, quello tra il bomber di Saline Joniche ed il sodalizio di via Marconi (con in testa il ds Maglia) finalmente “consumatosi”.  “Erano ormai tre anni che facevamo tira e molla ma, alla fine, ogni volta, vuoi per colpa mia o di altri, la trattativa non andava a buon fine. Stavolta ci siamo finalmente riusciti. E posso dire che sto lavorando bene  anche perché messo a mio agio e trattato da professionista. C’è un mister che sa ben preparare le partite e che ti agevola nel lavoro, oltre ad una società in grado di non farti mancare niente. Chi arriva in questa piazza, perciò, deve pensare unicamente a giocare a calcio, potendo, per il resto, godere di una buona organizzazione sia dentro che fuori dal campo”.

Zampaglione si dice fiducioso circa l’intesa con l’altro recente acquisto Longoni. “Credo siano i numeri a parlare visto che, pur essendo rimasto fermo, per propria scelta, negli ultimi sei mesi, la sua carriera dice che ha sempre fatto bene, e segnato, ovunque è andato. Poi è ovvio che nel calcio i ricordi non bastano, ma ci si deve confermare anno dopo anno, però rimango ottimista anche perché la squadra, per il modo in cui gioca, ovvero con quasi quattro attaccanti, di palle gol ne crea. Nella visione di gioco che ha il mister, due punte esterne naturali come noi, anche se io prediligo andare in profondità mentre a Longoni piace di più giocare palla al piede, ritengo possano rappresentare un mix perfetto. Senza nulla togliere a chi c’era prima, cioè Rana e Petrilli, anche perché non li conosco come giocatori”.

Da qui a maggio, l’esterno offensivo classe ’86 avrà un’occasione probabilmente irripetibile: dimostrare di saper far gol a iosa anche tra i professionisti. “Non voglio trovare scusanti, ma c’è comunque da dire che nei dilettanti ho sempre giocato con maggiore continuità, cosa mancatami, pure per mancanza di fiducia nei miei riguardi, in Lega Pro. Per un attaccante  due sono le cose più importanti: giocare con continuità e sentire la fiducia dell’allenatore. Ed al sottoscritto non è mai successo nelle precedenti esperienze tra i professionisti. La scorsa stagione, ad esempio, ad Aversa mi sono ritrovato chiuso in virtù del fatto ch’eravamo una decina di elementi offensivi di livello. E si sa che quando vieni mandato in campo saltuariamente e magari ti capita di sbagliare la partita in questione, poi si fa dura”.

 

Ferdinando Gaetano

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