
Lamezia Terme - Soltanto domani, salvo ulteriori slittamenti, i legali della Vigor Lamezia invieranno al Collegio di Garanzia dello Sport del CONI il ricorso avverso la sentenza della Corte d’Appello Federale che, ribaltando quella del TFN, ha retrocesso d’ufficio in serie D il club biancoverde.
Le probabilità che l’organo che rappresenta l’ultimo grado della Giustizia Sportiva riammetta in Lega Pro la società di via Marconi, non sono tuttavia elevate, specie se rapportate alla recente (essendo stata depositata lo scorso 9 settembre) sentenza n. 36350/15 della Corte di Cassazione, sez III Penale, che ha costituito l’ultimo atto dell’arcinoto caso denominato “Calciopoli”. In estrema sintesi, infatti, ivi si afferma che il delitto di frode sportiva rientra tra quelli comuni di pericolo e, come tale, è insuscettibile di tentativo. La condotta, cioè, si intende realizzata e consumata con il compimento di atti idonei e univocamente rivolti all’alterazione di una gara. L’effettiva alterazione del risultato è invece irrilevante, essendo quest'ultimo un evento estraneo alla fattispecie. Come a dire, facendo l’esempio del match per il quale è stata condannata la Vigor Lamezia, che poco importa se alla fine il tentativo di combine relativo all’incontro Vigor – Paganese dello scorso 12 aprile non sia andato in porto.
Ferdinando Gaetano
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