
Lamezia Terme - Domenica 22 maggio si giocheranno le due eventuali sfide play-out (in gara unica sul campo della migliore qualificata) del girone I della Serie D. Un appuntamento che, a meno di un clamoroso, quanto ovviamente auspicabile, exploit nelle restanti quattro gare, le quali dovrebbero fruttare almeno nove-dieci punti, non vedrà la Vigor Lamezia in campo. I soli tre punti raccolti nelle ultime sei gare hanno in gran parte compromesso il terreno faticosamente recuperato, a Scordia e Gelbison su tutte, da novembre a fine febbraio. Una flessione di rendimento prevedibile vista la risicata ed in gran parte giovane rosa messa a disposizione, tra l’altro con colpevole ritardo, di mister Gatto dalla società, o meglio da quel che n’è rimasto. L’umiliante retrocessione, e sarebbe la seconda consecutiva dopo quella a tavolino dell’estate scorsa, in Eccellenza inizia ad intravedersi sempre di più all’orizzonte, specie qualora domenica la Gelbison dovesse battere lo Scordia. In tale nefasta eventualità, infatti, il distacco dalla terzultima posizione si dilaterebbe, visto il turno di riposo che osserverà la formazione lametina, a ben sei lunghezze. Le prime dieci giornate regalate alla concorrenza rischiano di pesare come un macigno sul destino di Malerba e compagni. “Sinceramente – afferma proprio il capitano dei biancoverdi - a quelle non ci penso più perché ormai sono state perse e non si possono rigiocare. Ai miei compagni dico sempre questo: non pensiamo a ciò che non abbiamo fatto ma a quello che possiamo ancora fare. Domenica sapevamo di affrontare una squadra organizzata, composta da gente esperta e non a caso costata qualche milione di euro. Certo, la palla poi è sempre rotonda e quindi il risultato non era scontato”.
Calo di rendimento, in termini di punti, coinciso con la flessione di più di un elemento della rosa. “E’ normale che qualcuno possa avere un calo, anche perché la nostra è una squadra ch’è stata costruita ad ottobre. Non abbiamo, perciò, una preparazione adeguata per affrontare una stagione ad altissimo livello. L’anno scorso, ad esempio, avevo nelle gambe una forza fisica rimasta sempre costante. Non posso dire la stessa cosa in questa stagione dato che mi manca una preparazione fatta in un certo modo. Allenarsi da solo, come fatto l’estate scorsa, non è come lavorare assieme ad un gruppo. Ovviamente ringraziamo il prof. Macrì che ci ha fatto stare bene e lo si è visto in alcune gare dove correvamo a velocità tripla rispetto all’avversario. Però adesso è normale accusare un calo. Magari da fuori qualcuno si aspetta che corriamo sempre come matti, vedi gare contro Siracusa e Reggina, ma in campo ci andiamo noi ed il fisico non sempre ti permette di andare a duemila. Anche perché, tra l’altro, è da inizio torneo che, purtroppo, siamo costantemente obbligati a vincere per rincorrere. E non è facile giocare sempre con l’obbligo dei tre punti per cercare di recuperare il terreno perduto. Ogni domenica scendiamo in campo con la stessa grinta e voglia di vincere, poi a volte però capita che non ci riusciamo perché gli avversari si dimostrano più bravi. L’importante è continuare a dare sempre tutto finchè la matematica non ci condannerà”.
Malerba torna a soffermarsi sugli ultimi 90. “Il rammarico deriva dall’aver perso contro la prima della classe subendo un solo tiro in porta. Stessa cosa era successa poche settimane fa, in quel caso addirittura al 95’, contro il Roccella. Stiamo parlando di una squadra prima in classifica venuta a giocare contro l’ultima rintanandosi dietro per puntare sulle ripartenze. Non è venuta ad imporre il proprio gioco. Nel primo tempo eravamo partiti bene, il gol preso ci ha però fatto un po’ smarrire le distanze anche se l’avversario non è che di contro abbia fatto sfracelli. A fine gara i giocatori della Cavese hanno esultato e si sono abbracciati come se avessero vinto il campionato. Questo per far capire come ci temessero avendo noi dimostrato da tempo di potercela giocare contro chiunque. Peccato perché ormai da diverse giornate abbiamo trovato una certa solidità difensiva, subendo pochissimi gol. Solo che non riusciamo a farne, vuoi per sfortuna, vuoi perchè ci sta mancando un po’ di cattiveria in avanti”.
