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Lamezia Terme - “I calciatori sono stati trattati in modo troppo familiare, come un buon padre di famiglia gestisce i propri figli. E forse in questo abbiamo sbagliato perché, sia che abbiano 16  o 36-37 anni, sono delle persone particolari, ed in quanto tali vanno sempre e comunque gestite da calciatori. Come a dire voi fate il vostro che noi facciamo il nostro, e non sta a voi sindacare quello che facciamo noi. Adesso hanno l’obbligo di percepire ciò”. In queste parole, pronunciate dal diesse Fabrizio Maglia durante la conferenza stampa indetta per annunciare e presentare la gestione Costantino – bis, sta la motivazione alla decisione di esonerare Raffaele Novelli e richiamare l’ex tecnico di Campobello di Mazara e Rossanese. Come a dire, in termini molto semplificati e spiccioli,  vi abbiamo dato voce in passato e non siete stati capaci di ottenere i risultati auspicati, né di tenervi caro un allenatore a cui vi legava un ottimo rapporto; per cui d’ora in poi dovrete soltanto far parlare il campo tornando alle dipendenze del vecchio allenatore.

Una scelta che ovviamente desta più di una perplessità, anche perché c’è il precedente poco confortante della stagione 2009-10, quando si visse una situazione per certi versi analoga con l’avvicendarsi in panchina di Rigoli – Giacomarro – di nuovo Rigoli e infine Marulla. Ma che potrebbe, ed è quello che ci auguriamo, anche sortire effetti positivi. Sarà, come sempre, il campo a dire se la dirigenza avrà preso la decisione giusta o avrà doppiamente sbagliato. Chi vi scrive  aveva ed ha una propria personale idea a proposito. L’allora esonero di Costantino ci era parso un tantino affrettato, infatti, ed in ogni caso, una volta deciso di sollevarlo dall’incarico, non lo avremmo certo sostituito con un tecnico, qual è Raffaele Novelli, che ritenevamo, come scritto a novembre, non adatto a rilevare in corsa una squadra con le caratteristiche e l’organico della Vigor Lamezia edizione 2013-14. Avremmo semmai puntato su quel Vullo tra l’altro incontrato dallo stesso Maglia prima di virare definitivamente sul trainer salernitano. Il pedigree di Salvatore Vullo parla infatti chiaro, essendosi sempre dimostrato l’allenatore perfetto per subentrare a stagione in corso. Bene, in tal senso, ha fatto con Reggiana, Olbia, Avellino e Campobasso. Se, invece, si va a dare uno sguardo ai suoi quattro-cinque esoneri, si scopre che uno è avvenuto prima ancora che iniziasse il campionato, mentre i restanti sono sempre maturati nelle stagioni in cui ha guidato la squadra sin dall’inizio e mai quando è subentrato. In ben due casi, peraltro, al secondo anno consecutivo sulla stessa panchina. Un tecnico, il sessantenne di Favara, vecchio volpone della categoria e che bada al sodo. Novelli, invece, per le sue idee calcistiche, a nostro avviso diventa un’ottima scelta quando vi si punta da luglio. Avendo così modo di scegliere gli elementi più confacenti al proprio credo e di plasmarli a propria immagine e somiglianza già sin dal ritiro estivo. Al di la di quelle che possono essere le nostre idee e convinzioni personali, ormai, però, quel ch’è stato è stato, e quindi bisogna soltanto concentrarsi sul presente. Restano soltanto dieci gare, infatti, nelle quali si deciderà la storia della Vigor Lamezia, una storia che avrà due sole ed opposte destinazioni: il paradiso della Lega Pro unica oppure il mesto ritorno nell’inferno dei dilettanti.       

Ieri pomeriggio, giovedì 20 febbraio, Mangiapane e compagni sono tornati, dopo diversi mesi, a sostenere al D’Ippolito il test in famiglia del giovedì. Nel primo tempo entrambi gli undici sono stati schierati col 4-3-3. Da una parte Piacenti tra i pali; linea difensiva, da destra a sinistra, con Rondinelli, Marchetti, Gattari e Gona; Scarsella, Mangiapane e Meucci in mezzo; Padulano, Del Sante, Longoni in avanti. Dall’altra Bibba in porta; Torcasio, Rapisarda, Strumbo e Pirelli a comporre la cerniera difensiva; Perrino, Romano e Giampà in mediana; Zampaglione, Tozzi, D’Amico davanti. Botta e risposta a livello di segnature, con iniziale vantaggio della squadra in pettorina verde, firmato da Padulano, ed immediato pari di D’Amico in mischia. Nei secondi 30’ si è passati, su entrambi i fronti, al 4-2-3-1. La formazione con la pettorina verde è stata la seguente: Mercuri; Rondinelli, Marchetti, Gattari, Gona; Scarsella, Romano; Zampaglione (poi rilevato da Catalano), Padulano, Longoni; D’Amico. Questa, invece, la controparte: Bibba; Torcasio, Perrino, Rapisarda, Meucci; Mangiapane, Rossini; Tropea, Voltasio, De Giorgi; Tozzi. Anche stavolta due le segnature, una delle quali frutto di una grande giocata di Longoni il quale, dalla distanza, ha lasciato partire uno spiovente andato ad insaccarsi dopo aver toccato la parte bassa della traversa. Oggi, venerdì, la squadra ha sostenuto una seduta mattutina al Riga, dove domani (9:30) sosterrà la classica rifinitura. Subito dopo pranzo, la partenza alla volta del ritiro di Sant’Antimo, paese che diede i natali al padre del massimo dirigente biancoverde, Claudio Arpaia.

Squalifica Rapisarda

Come ormai noto, dopo aver saltato la sfida contro il Gavorrano per recidiva in ammonizione (quarto cartellino giallo stagionale), il terzino catanese sarà indisponibile anche domenica a Caserta e nel successivo impegno contro l’Ischia. Il direttore sportivo Fabrizio Maglia ha voluto spiegare la vicenda  “Rapisarda è stato squalificato per violazione dell’articolo 1 del Codice di Giustizia Sportiva riferito, però, soltanto ad un’omissione di segreto istruttorio su accertamenti dell’Ufficio Indagini a causa di flussi anomali di scommesse sul segno 2 della partita Martina Franca – L’Aquila della scorsa stagione. La Vigor Lamezia calcio non era a conoscenza di ciò, avendolo saputo solo venti giorni fa quando in sede è arrivata una raccomandata indirizzata al calciatore che l’ha personalmente aperta, provvedendo poi subito ad informarci del suo contenuto. La cosa è comunque paradossale perché, a prescindere dal fatto che la gara non si è poi conclusa con la vittoria della squadra ospite, il ragazzo, essendo amico di Provenzano (che milita tuttora nel Martina ndr) per averci giocato assieme l’anno prima a Cosenza, si era semplicemente incontrato e sentito con questi per chiedersi l’un l’altro cosa gli avesse chiesto l’Ufficio Indagini. Tant’è che sono stati proprio loro stessi, ingenuamente, per come è anche testualmente scritto nella motivazione della sentenza, a confessarlo all’Ispettore di Lega, ritenendo di non aver commesso niente di grave.  Tra l’altro, i due hanno anche chiesto il patteggiamento, ma la Lega, che molte volte, e mi assumo la responsabilità di quello che dico, prende decisioni giusto per voler dimostrare qualcosa che non esiste, visto, tra l’altro, che nel caso specifico le due stesse società avevano patteggiato, ha deciso di comminare ad entrambi i calciatori due turni di squalifica”.  

Ferdinando Gaetano 

                                                                                                        

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