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Lamezia Terme - Ad ormai pochi mesi (ottobre 2019) dal centenario dell’affiliazione ufficiale all’allora federazione della società calcistica Vigor,  la presentazione della neonata  Associazione culturale Passione e tradizione Vigorina, presso i locali del Chiostro Caffè Letterario di Piazzetta San Domenico, è stata l’occasione per ripercorrere le tappe fondamentali della storia sportiva del club fondato nei primi anni del secolo scorso dai fratelli Baccari, per i quali si è chiesta l’intitolazione di una via della città.  Oltre ai ricordi prettamente calcistici non è mancata un’analisi politico-sociale sui vari periodi di volta in volta rispolverati.

“L’idea di dar vita a quest’associazione – ha esordito Domenico Rocca –  ci è venuta due anni fa, quando  l’operazione Dirty Soccer ha di fatto provocato la tragica scomparsa dei nostri colori.  Con la conseguenza di una progressiva scomparsa di quella forte identità culturale e calcistica radicatasi nel tempo.  In una città che non ha mai conosciuto particolari fortune e successi, vedi triste record del terzo scioglimento per infiltrazioni mafiose,la Vigor ha sempre rappresentato una delle poche cose belle. Purtroppo neanche lei ha avuto molta fortuna, essendo stata spesso descritta come un giocattolo in mano alla politica ed all’imprenditoria deviata, marcia e collusa non solo con la criminalità lametina, ma anche con quella maltese e campana. Una Vigor ultimamente abbandonata persino da quella sua gente che la seguiva in massa sia nelle domeniche estive che in quelle invernali, probabilmente consapevole che a volte allontanarsi da un amore così grande è meno doloroso di continuare a vederla soffrire o infangata. Ci siamo perciò chiesti da dove, con chi e perchè ripartire e la risposta è stata la creazione di quest’associazione che vuole essere un vero laboratorio culturale, di ricerca e promozione di  un sentimento identitario troppe volte sventolato a sproposito”.

Gli fa eco l’altro giovane socio Francesco Cristaudo. “Il nostro obiettivo è trasmettere, tramandare, mantenere e preservare l’amore per la Vigor che per noi non è una semplice squadra, ma rappresenta l’identità della nostra città da trasmettere alle nuove generazioni affinchè non muoia”. Cristaudo e Rocca hanno quindi interagito con i loro tre ospiti: Massimo Iannicelli, giornalista e direttore della rivista Storicittà, il giornalista e scrittore Antonio Cannone e la vecchia gloria, nonché archivio vigorino vivente, Ottavio Gatto.

Si è partiti dal lontano 1908-09, allorquando i fratelli Carlo Pietro, Alberto e Antonio Baccari di ritorno da Spoleto dove avevano completato loro percorsi di studi, portarono in città questo sport che attecchì ben presto essendo allo stesso tempo aggregante ed a costo zero, dato che bastava una palla di pezza per praticarlo. Si giocava prevalentemente a Piazza d’Armi, allora ampio spazio usato anche per le esercitazioni militari. Oltre alla squadra principale, la Vigor, iniziarono presto a sorgere tante squadrette di quartiere. Dalle varie Liberty, Fiume, Garibaldi, Giovinezza, Pro Patria ed altre, alle tre fondate subito dopo la seconda guerra mondiale, ovvero Gifra, Bobina e Fortitudo. Proprio dall’immediato secondo dopoguerra iniziano i ricordi vissuti in prima persona da Ottavio Gatto, appartenente ad una famiglia strettamente legata ai colori biancoverdi dagli anni venti, con l’allora padre del signor Ottavio, sino al nipote Antonio Gatto, calciatore della Vigor Lamezia fino alla metà degli anni ottanta e poi anche allenatore della stessa soltanto poche stagioni orsono. Con il passare del tempo la Bobina si sciolse per confluire sostanzialmente nella Vigor, allora bisognosa di nuove forze.

Il racconto arriva al fatidico 1968 che vide tanti ragazzi lametini lottare, purtroppo vanamente, per l’università a Lamezia. Ma è anche l’anno in cui dall’unione dei tre ex Comuni di Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia, nasce la nuova città di Lamezia Terme. “Creata -  secondo Massimo Iannicelli - con un atto d’imperio, voluto fondamentalmente per salvare la locale Diocesi, e senza invece coinvolgere  i cittadini dei tre centri originari. Il che ha fatto si che la città non sia mai stata realmente unificata”.

