Lamezia Terme - Per la prima volta nei derby di campionato contro il Catanzaro, i biancoverdi riescono a vincere in rimonta. Un successo storico per tanti motivi, tra cui l’aver permesso di sorpassare in classifica proprio i “cugini” giallorossi, diventare la prima forza calabrese del torneo e toccare il punto più alto della propria, quasi centenaria, storia calcistica.
Ma anche un successo su cui ben pochi avrebbero scommesso alla fine del primo tempo visto che fino ad allora la superiorità tecnica dell’undici ionico era stata netta, soprattutto in mezzo al campo dove Vacca e Maiorano stavano facendo il bello ed il cattivo tempo, maramaldeggiando sulla coppia Giampà – Battaglia a cui, con la sua posizione ibrida a metà tra centrocampo ed attacco, cercava di dare una mano anche Puccio. Nonostante la netta differenza nella capacità d’imbastire gioco palla a terra e saltare l’uomo, la Vigor ha comunque retto, aggrappandosi alle proprie armi, tanto da rendersi ugualmente pericolosa con alcune ripartenze, nonché sugli sviluppi di qualche palla inattiva. Al rientro in campo, la differenza l’hanno poi fatta, seppur in senso opposto, i rispettivi tecnici. Moriero ha infatti commesso l’imperdonabile leggerezza di non togliere un Maiorano oltremodo nervoso, e che, già ammonito, nel finale della prima frazione era stato una prima volta graziato dal direttore di gara dopo aver messo le mani addosso a Scarsella. Tant’è che in campo, l’ex metronomo del Messina, ci rimane solo per i primi 5’ della ripresa. Sull’altro versante, Erra ha invece azzeccato alla perfezione i cambi, dapprima togliendo un poco brillante Giampà per Held, con conseguente ritorno al 4-3-3 puro con Puccio di nuovo nella sua posizione naturale, quindi togliendo proprio quest’ultimo per dar spazio alle geometrie, al senso tattico ed alle prodezze balistiche del diciottenne Voltasio. Al resto ha contribuito il contraccolpo psicologico accusato da Ferraro e compagni a seguito del pari dell’ex Montella, la bolgia del D’Ippolito, che ha ulteriormente galvanizzato Gattari e soci, nonché, probabilmente, la miglior condizione atletica e mentale alla lunga mostrata dai biancoverdi.
A proposito di pubblico, bello il colorato colpo d’occhio offerto dalla Gradinata Est, tornata a pullulare di striscioni, bandiere e stendardi. Notiamo con piacere anche come la squadra stia tornando ad essere seguita dai paesi del circondario. Ieri, infatti, campeggiava in bella mostra lo striscione “Decollatura” e, seppur in formato più piccolo, un altro con su scritto “Filadelfia c’è”. Non è infine sfuggita, anche perché ben fissata a caratteri cubitali sul plexiglass del settore distinti, la scritta “La neonatologia è una forza di Lamezia. NON SI TOCCA!”. Un tifo sano e maturo, dunque, al contrario del tifoso giallorosso che nel corso del primo tempo ha lanciato in campo un grosso petardo, esploso a pochi passi da uno steward e non lontano dal portiere vigorino Piacenti.
A fine gara, dopo aver ricevuto una miriade di abbracci, pacche sulle spalle e complimenti, il diesse lametino Fabrizio Maglia si è accomodato in sala stampa facendo le veci del tecnico Erra “che - ha rimarcato il direttore - ha avuto un pianto liberatorio ed era ancora con l’adrenalina al massimo, per cui ha preferito non venire in sala stampa. Parlerà martedì comunque”.
Interpellato sul terzo posto adesso occupato dalla squadra, Maglia saggiamente fa notare come “un conto è trovarsi a -3 dalla vetta a fine marzo, un altro ad inizio ottobre. E’ troppo presto per pensare ad obiettivi diversi dalla salvezza e noi non abbiamo certo questa presunzione. Sappiamo di dover ancora soffrire perché arriveranno pure i momenti no e proprio in tali frangenti mi auguro che né la stampa né la tifoseria rimettano in discussione tutto quanto di buono fatto sinora”.
