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Lamezia Terme - Circa un centinaio gli associati provenienti da ogni angolo della Calabria nella sala conferenze del Centro Commerciale Due Mari per partecipare al proficuo stage di aggiornamento tecnico organizzato dall’Associazione Allenatori Calcio Provinciale di Catanzaro, presieduta da Alessandro Vinci, che ha stavolta visto nelle vesti di ospite d’eccezione il fresco neo allenatore del Chievo Verona, Giuseppe Sannino, il quale, per quasi due ore, ha relazionato ed illustrato ai suoi colleghi calabresi sulla variazione del modulo tattico e la gestione dello spogliatoio in condizione di difficoltà.

Il cinquantaseienne tecnico nativo di Ottaviano ha preso la parola sottolineando l’importanza dell’iniziare ad allenare partendo dai settori giovanili “perché quello che diremo ai bambini sarà destinato a restare dentro di loro per tutta la carriera calcistica”. Ha quindi ripercorso le varie tappe della sua esperienza d’allenatore, senza tralasciare i momenti bui (compresi quelli extracalcistici come la separazione dalla moglie) manifestatisi negli esoneri subiti in alcune delle decine di piazze in cui ha allenato. “Anche le esperienze negative – ha osservato – devono essere viste come spunti per migliorarsi, un motivo in più per crescere. Non si deve mai mollare, anzi bisogna ripartire proprio dalle stagioni meno felici. La mia carriera tra i professionisti, ad esempio, è iniziata, a Biella, con un esonero. Nel giro di un anno sono tuttavia passato dalle stalle alle stelle ripartendo dalla D e vincendo subito il campionato”.

Non ha avuto peli sulla lingua neanche nel ripercorrere la “strana” avventura vissuta sulla panchina dell’allora F.C. Cosenza (stagione 2004-05). “Solo quando me n’ero già andato, ho scoperto di aver allenato senza essere stato tesserato e senza che il mio contratto fosse stato depositato in Lega (a tal proposito il presidente regionale dell’Aiac, Raffaele Pilato, ha spiegato come ciò fosse allora possibile dato che solo da tre anni l’allenatore di un club non professionistico ha l’obbligo di presentare personalmente il proprio contratto, mentre prima era un compito spettante alla società d’appartenenza ndr)”.

Sannino non ha poi nascosto, rivolgendosi alla platea, di far parte di “una categoria che difficilmente si confronta, spaccata da troppi egoismi. Se solo fossimo più coesi ed uniti tra di noi, probabilmente oggi non saremmo l’anello debole del calcio”. Quanto alla gestione dello spogliatoio, l’ex guida tecnica di Siena e Palermo ha affermato come “più si sale di categoria e maggiore è la professionalità che si trova nel gruppo. Me ne sono accorto appena arrivato a Siena dove sono rimasto impressionato dalla spiccata cultura del lavoro e grossa professionalità mostrata da ogni calciatore”.

Diverse le domande poste al nuovo trainer clivense dagli associati presenti in sala. Ad esempio come rapportarsi con i cosiddetti leader dello spogliatoio, ovvero gli elementi più carismatici di una squadra. “Devi essere sempre te stesso, non cambiando mai idea sulle cose da un giorno all’altro. Se invece si accorgono che lo fai, iniziano i problemi. Bisogna essere fermi, risoluti. Anche a costo di avere delle momentanee, quanto accese, discussioni con i propri calciatori. Come personalmente successomi con Brienza a Siena. Il ragazzo dopo qualche giorno è però venuto a scusarsi, tanto da risultare, alla fine, in quella stagione uno dei migliori esterni della serie A”.

Non poteva ovviamente mancare la domanda sulla recente esperienza vissuta a Palermo, dove,  esonerato da Zamparini dopo appena tre partite, è stato richiamato a marzo, a seguito dei successivi allontanamenti di altri tre allenatori. “la scossa, una volta tornato sulla panchina rosanero, la diede un elemento esterno: l’aver avuto l’istinto, durante uno degli ormai soliti allenamenti blindati, di andare personalmente ad aprire le porte ai tifosi. Un gesto estemporaneo, ma ch’è servito per far toccare con mano ai giocatori tutta l’insoddisfazione dei tifosi per gli scarsi risultati conseguiti. Solo allora si sono veramente calati nella parte, lavorando ed applicandosi al massimo. Purtroppo la situazione era ormai compromessa e non  è bastato vincere una serie di partite consecutive. Io, però, ho finalmente ammirato una vera squadra. E lo hanno capito gli stessi tifosi, tant’è che contro l’Udinese, in occasione dell’ultima uscita interna, allo stadio c’erano 25000 persone nel tentativo di fornire un segnale forte alla squadra per continuare a sperare in una salvezza difficile”.

Argomento modulo tattico. “Sono da sempre un fautore del 4-4-2. Una volta che la squadra lo ha pienamente metabolizzato, però comincio a provare anche qualcosa di diverso. Ma valutando sempre il materiale umano a disposizione e, soprattutto, la duttilità dei calciatori componenti la rosa. D’altra parte è ormai acclarato che più un giocatore sa ricoprire ruoli diversi, tanto maggiori saranno le possibilità, per lui, di far carriera e giocare con continuità. Da questo punto di vista, un calciatore che ammiro moltissimo è Giaccherini, che peraltro ricordo da quando giocava a Pavia”.

Indispensabile, ad ogni modo, è il lavoro che si va a fare durante la settimana tipo. “Bisogna lavorare su ogni reparto e non sul singolo giocatore, perchè il sistema è composto da più movimenti  al di là dell'atteggiamento o della qualità degli avversari. Anche se in campo si scende sempre per dare il meglio evincere, il risultato è frutto del lavoro svolto, durante la settimana, anche sui più piccoli particolari. Questo – ha concluso mister Sannino - perchè pure una posizione sbagliata di 30 centimetri può conferire un vantaggio determinante all'avversario”.

Ferdinando Gaetano

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