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Nei primi anni ’70 la storica promozione in serie A del Catanzaro coincise con un periodo poco felice della principale squadra lametina, che però conobbe nuova gloria con l’avvento in biancoverde di Alberto Spelta. A cavallo di quelle indimenticabili promozioni consecutive dalla Promozione Regionale fino a sfiorare la C1, la dirigenza opta per il passaggio dalla denominazione di A.S. Nicastro, assunta dall’originaria Vigor Nicastro, a quella definitiva di Vigor Lamezia.  Ricordi dolci offuscati però dal tragico infortunio a Giovanni Di Cello durante il match con il Cosenza giocato sul neutro del “Ceravolo”; infortunio  che stroncò la carriera dell’astro nascente del calcio lametino.  “Se si arrivò all’amputazione dell’arto – ha dichiarato Ottavio Gatto – fu probabilmente perché gli allora dirigenti optarono per aspettare che vi mettesse mani il famoso dottor Perugia, invece di farlo subito operare a Catanzaro”.  L’anno successivo si fallì la promozione in C1 per un solo punto. “Determinanti – ricorda sempre l’archivio vivente vigorino – furono la sconfitta di Alcamo e quella, sempre nella parte finale del campionato, in casa di quel Rende che arrivò poi primo e che pare avesse proposto un salomonico pari alla società vigorina che, sempre  si vociferò allora, volle invece giocarsela fino in fondo, finendo per perdere così gara e campionato (salivano direttamente le prime due allora ndr). La verità però la sanno solo i dirigenti dell’epoca”.

A metà anni ottanta naufragò il tentativo di fusione con il Sambiase.  Episodio che dà la stura alla contrapposizione in sala tra gli ospiti Iannicelli e Cannone, con il primo sostenitore della tesi che anche la divisione calcistica ha confermato la mancata unificazione sociale e culturale  tra gli abitanti dei tre ex Comuni.

Si arriva così all’ultimo, nonostante siano passati la bellezza di oltre trent’anni, primo posto conquistato in campionato dalla Vigor Lamezia. Ci riferiamo alla stagione 1986-87 che vide il famoso esonero in corsa, e con la squadra prima in classifica, di Claudio Ranieri e l’avvento, al suo posto, di mister Tascone. “Ranieri già da calciatore, nel Catanzaro, - osserva Ottavio Gatto – era un vero e proprio allenatore in campo.  A Lamezia fu sacrificato per un allenatore sicuramente meno pulito ma che, rispetto a Ranieri, conosceva molto bene gli ambienti decisamente ostili che si sarebbero trovati in trasferta, dato che si era stati inseriti nel girone campano. Fu fatto un ragionamento intelligente, che alla fine diede i suoi frutti, ma per me negativo sotto l’aspetto morale e squisitamente sportivo”.

Critiche più che legittime sui primi anni novanta che videro quasi costantemente la compagine biancoverde primeggiare nel girone d’andata per poi “stranamente” mollare le primissime posizioni nella seconda metà del torneo. Annate peraltro culminate con la mesta retrocessione dalla C2 e contestuale fallimento per via degl’ingenti debiti accumulati negli anni. Legato a questi anni il racconto di Iannicelli riguardo a quella che definisce la sua  defenestrazione da telecronista delle gare della Vigor Lamezia. “Al D’Ippolito si giocava contro l’Atletico Leonzio.  Si vinse solo nei minuti finali grazie ad un rigore che mi parse, tant’è che lo dissi apertamente, non esserci proprio.  Giovanbattista Ventura si lamentò di questo presso l’emittente locale dove lavoravo e mi invitò a rettificare. Io rimasi fermo sulla mia posizione e dalla gara successiva a fare le telecronache  delle partite non fu più il sottoscritto..”. Nei primi anni duemila, invece, non si riuscì a concretizzare a dovere gl’ingenti sforzi economici profusi dall’allora presidente Alfredo Mercuri. Li si che c’era la volontà di scalare i campionati, ma determinanti si rivelarono alcuni errori tecnici ed il gioco probabilmente non molto pulito praticato da qualche squadra concorrente.

Tornando alla stretta attualità, amarezza è stata da tutti espressa sul fatto che nell’anno del centenario ci si ritrovi addirittura con due Vigor: una in Promozione, l’Asd Vigor Lamezia Calcio 1919, e l’altra, l’Asd Vigor 1919, in Seconda Categoria. Tra i ricordi indelebili, ovviamente a tinte biancoverdi, rispolverati dai tre ospiti, le storiche vittorie contro il Catanzaro, a partire dalle due di campionato al “Ceravolo”; la telefonata, direttamente dall’ospedale “Gemelli” di Roma, di Giovanni Di Cello, diffusa dagli altoparlanti del D’Ippolito subito prima della gara con l’Alcamo; la vittoria, con doppietta dell’indimenticato bomber Franco Gatto, nello spareggio con il Polistena (22 giugno 1966) giocatosi al “San Vito” di Cosenza e valso la promozione in serie D. Ricordate anche le storiche amichevoli al D’Ippolito contro il Torino (concessa, a detta di Gatto, dal club granata in cambio dell’apposizione di una targa, tutt’ora presente nell’impianto di via Marconi sebbene da anni spostata sotto la nuova tribuna, in memoria del Grande Torino perito nella tragedia aerea di Superga) e il Genoa. Contestualmente alla presentazione ufficiale, è stata varata la campagna tesseramenti. Il ricavato, precisano dall’Associazione, sarà destinato esclusivamente al finanziamento delle attività legate alla celebrazione del centenario.

Ferdinando Gaetano

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