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Catanzaro - L’esperienza sportiva ma soprattutto di vita di Fiona May a disposizione dei giovani per sensibilizzare le coscienze a un atteggiamento antirazzista, perché “siamo tutti uguali e non ci sono differenze”, ha detto la campionessa di atletica leggera, scelta dalla F.I.G.C. come coordinatrice della Commissione Antirazzismo, nel corso della conferenza stampa tenutasi nella sala convegni del Comitato Regionale Calabria F.I.G.C. Lega Nazionale Dilettanti, a Catanzaro, per presentare il progetto “Razzisti? Una brutta razza (…e non li vogliamo allo stadio!)”, promosso dalla suddetta Commissione istituita dalla Federazione per l'integrazione e lotta al razzismo.

Arrivare ai giovani delle scuole calcio per parlare con loro di integrazione e di uguaglianza nell’ambito sportivo e in particolare del calcio, usando il loro linguaggio schietto e moderno, è l’obiettivo principale del progetto che è stato illustrato in conferenza dal presidente del C.R. Calabria L.N.D., Saverio Mirarchi: “Quello di venerdì sarà un vero e proprio spettacolo rivolto ai ragazzi di 13-14 anni delle scuole calcio del territorio che partecipano ai campionati Allievi e Giovanissimi. Pensiamo che loro possano essere i migliori destinatari del messaggio che intende lanciare con questa iniziativa la F.I.G.C.”. Al talk show ideato e condotto da Antonello Piroso, che si terrà venerdì 17 aprile, alle 15, nell'auditorium “Aldo Casalinuovo” a Catanzaro, come ha spiegato Mirarchi, prenderanno parte oltre che Fiona May, il commissario Tecnico della Nazionale Antonio Conte, il presidente del Settore Giovanile e Scolastico F.I.G.C. Vito Tisci, i giocatori dell’US Catanzaro Domenico Giampà e David Yeboah, il medico e scrittore Kossi Komla-Ebrì e una delegazione della Koa Bosco. La squadra rosarnese, composta da immigrati con l'apposito scopo di integrare socialmente questi giovani attraverso il calcio, che partecipa con buoni risultati al campionato di Terza Categoria, sarà l'esempio tangibile di un'integrazione sociale possibile e reale. A cui intende tendere la Federcalcio capitanata da Carlo Tavecchio che ha fortemente voluto Fiona May alla guida della Commissione appositamente costituita. Il messaggio antirazzista della F.I.G.C. vuole raggiungere i ragazzi appassionati di calcio di tutta Italia.

L'ultima parola è spettata a Fiona May, che, nel pomeriggio, prima di ripartire per Roma ha incontrato vis-à-vis, durante gli allenamenti, i giovani della Kennedy e poi del Calcio Lamezia, nonché sul Campo Federale quelli del settore giovanile del Catanzaro, per parlare con loro di accoglienza e integrazione. L'ex atleta, che si è definita, al di là delle plurime indimenticabili vittorie nel campo dell'atletica leggera, una ragazza normale, ha affermato: “Ho accettato di buon grado l'invito del presidente Tavecchio a coordinare la commissione per la lotta al razzismo”. E ha continuato spiegando l'obiettivo della Federazione: lanciare un messaggio capace di raggiungere tutti i giovani italiani che sono il futuro. “Bisogna parlare con loro, usando il loro linguaggio, cercare di capire il loro pensiero, capire cosa intendono per diversità anche perché questo è un concetto che da piccoli non gli appartiene e poi si forma nelle loro menti crescendo. Dobbiamo eliminare ciò”, ha detto la coordinatrice del progetto. Che ha esortato a formare una squadra fra Federazioni, Comuni, giornalisti, per diffondere un messaggio profondo che riesca ad incidere sulle coscienze. “Abbiamo tutti le stesse passioni. Vogliamo fare vedere che siamo tutti uguali, che non ci sono differenze. L’unica differenza è nei colori delle maglie. Nello sport si vince e si perde. Ma siamo tutti uguali. Bisogna rispettare il prossimo”. E la May ha anche accennato a un doveroso cambiamento di alcune leggi. L'Italia è indietro di vent’anni rispetto all’Inghilterra, Paese d'origine dell'ex atleta. Il mondo sta cambiando. L'Italia deve cambiare, deve adeguarsi ai cambiamenti. E per questo ci vogliono determinazione e coraggio. Non bastano le parole, ma è necessaria l'azione. Bisogna fare qualcosa di più specifico”. E allora, ecco il perché del progetto “Razzisti? Una brutta razza”.

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