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Lamezia Terme - Era dallo scorso 6 aprile che la Vigor Lamezia non perdeva una gara dopo essere passata inizialmente in vantaggio. Al momentaneo vantaggio di Scarsella seguì l’autorete di Mariano Romano e, quasi al 90’, il gol del sorpasso segnato, al termine di una micidiale ripartenza, dall’allora attaccante del Messina (oggi gioca nell’Aversa) De Vena. A rendere ancora più bruciante quella rimonta contribuì il penalty del possibile 2-2 fallito, proprio sui titoli di coda da Zampaglione. Il karakiri, peraltro con identico risultato,  di sabato scorso a Torre Annunziata per certi versi è però stato ancora più amaro da mandar giù, considerato che quel Messina era decisamente più forte dell’inoffensivo Savoia ammirato, si fa per dire, tre giorni fa al Giraud. Ed infatti ieri pomeriggio, al termine della seduta d’inizio settimana svoltasi al D’Ippolito, davanti ai cronisti si è presentato un Alessandro Erra con ancora un diavolo per capello. “Sono ancora molto arrabbiato – ha esordito – perché, anche se fra quattro giorni rigiochiamo, sabato abbiamo perso una partita assolutamente assurda. Da polli. Abbiamo fatto tutto noi. La gara era saldamente nelle nostre mani nonostante giocassimo  in campo avverso e con tante defezioni. Abbiamo  mostrato tante cose buone, poi alla fine abbiamo commesso due ingenuità, buttando via tre punti fondamentali per il nostro cammino che mi auguro non siano alla fine determinanti. Sono molto arrabbiato, non sono neanche amareggiato, sono veramente molto arrabbiato, perché non è possibile ed è impensabile uscire dal campo a mani vuote dopo una prestazione del genere. Questa sconfitta mi resterà come un tatuaggio che, in quanto tale, avrà bisogno di molto tempo per cancellarsi”.

Il tecnico di Pellazzano dichiara di aver quasi previsto, ad un certo punto, quello che sarebbe poi stato l’infausto epilogo. “Al 26’ della ripresa (nove giri di lancette prima del momentaneo 1-1 locale ndr), mi sono rivolto a due-tre giocatori in particolare che, in qualche occasione, avevano cincischiato col pallone al limite. Ho detto loro di buttare subito via la palla e di giocarcela in avanti perché loro erano assolutamente innocui, per cui volevo che non regalassimo niente. Sembrava una partita troppo facile, però la mia esperienza mi dice che proprio quando, a volte, sono troppo semplici, si rischia, poi, di finire fregati. Ho insomma avuto questa percezione pochi minuti prima che prendessimo gol. Dobbiamo capire che si può vincere anche 1-0. E’ chiaro che vi è stata una palese superiorità da parte nostra, però nel momento in cui non siamo riusciti a fare il secondo gol, dovevamo capire che la partita si poteva portare in porto anche con l’1-0, o, nella peggiore delle ipotesi, l’1-1. E’ impensabile, invece, prendere due gol fotocopia in 5’ con palla, tra l’altro, in nostro possesso e facile da gestire. Ripeto, sono molto arrabbiato per questo; non abbiamo capito che una squadra in crisi di risultati il gol di vantaggio deve difenderselo con maggiore determinazione. Questa è stata la nostra pecca in una partita in cui, a mio avviso, non c’è stata storia”.

Erra è un fiume in piena. “Sconfitta che non mi scende assolutamente perché partite regalate così non vanno bene. Sabato abbiamo fatto beneficenza”.

La scusante di non aver potuto nell’occasione  contare su nessun difensore di ruolo, oltre che di esperienza, regge fino ad un certo punto.

“E’ che a volte siamo troppo ingenui. In alcune situazioni si nota in maniera eclatante che non riusciamo a leggere in modo corretto quello che succede. E’ chiaro, poi, che non abbiamo neanche giocato con difensori centrali di ruolo e che in qualche disimpegno potevamo essere più lineari. Certo la squadra ha fatto quel che le avevo chiesto, sfornando una prestazione di assoluto livello. Non si possono però commettere due-tre ingenuità dovute a scarsa lettura del momento. Anche perché non è che il Savoia prima di segnare avesse prodotto un forcing o qualche azione insidiosa tale da poter far presagire quanto poi invece successo”.

