
Lamezia Terme - Ultima settimana di allenamenti in casa Vigor Lamezia dopo la grande gioia che ha fatto seguito alla conquista della promozione in Lega Pro Unica con una giornata d’anticipo. Unico protagonista del consueto appuntamento del martedì con la stampa, è stato quel Massimo Costantino che domenica, a fine gara, ha dedicato il traguardo raggiunto alla moglie ed al figlioletto, essendogli stati sempre vicini anche nei momenti difficili a livello calcistico. Tante le domande poste dagli operatori dell’informazione ed alle quali ha risposto per quasi quaranta minuti.
L’allenatore nato quarant’anni fa a Milano inizia spiegando quelli che, a suo avviso, sono stati i motivi alla base della prestazione poco brillante offerta contro il Castel Rigone. “I nostri primi 60’ di gioco non sono stati frutto né di una condizione fisica approssimativa, né di un esaurimento di energie mentali. Bensì, esclusivamente della tensione legata all’importanza della partita e del momento. Tensione che si tagliava a fette anche nel pre-partita. D’altronde, nelle sfide precedenti, ed in particolar modo nelle ultime due, la squadra era stata viva sotto tutti i punti di vista. Nella semifinale play-off di ritorno con la Paganese c’era la stessa tensione e tuttavia la squadra allora sfornò una grossa prestazione? Ogni squadra ha propri pregi e difetti, e quella era una squadra molto diversa. Una formazione che, pur avendo alla fine fallito l’obiettivo, camminava da sola. Era un rullo compressore sotto tutti i punti di vista. Tant’è che non ha avuto alti e bassi durante la stagione, come invece successo all’attuale. Quindi quella tensione che si respirava domenica era per certi versi giustificata”.
Contro gli umbri, Costantino ammette di aver commesso un errore. “Col classico senno di poi, posso affermare che col 4-3-3 avremmo avuto maggior possesso palla e coperto meglio il campo. Il mister ha quindi sbagliato a proporre il 4-2-3-1 anche se era il modulo che vi aspettavate voi stessi comunque convinti che probabilmente più attaccanti ci sono in campo e meglio è, anche se non è così. Questa può essere la piccola parte legata a motivi tattici alla base della prestazione non eccezionale offerta, domenica, nei primi due/terzi di gara”.
A chi gli chiede se la reale prospettiva di poter migliorare l’attuale posizione di classifica possa essere uno stimolo sufficiente a chiudere nel migliore dei modi in quel di Melfi, risponde senza diplomazia. “A qualche giocatore probabilmente non gliene fregherà niente. Perciò cercheremo di mandare in campo una squadra che abbia i maggiori stimoli possibili. Quando stai per raggiungere un obiettivo, a volte cambi poco non perché gli altri elementi della rosa abbiano meno motivazioni, ma soltanto perché cambiare troppo vorrebbe dire scombussolare determinati equilibri. In questo frangente tuttavia ritengo ci siano dei ragazzi, almeno un paio, che stanno meglio rispetto a chi ha giocato di più, e domenica li manderò certamente in campo. Per far risultato in Lucania, dovremo cambiare sicuramente qualcosa”.
Il trainer biancoverde non nasconde le difficoltà che presenterà, a livello mentale, il match di domenica in casa dei gialloverdi. “Bisogna approcciarci gradualmente al match di Melfi che sarà difficile da preparare per tutta la gioia e le feste che ci saranno ancora (vedi quella che dovrebbe tenersi venerdì sera in piazza anche se non ancora ufficializzata ndr) in questa settimana. La nostra promozione nella C unica ha avuto più clamore rispetto a quella dell’Ischia o di altre squadre del girone e ciò è stato avvertito pure dai calciatori. Dovrò cercare di pescare tra quei dodici-tredici ragazzi che mi stanno seguendo maggiormente in questi giorni in cui capite bene che non è facile restare concentrati. A me dispiace andare a Melfi e probabilmente non fare una buona partita, però è naturale che a livello mentale dopo la gara di domenica più di qualcuno ha staccato la spina; e se questa non è attaccata alla testa, le gambe non girano nonostante sotto l’aspetto fisico la squadra stia benissimo. Sull’undici che manderò in campo, quindi ci saranno sia scelte tecniche, che legate a condizioni mentali. Non è che farò un turnover giusto per far giocare tutti, questo non esiste trattandosi comunque di una partita di Lega Pro, ma solo per schierare una formazione più tonica e motivata. Alla fine, ripeto, migliorare l’attuale posizione è una motivazione che può essere sufficiente per il sottoscritto e la società, ma non tanto per i calciatori. Senza contare che per come il campionato è stato strutturato a livello di regolamento, arrivare quarti, settimi o ottavi, è la stessa cosa”.
