
Lamezia Terme - Una conferenza stampa paragonabile al classico ultimo giorno di scuola, quella tenuta questa settimana dall’allenatore della Vigor Lamezia Massimo Costantino. In attesa di lumi su quello che sarà il proprio futuro, considerato che il contratto che lo lega al sodalizio di via Marconi scadrà il prossimo 30 giugno, “l’imperatore” si è sottoposto a quella che potrebbe anche essere stata l’ultima sua uscita pubblica da trainer dei biancoverdi. Giusto poche battute quelle dedicate all’ultima fatica stagionale, ovvero al secco 3-0 rimediato in quel di Melfi. “Anche il Messina poteva fare meglio in questo torneo, quindi figuriamoci noi. Certo, qualora domenica fosse stata partita vera anche per noi, avremmo potuto chiudere settimi o addirittura sesti, invece che ottavi. A Melfi, invece, è stato come se fossimo già in vacanza (e lo si è capito chiaramente dalla goffa dinamica del primo gol lucano ndr). Ad ogni modo, avevamo detto che ci saremmo salvati all’ultima giornata e ci siamo invece riusciti con 90’ d’anticipo. Era talmente complicata la situazione, vedi esoneri, otto partite di fila senza far gol e nove consecutive senza vincere in casa, che, a mio avviso, abbiamo fatto qualcosa di grande”.
Costantino risponde così a chi gli chiede se, e quanto, sia eventualmente cambiato tra il prima ed il dopo esonero. “Premesso che mi ritengo un allenatore esperto ma pur sempre giovane, visto che alla mia età solitamente c’è gente che inizia a fare questo mestiere mentre io ho già tanto alle spalle, sia in termini di numero di panchine che di campionati, devo comunque dire che una situazione del genere non l’avevo mai vissuta. Solo a Campobello di Mazara, in D, avevo lasciato in corso perché non c’erano più le minime condizioni per restare, leggi situazione societaria veramente drammatica ed insostenibile. Per cui quello di quest’anno è realmente stato l’unico vero esonero della mia carriera. Un’esperienza decisamente diversa dalle altre, quindi, e che mi ha fatto capire cosa rappresenti realmente un esonero. Mi ha fatto migliorare molto, facendomi toccare con mano cosa sia il calcio in determinate situazioni. Ho avuto la prova di quel che pensavo, e cioè che non ci sono progetti perché tutto è legato ai risultati anche se non è stato propriamente il caso che mi ha riguardato. Come ho già detto qualche settimana addietro, ritengo di essere stato bravo, quando rientrato, nel mettere la Vigor Lamezia davanti a tutto. E sono stati bravi anche gli altri in tal senso”.
L’ex allenatore della Rossanese non è d’accordo sul fatto che possa essere stato richiamato anche per il non essersi lasciato andare a dichiarazioni al vetriolo dopo il suo esonero novembrino. “Secondo me questo non ha influito. Al verificarsi di simili situazioni, quando c’è un tecnico che per tre stagioni e mezzo ha fatto bene e che conosce l’ambiente, ad una decina di giornate dal termine del campionato questi rappresenta sempre la migliore soluzione possibile. Conoscevo già la rosa, i dirigenti, l’ambiente e via dicendo. E’ stata la decisione più semplice, e probabilmente più giusta, da prendere. Anche qualora avessi “accusato“ la società, quindi ritengo mi avrebbero ugualmente richiamato”. Tutto nella norma, insomma. “Per me il calcio è lavoro, vita, modo di essere. Semmai, alcune volte non riesco ad identificarmi in determinate situazioni o modi di essere degli altri. Se vuoi restare in questo mondo, però, devi per forza avere a che fare anche con persone che non la pensano esattamente come te”.