L’ex allenatore di Gelbison e Sambiase non ha dubbi nel rispondere a chi gli chiede se l’uscita anticipata di Montella possa aver alla lunga influito. “No perché non ho visto una squadra che ha sofferto, bensì che ha giocato a senso unico per tutta la partita. Da due palloni persi, uno al limite dell’area e l’altro a centrocampo, ci siamo fatti infilare non essendo stati attenti. Dovevamo scattare prima, tra l’altro alcune cose le avevamo anche provate in settimana. All’assenza di Montella mi sembra che la squadra abbia risposto da par suo. Se qualcuno dei miei ha potuto ritenere che la gara fosse già vinta? No. Non penso, perché la squadra non è che poi abbia rinunciato a giocare. Anzi, anche nel secondo tempo si è affacciata cinque-sei volte in area avversaria. A volte non abbiamo tuttavia fatto la scelta giusta per mettere l’uomo davanti alla porta, preferendo calciare da fuori area. In alcuni frangenti potevamo essere più pericolosi, insomma, fermo restando che abbiamo concluso tante volte, concedendo zero al Savoia, se non quelle due palle imbucate da cui sono scaturiti altrettanti gol. Non penso, perciò, ci sia stata presunzione derivante dalla consapevolezza di essere superiori all’avversario. Non ne avrei visto il motivo, né riuscirei ad individuare chi potesse averla pensata eventualmente in questo senso tra chi era in campo. Sarebbe stata una cosa grave e ingiustificabile, ma non ho visto questo atteggiamento. Ho invece visto una squadra che ha giocato sempre e che non ha mai sofferto, ma che non può pensare di salvarsi facendo questi regali”.

Erra ribadisce come “quel gol di vantaggio andava difeso coi denti, per cui dovevamo giocare più compatti e stretti in modo tale che se proprio il Savoia fosse riuscito a riagguantare la partita, l’avrebbe potuto fare solo per una prodezza personale, una mischia o un forcing finale che non c’è  però stato. Loro hanno fatto solo un cross nel primo tempo, cioe’ gli abbiamo concesso solo un cross in 90’. In qualche occasione occorre più furbizia, inoltre: cadere per terra, tipo crampi, o perdere tempo, furbizie messe spesso in atto dai nostri avversari, vedi gara di Pagani. Noi siamo invece ingenui.  E’ vero che da qualche gara stiamo giocando con un’età media intorno ai 23 anni, ma non può rappresentare un alibi perchè avevamo la gara in pugno. Siamo stati troppo leggeri nel non portarla a casa, rimettendo in corsa anche il Savoia”.

Tra le note positive di sabato, il buon esordio dell’ultimo arrivato Papa, schierato subito dal primo minuto nonostante fosse arrivato appena due giorni prima. “Ha giocato con qualità e personalità, integrandosi subito nel gruppo. E’ peraltro andato alla conclusione tre volte. Classico interno di centrocampo con concetti di gioco giusti. Si è subito inserito con umiltà e, nello stesso tempo, personalità”.

Non vincere da nove turni non rappresenta una prima volta nella sua carriera da allenatore. “Mi era già successo ad Angri, durante la mia prima stagione da tecnico. Per venirne fuori occorre un po’ di ‘cazzimma’, come dire scaltrezza. Continuare a fare quel che stiamo facendo con però maggiore attenzione e concentrazione”.

A chi gli chiede se ci siano analogie tra il Savoia affrontato sabato e l’Ischia che arriverà venerdì al D’Ippolito, l’ex difensore di Ascoli e Crotone osserva come “l’Ischia la vedo una squadra tipo Aversa, nel senso che ha cambiato molto. Vivono anche loro un momento di difficoltà, quindi sarà un ulteriore banco di prova delicatissimo. Dovremo far sì che venerdì si interrompa il nostro digiuno, in un modo o nell’altro dobbiamo trovare quella strategia giusta affinchè, dopo nove partite, si riesca a tornare ai tre punti”.

Importante sarà il rientro di Filosa in difesa, mentre permane qualche dubbio circa l’impiego di Del Sante. “Ha un problema muscolare, per cui sarà da valutare. Già dalla settimana scorsa avvertiva qualche fastidio. Di Bella? Oggi (ieri ndr) ha fatto la prima partitina. Ma adesso non deve pensare al suo rientro, bensì al suo graduale reintegro fisico e psicologico. Diamogli tempo di superare questa ulteriore fase di reintegro col gruppo e speriamo di averlo nei tempi giusti senza rischiare più di tanto”.
                                                                                                             

Ferdinando Gaetano

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