Domenica i biancoverdi saranno costretti a guardare gli altri dalla finestra. “L’unica cosa da fare ora è allenarci bene, avendo a disposizione due settimane prima di tornare a giocare, in modo da arrivare nelle migliori condizioni possibili al match contro il Rende. Ci sono rimaste queste quattro partite. Non dico che rappresentano altrettante finali semplicemente perché adesso penso soltanto a quella con il Rende. Solo al termine penserò alla successiva”. Tre i centri stagionali di Emanuele Malerba. Il quarto domenica scorsa lo ha sfiorato, di testa, in ben due occasioni. Ci fosse riuscito, sarebbe stata una sorta di deja vu dopo l’incornata valsa i tre punti contro il Siracusa. “Me li sono mangiati entrambi – taglia corto - . Potevo fare sicuramente di più. Sono stato bravo ad attaccare lo spazio sul primo palo, ho chiuso gli occhi e colpito, quando li ho riaperti ho visto la palla uscire. Dobbiamo metterci tutti maggiore cattiveria agonistica quando ci ritroviamo in area avversaria: difensori, centrocampisti ed attaccanti”.
A chi gli fa notare come ci sia voluto l’ingresso, nel finale, del giovane Umbaca, peraltro al rientro dopo oltre sei mesi di lontananza forzata dal campo, per riuscire finalmente a centrare la porta con una certa pericolosità da fuori area, l’esterno sinistro di Pizzo Calabro ammette come “sicuramente dobbiamo provare a fare molti più gol, anche tirando da fuori quando se ne presenta l’occasione. Lottiamo, corriamo e ci rendiamo pericolosi, solo che poi non riusciamo a finalizzare. Domenica, ad esempio, in occasione della ripartenza di Golia, liberi al centro eravamo io ed un altro mio compagno. Golia ha preferito tirare in porta colpendo il palo, e non puoi dirgli niente anche perché la testa l’ha alzata per vedere se c’era qualcuno in mezzo. E’ normale che dobbiamo calciare maggiormente anche da fuori area, anche per mettere paura alle difese avversarie. L’ha fatto Umbaca. Nessuno mette in dubbio le qualità tecniche del ragazzo. Tra l’altro, già solo il fatto ch’è sia tornato vuol dire che ha vinto la sua partita più importante. Sono convinto che ci darà una mano in queste ultime giornate perché è un ragazzo che si allena sempre per come deve fare. In dieci minuti ha fatto vedere ciò che è in grado di fare. La domanda, però, è un’altra: solo domenica il mister ha avuto Umbaca a disposizione in panchina, nelle precedenti domeniche chi aveva da far entrare? Usciva Fioretti e non c’era nessuno in grado di sostituirlo. Dobbiamo ringraziarlo, e lo dirò sempre, perché sta dando l’anima nonostante sia soltanto un classe ’95 che fino all’anno scorso faceva il campionato Primavera. Domenica la Cavese in attacco aveva un certo De Rosa, l’avessimo avuto noi, a quest’ora ci saremmo ritrovati almeno dieci punti in più. Inutile nasconderlo, tutti sappiamo quanto ci avrebbe fatto comodo avere un attaccante di categoria in questa stagione. In fondo siamo dodici-tredici, il resto sono tutti ragazzini che la scorsa stagione militavano negli Allievi. Non abbiamo ricambi, ma questo lo sapevamo ed è quindi inutile parlarne ancora”.
Ferdinando Gaetano
© RIPRODUZIONE RISERVATA