Chiediamo a mister Costantino se questa promozione per lui abbia qualche similitudine con quella, dall’Eccellenza in D, conquistata nella stagione 2008-09 alla guida della Rossanese. “Pur essendo state situazioni profondamente diverse, alcune similitudini le colgo. Allora arrivavo da una serie D col Campobello di Mazara dove mi ero dimesso a causa di gravi problemi societari. Avevo poi rifiutato un paio di situazioni visto che volevo rimanere in categoria. Poi mi chiamarono la squadra seconda o terza in classifica, e rifiutai, accettando invece la Rossanese ch’era quartultima. Vincemmo quasi tutte le partite, arrivando ai play-off e prevalendo pure nella fase interregionale. Fu un’esperienza bellissima . Qui è stato interrotto il rapporto e quindi ripreso. Aspetti diversi, ma con similitudini. Due gioie bellissime anche se questa l’ho vissuta a casa mia. Spero di vincere qualche altro campionato, magari in categorie ancora superiori, però sono anche cosciente del fatto che questo potrebbe rimanere il fiore all’occhiello della mia carriera. Vincere in serie C e nella tua città, è il massimo. Anche se arriveremo ottavi visto ch’è stata la Lega a strutturare così l’attuale campionato”.
Differenze tra il primo Costantino e quello ritornato in sella dopo l’intermezzo della gestione Novelli? “L’essere umano, in quanto tale, può commettere degli errori e comunque correggerli. E’ normale che alcune cose, relativamente al mio esonero che non ritenevo giusto, non mi fossero andate giù, tipo come fosse stata valutata la situazione. Il mio obiettivo, però, era quello di far bene e vincere. Di conseguenza ho cercato di mettere da parte tutti i rancori, anche se ad essere sincero non ne avevo molti dato che a questi dirigenti ed a questo direttore sportivo ero comunque molto legato a livello personale, comportandomi da persona intelligente. Ed in questo, devo dire la verità, sono stato aiutato dalla società, avendo probabilmente capito che qualcosina avevano sbagliato pure loro. Mi hanno così assecondato un po’ di più in alcune scelte, ovviamente non tecniche, come, ad esempio, sull’orario e sede degli allenamenti, numero di sedute, eccetera. Si sono insomma dimostrate persone intelligenti, e così facendo hanno fatto il bene della Vigor Lamezia e non certo di Massimo Costantino”.
Pur nella sua irregolarità di fondo, alla fine la Vigor Lamezia ha avuto una marcia più regolare rispetto alle altre contendenti all’ottava piazza. E ciò ha probabilmente fatto la differenza. “Quando sono stato richiamato, al direttore ho detto come l’importante sarebbe stato fare quattro punti in ogni ciclo di tre partite. Ero certo sarebbe stato sufficiente tale ruolino. Sarebbe insomma bastata la stessa resa avuta nelle prime dieci partite. Sono quindi contento del rendimento avuto anche se consapevole che potevamo fare ancora meglio, tipo chiudere quinti o sesti, anche se alla fine non sarebbe cambiato niente lo stesso. Abbiamo commesso errori da sciocchi in qualche partita, mentre in altre si è perso o pareggiato immeritatamente. Ovviamente non voglio e non posso considerare quello che sarebbe potuto succedere, in mia presenza, nelle partite in cui la squadra è stata diretta dall’altro allenatore. Tornando alla domanda, posso quindi confermare come nella nostra irregolarità siamo comunque stati regolari. Adesso speriamo di chiudere bene tornando con qualche punto da Melfi”.