A chi cerca di pungolarlo chiedendogli lumi sulla presunta poca chiarezza al momento fatta dalla società circa quello che sarà il condottiero della squadra nella stagione 2014-15, replica che “loro ormai mi conoscono talmente bene che potrebbero anche farmi un nuovo contratto senza incontrarmi preliminarmente. Sanno come la penso in tutto e per tutto, nonché quali giocatori mi piacciano. In base a quanto guadagno e cosa vorranno fare, mi formuleranno la loro offerta. L’incontro che ci sarà prossimamente tra me e loro, per salutarci o per proseguire il nostro rapporto, sarà infatti una formalità. Io invece vorrei sentirli. D’altra parte, sono ormai quattro anni che lavoro assieme al direttore Maglia, il quale si sarà perciò fatto già portavoce del mio pensiero. Che percezioni ho? Può succedere di tutto. Perché non mi hanno già chiamato? Innanzitutto è una società composta da tante teste e sapete come in questi casi sia non facile mettere tutti d’accordo. Non ci vedo niente di particolare, comunque, nel fatto che non mi abbiano fatto sapere circa le loro intenzioni. Occorre del tempo per delineare programma, budget e quanto altro, ed il tempo c’è tutto, ancora. Basti pensare che ci sono squadre che decidono l’allenatore solo a fine giugno. Fino a quando la Vigor non si pronuncerà sul mio conto, in un senso o nell’altro, io aspetterò”.
“Ci sono momenti – prosegue Costantino - in cui un allenatore può essere incudine o martello. Probabilmente, quando sono stato richiamato ero martello. Viste le difficoltà e lo stato d’animo che in quel frangente avevano i dirigenti, secondo me avrebbero detto di si qualora gli avessi proposto, come condizione per accettare di tornare, un rinnovo automatico del mio contratto in caso di raggiungimento dell’obiettivo finale. Ma non l’ho fatto perchè non sono abituato a barattare nel mio modo di vivere e di lavorare. Se mi vuoi confermare, ok, altrimenti nessun problema. Comunque vada, ritengo di aver fatto tanto per questa città, società e tifosi”. Nessuna esitazione quando gli domandiamo quale, tra queste sue quattro stagioni consecutive sulla panchina biancoverde, sia stata la più formativa. “Sicuramente quest’ultima. Non soltanto perché è finita bene, ma proprio per la particolarità della situazione. Mi è stata ridata la possibilità di dimostrare di essere un buon allenatore. La partita in cui la squadra mi è piaciuta di più e quella in cui, invece, mi ha fatto di più arrabbiare? La prestazione più brutta ritengo sia stata quella con la Casertana al D’Ippolito, la migliore sempre con la Casertana, ma al ritorno. Quindi, nel bene e nel male c’è sempre stata la formazione rossoblù di mezzo”.
A livello di singoli, ammette come “tutti potevano dare di più. In questo momento non ho proprio la voglia di fare nomi. E’ scontato, e lo sapete anche voi, chi poteva fare di meglio. E mi riferisco ai componenti di tutti e tre i reparti. Fermo restando che tutta la squadra poteva dare di più”. In linea di massima, domandiamo, quanti degli attuali componenti la rosa potrebbero risultare competitivi anche nella nuova Lega Pro Unica? “Di preciso non lo so, ma ci sono elementi che hanno delle potenzialità. Anche perché non pensate che sarà molto diverso, da questo, il prossimo campionato. Probabilmente ci sarà una cifra tecnica un pochino superiore, ma alla fine, poi, dal punto di vista della qualità sarà importante azzeccare determinati giocatori in alcuni ruoli specifici. Di ragazzi di mezza età che hanno gamba e possibilità di migliorare, in questa squadra ce ne sono. Valutazioni che dovranno tenere comunque conto pure del sistema di gioco che si andrà ad adottare. Pur avendo raggiunto l’obiettivo, andrà ritoccata abbastanza”.
Concludiamo il nostro giro di domande chiedendogli quale sia stata, a suo avviso, la delusione maggiore del girone. “Per organico, il Castel Rigone su tutte. Aveva giocatori forti, molti dei quali nei due anni precedenti avevano anche collezionato una trentina di presenze, e con buoni risultati, in C1. E’ inoltre stata una delle società che hanno speso di più. Giocatori con contratti molto importanti, eppure hanno fallito in pieno, a prescindere dai motivi di questo crollo avuto nel girone di ritorno. Se prenderei qualche loro giocatore per la prossima stagione? Qualcuno buono c’è sicuramente”.
Ferdinando Gaetano
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