Alla domanda se alla vigilia avrebbe creduto in un simile risultato, replica che “ci speravo. Voglio peraltro rimarcare che se nel primo tempo il Catanzaro ha avuto tre palle-gol, noi non siamo stati da meno avendone costruito un paio. In particolar modo, sullo 0-0 c’è stato quel colpo di testa di Filosa finito di un niente fuori. Di conseguenza, nei primi 45’ tutto questo dominio del Catanzaro non l’ho visto, sebbene forte del suo tasso tecnico abbia avuto un certo predominio territoriale. Poi è logico che ognuno porti acqua al proprio mulino. Ovviamente non scopro io che quella giallorossa è una grande squadra, capace di punirti al minimo errore. D’altronde, se andiamo a vedere, con l’ingaggio che il Catanzaro dà a Kamara noi ci abbiamo costruito l’intera rosa. Dedico la vittoria a questo nostro meraviglioso pubblico e speriamo di continuare così”.
Quanto all’abbraccio significativo, poco dopo il triplice fischio di Illuzzi, con Erra, “lo vedo lavorare giornalmente ed è un piacere anche osservare come sa gestire un gruppo di ventidue-ventitre elementi in cui tutti si sentono partecipi di questo progetto. Conosco il suo valore, quindi, nonostante sia stato accolto con molta diffidenza per il fatto di avere allenato per più anni il Sambiase. Un professionista va invece valutato ed apprezzato per quello che fa e non per i suoi trascorsi. Poi è ovvio che quando arrivano pure i risultati, il giudizio non può non venirne influenzato in positivo; però vi garantisco ch’è un allenatore in grado di arrivare lontano considerata pure la sua umiltà. Ad ogni modo, devo fare i complimenti anche al preparatore atletico Apicella perché se una squadra corre fino al 95’ significa ch’è stato fatto un lavoro ottimale”.
A chi gli chiede se sia stata la vittoria più importante della sua carriera, Maglia risponde così. “Vincere nella propria città un derby come questo e ritrovarsi terzi in Lega Pro Unica, è sicuramente qualcosa che ti riempie di orgoglio e soddisfazione. Ma il mio vero obiettivo sarà l’eventuale salvezza conquistata a fine anno. L’importante è rimanere umili, pur consci che quanto sin qui ottenuto non ce l’ha regalato nessuno, anzi semmai avremmo meritato qualche altro punticino, sfuggitoci nei minuti finali”.
Un mercato, quello estivo, condotto ancora una volta con pochi soldi dal diesse vigorino, ma che sta ugualmente regalando soddisfazioni. “I direttori sportivi, e non me ne vogliano i miei colleghi, oggi dovrebbero cercare di andare a prendere quei giocatori che ti permettono di fare un certo discorso tecnico, al di la delle cifre economiche. Se sei circondato da un buono staff, puoi scovare i vari Mancosu, Scarsella, e tanti altri”.
“Il fatto che in settimana – prosegue - ci siamo un po’ isolati, allenandoci a Sant’Eufemia e spesso anche a porte chiuse, ha fatto si che la squadra non abbia tanto vissuto l’attesa che si respirava in città”.
Gli facciamo notare come sia stata anche la vittoria del carattere visto che l’uomo in meno non può, da solo, giustificare la netta flessione avuta nella ripresa, e nell’ultima mezzora in particolare, da una squadra forte tecnicamente qual è il Catanzaro. “Un grande maestro come Nils Liedholm soleva dire che in dieci si giocasse meglio. Io posso solo dire che il Catanzaro ha smesso troppo presto di giocare, al di la di un eventuale calo fisico che non so e non mi permetto di dire se ci sia stato o meno, probabilmente sottovalutando un po’ la Vigor Lamezia ch’è invece uscita fuori alla distanza meritando alla fine la vittoria”.