A chi gli domanda quali ritiene siano stati i propri meriti in questo successo sportivo, risponde così: “ l’essere stato intelligente nel momento in cui sono tornato. Ad esempio soprassedendo su cose, affermazioni e comportamenti, da qualunque parte siano stati manifestati, che non mi sono piaciuti o che avrei potuto smentire numeri alla mano. E questo è servito a fare il bene della squadra e della società. Se ho avvertito un senso di rivincita? No, anche perché, a mio avviso, non sono stato mandato via in modo scientifico o chissà per quale motivo. Probabilmente, invece, perché pensavano altre cose. Solo che poi queste sono andate diversamente e quindi non le hanno più pensate. Per cui non ho avvertito e non avverto questo spirito di rivincita. Sono soltanto consapevole che questa vittoria mi appartiene, così come appartiene a tutti gli altri. E’ normale che il mio marchio l’ho impresso, lungi, però, dal prendermi particolari meriti avendoli condivisi sin dall’inizio con tutti”.
Inevitabile, a questo punto, la domanda sul suo futuro e nello specifico sulla possibilità che possa rinnovare con la Vigor. “La disponibilità da parte mia c’è. L’essere riusciti a conseguire un risultato importante non deve però condizionare nessuno. Mi spiego meglio, se questo tecnico è ritenuto la persona giusta per prendere parte a quello che sarà il prossimo campionato, mi verrà fatta un’offerta che in tal caso valuterò. Altrimenti amici più di prima. Non porterò assolutamente rancore verso nessuno. La sensazione che ho? Per come va il calcio e sono andate le cose, mi aspetto mi venga formulata un’offerta. Meglio lasciare da vincenti? Io dico che ci sono casi e casi. Nel senso che potrebbe anche essere vero ciò, ma ritengo non sia il caso nostro. Avendo centrato una categoria superiore, la società potrebbe anche vederla come continuazione di un ciclo. Dipende dai punti di vista, insomma. Poi l’allenatore valuta sempre la proposta. Di certo, per me allenare la Vigor Lamezia anche l’anno prossimo sarebbe solo un vantaggio. Di svantaggi non ne vedo sinceramente”.
Quanto ad un ipotetico ed eventuale interessamento del Cosenza, “finora non mi ha chiamato al contrario di quanto successo al termine della scorsa stagione. Se poi qualcuno sta pensando a me, questo ovviamente non posso saperlo”.
Scontata la risposta a chi gli chiede quanti cambiamenti vorrebbe, rispetto all’attuale rosa, qualora dovesse restare alla guida del sodalizio lametino. “E’ un discorso che onestamente non mi va di affrontare. Non ho la carica per rispondere a questa domanda. Potrebbe farlo solo il direttore sportivo avendo un altro anno ancora di contratto”.
Le famose quattro vittorie iniziali, facciamo osservare noi, alla fine sono state un bene o un male? A fare la differenza in positivo, infatti, sono stati proprio quei 12 punti raccolti nei primi 360’. Al contempo, però, qualcuno potrebbe anche dire che hanno contribuito ad illudere l’intero ambiente, con lo stesso Costantino che ha finito per pagarne le conseguenze con l’esonero d’inizio novembre. “Se non ci fossero state chi lo sa. Nel calcio si può parlare e giudicare solo ciò ch’è stato e non quello che sarebbe potuto essere. Mi viene da dire che sono state un bene, comunque. Che poi abbiano potuto creare false aspettative, ci può stare anche. Sicuramente, però, non le hanno create nel sottoscritto il quale, anche al termine di ognuna di quelle prime quattro partite, ha sempre detto al direttore ciò che pensavo. Ogni qualvolta notavo, anche dopo aver vinto, delle problematiche nella squadra, lo facevo presente al direttore, evidenziando, al contempo, cosa servisse. Anche se poteva dare qualcosina di più, alla fine ritengo questa squadra si ritrovi nella posizione che ha meritato”.
Fino a dove si possono spingere i meriti della Vigor e dove, invece, sono subentrati i demeriti altrui? “Le prime otto ritengo abbiano tutte meritato la promozione. Quanto alla mia squadra, c’è comunque da dire che si è sempre rialzata dopo una caduta. Le tre vittorie in trasferta contro Casertana, Aprilia e Poggibonsi sono state gare particolari visto che si era, in tutti e tre i casi, reduci da momenti difficili. I ragazzi hanno sempre avuto il merito di rimettersi prontamente in carreggiata dopo un risultato negativo. Per quanto mi riguarda, tutto ciò mi è ovviamente servito come esperienza per migliorare in futuro”.
Le ultime battute dell’intervista collettiva Costantino le spende tornando con la mente alla festa scoppiata subito dopo il triplice fischio del signor Bellotti di Verona. “Ho tanto festeggiato sul campo e negli spogliatoi con la squadra, tutto lo staff, dirigenti e tifosi. Posso dire di aver visto zio Pino Crapella come mai l’avevo visto prima! La sera poi siamo stati in un locale assieme alle nostre famiglie, visto ch’era giusto condividere con loro tali momenti. Alla fine devo però dire che sono stato più contento per gli altri, vedi ad esempio i figli del direttore che ci tenevano tantissimo, che per me stesso. Non ci crederete, ma è così”.
Vigor Lamezia invitata in Comune
Venerdì 2 maggio alle 10:00, nella sala riunioni del Comune inaugurata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in via Perugini, il sindaco Gianni Speranza e l'Amministrazione comunale riceveranno la Vigor Lamezia.
“A nome di tutta la città – ha detto l’assessore allo Sport, Rosario Piccioni – vogliamo rivolgere di persona un grandissimo ringraziamento alla società, allo staff tecnico e ai giocatori per la splendida promozione ottenuta che rende orgogliosa la nostra comunità e vogliamo farlo proprio nella casa comunale, che è al contempo sede istituzionale ma anche la casa di tutti i lametini. Il conseguimento sul campo della serie C unica entra, infatti, a pieno diritto nella storia dello sport cittadino. In tutti questi anni ho sempre seguito con grande attenzione le vicende sportive, non solo della Vigor, e so bene quanto questo risultato sia il frutto del lavoro di una società che ha fatto della serietà, della passione e del rigore economico i capisaldi di un progetto che oggi vede i suoi frutti ma che nasce da lontano. La giornata di domenica 27 aprile 2014 rimarrà per sempre impressa nella memoria dei lametini. Un turbinio di emozioni: dal D'Ippolito tutto bianco-verde pieno di passione e coreografie che ha trascinato i giocatori a vincere per loro, per la società ma anche per tutta la città; alle piazze e vie cittadine piene di colore, gioia ed entusiasmo coinvolgente. Ma la cosa più bella è aver rivisto protagoniste le famiglie: nonni, padri e figli tutti insieme e festanti all'insegna dei colori bianco-verdi e di una passione che sarà sempre nel cuore della città. È proprio questo lo sport che vogliamo: uno sport in cui lo stadio torni ad essere un luogo di aggregazione e socialità, all'insegna della passione per un semplice pallone che rotola”.
Nel corso del pubblico incontro in programma a Palazzo Maddamme, la società del presidente Claudio Arpaia farà ovviamente presente sia al primo cittadino che all’assessore Piccioni quelli che saranno i lavori necessari ad adeguare l’impianto di via Marconi ai requisiti stabiliti dalla Lega per potervi disputare il nuovo, prestigioso, campionato di Lega Pro Unica. Dopo la singola seduta odierna al Riga, domani, intanto, consueta partitella pomeridiana del giovedì al D’Ippolito.
Ferdinando Gaetano
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