Mastica ovviamente amaro, mister Moriero. “In dieci contro undici abbiamo sofferto anche se siamo stati ingenui in occasione dei gol presi. Fin quando abbiamo giocato in parità numerica, però, ritengo ci sia stato solo il Catanzaro in campo. Solo che abbiamo sprecato tanto, invece di chiudere la partita già nel primo tempo. E si sa come in tali casi spesso poi si finisca per perderla. Per noi è un’amarezza doppia visto pure com’era andata la gara di Coppa di mercoledì scorso. Volevamo regalare delle soddisfazioni al nostro pubblico e non ci siamo riusciti. Alla squadra non posso tuttavia rimproverare niente, se non proprio il fatto di non aver chiuso l’incontro nel primo tempo”.
Per l’ex fantasista dell’Inter, la causa determinante del kappaò è da ricercarsi nella sopraggiunta inferiorità numerica. “Undici contro undici abbiamo retto più che bene. Poi è normale che in gare difficili, quale era questa, l’uomo in meno ti penalizzi parecchio”.
I colleghi sponda giallorossa esprimono la loro perplessità riguardo i cambi operati, specie una volta rimasti in dieci. “Ho cambiato i ruoli e messo comunque Morosini per dare un po’ più di equilibrio a centrocampo. Non ho voluto cambiare maggiormente perché la squadra stava giocando bene e non volevo farla abbassare perché quando lo facciamo iniziamo a subire tantissimo. Per cui ho cercato di difendermi alto come è mio solito fare e per come è strutturata questa squadra. Il distacco di quattro punti dalla coppia di testa? Il campionato è ancora molto lungo e d’altronde si sa che non si possono vincere tutte le partite. Anche perché squadre materasso non ce ne sono”.
Gli vengono chiesti lumi sui crampi accusati anche nel finale di questi ultimi 90’ da più di un elemento. “Io tutti questi problemi non li vedo, - sbotta - semmai ce li stiamo creando per come la vedo io. Non ci chiamiamo Juventus per cui possiamo vincere tutte le partite. Noi cerchiamo di onorare nel migliore dei modi la maglia che indossiamo. Dispiace anche perché avrei voluto dedicare la vittoria al nostro direttore che in settimana ha dimostrato di essere una persona vera, e tanti suoi colleghi dovrebbero prenderlo come esempio. Se ritenete ci sia un allenatore più bravo di me ed in grado di far sempre vincere il Catanzaro, sono il primo ad andare via. Ma sono abituato a prendermi le mie responsabilità ed a non mollare. Ai miei ragazzi dico bravi perché han dato tutto ed andiamo avanti a testa alta consapevoli che il campionato dobbiamo vincerlo all’ultima giornata. Se mi sento in discussione? E’ normale che quando si perde l’allenatore si senta solo contro tutti. Ma non è facile fare questo lavoro. Mi sento sempre in discussione, perciò. Tra l’altro non vivo di calcio anche se mi appassiona. Però occorre maggiore equilibrio nell’ambiente, sia quando si vince che quando si perde. Stiamo crescendo gradualmente e ci riprenderemo”.
Gli facciamo notare come, a nostro avviso, Maiorano andava sostituito durante l’intervallo. “Avevo anche Vacca ammonito. Normale che se la gara fosse andata in una certa maniera, uno dei due l’avrei tolto”.
Fa una veloce apparizione in sala stampa anche Kamara. Il suo è il ritratto della delusione. “Il mio gol non è servito a niente. Non ci sono parole per commentare questi due derby persi nell’arco di quattro giorni. Così non va bene. Alla ripresa, martedì, dovremo trovare una soluzione. L’espulsione di Maiorano non può bastare a giustificare la sconfitta. Sono molto deluso perché avevamo la partita in pugno. Deve assolutamente cambiare la mentalità perché altrimenti non si va da nessuna parte. La mia condizione? Sono ancora al 50-60% di quello che posso dare ma non voglio trovare scuse. Mi sto riprendendo gradualmente ed oggi (ieri ndr) sono anche riuscito a tornare al gol. Però, ripeto, questa sconfitta non mi sta bene”.
Domani pomeriggio, martedì 14 ottobre, Gattari e compagni si ritroveranno al D’Ippolito per riprendere gli allenamenti in vista della trasferta di sabato prossimo a Messina.
Ferdinando Gaetano
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