
Lamezia Terme - Ancora un’annata amara per la Vigor Lamezia che neanche in quella ch’è stata la sua prima esperienza in Eccellenza è riuscita a vincere, a distanza di oramai trent’anni dall’ultimo, il campionato. A bocce oramai definitivamente ferme, abbiamo provato a fare chiarezza su quel che doveva essere e non è stato, con colui che ha ricoperto il ruolo di direttore generale. “Nonostante tutto – esordisce Antonio Morelli - voglio esprimere la mia gratitudine e soddisfazione per aver potuto rappresentare i colori della squadra di cui sono tifoso da una vita. Ringrazio pubblicamente il presidente Butera per avermi dato questa possibilità, e la proprietà che quest’anno ha fatto davvero dei grandi sacrifici essendo stata lasciata completamente da sola. Nonostante ciò ha completamente finanziato con fondi propri questa stagione, senza mai, e dico mai, essersi tirata indietro ad ogni impegno preso. Da direttore generale ho avuto mille cose da fare, mille preoccupazioni a cui assolvere, ma mai di natura economica. Gli sponsor hanno coperto appena il 2-3% del budget. Aver ottemperato con puntualità a tutti gl’impegni non è stata cosa da poco,perciò, peraltro in una categoria dove l’80% dei club inizia ad avere gravi problemi economici sin da dicembre. Se si poteva fare di più a livello di marketing? Non lo so sinceramente, di certo Pierluigi Fragale ha lavorato e speso energie, ma si è scontrato contro dei muri enormi e di cemento armato, che non si è riusciti a perforare”.
Antonio Morelli riteniamo si aspettasse ben altro epilogo a questa stagione del club biancoverde. “Il rammarico per non esser riuscito a fargli fare il salto di categoria è tantissimo. Gli errori personali ci sono stati sicuramente, ma sfido chiunque a non commetterne alcuno nel tracciare una via, al pari di quelli indotti da problemi esterni che non ci hanno consentito di lavorare come volevamo. Fermo restando che ci aspettavamo di più, abbiamo comunque disputato un girone d’andata concluso ch’eravamo ancora in piena corsa per il primo posto ed in particolar modo per il secondo. Se a fine dicembre qualcuno mi avesse detto che non avremmo neanche disputato i play-off, l’avrei preso per pazzo. Purtroppo ci sono stati dei costi retaggio della scorsa stagione di cui la proprietà, e vi prego di credermi nonostante possa sembrarvi strano, inizialmente non era assolutamente a conoscenza. O meglio, sapeva che c’erano delle pendenze, tant’è che le aveva messe in preventivo, facendosene quindi carico, già in estate, ma quando sono poi iniziati ad arrivare, nero su bianco, quelli ch’erano i reali costi non saldati nella precedente stagione, ha dovuto purtroppo constatare come non fossero assolutamente quelli preventivati, ma una volta e mezzo tanti (in pratica, per fare un esempio, si pensava fossero 40 ed invece poi sono risultati 100 ndr). Con la conseguenza che ciò che la proprietà aveva messo da parte per estinguere le vecchie pendenze relative alla stagione 2015-16 si è rivelato assolutamente insufficiente, visto che la cifra reale superava i cinque zero, e quindi giustamente, anche se mi dispiace doverlo rimarcare,ha preferito usare il “tesoretto” originariamente stanziato per rinforzare la squadra a gennaio per finire di estinguere le pendenze. D’altronde sarebbe stato inutile rafforzare ugualmente la rosa per poi ritrovarsi, nel giro di pochi mesi, con diverse vertenze a carico e conseguenti, nonché corposi, punti di penalizzazione a carico. La proprietà d’altronde mi ha sempre ribadito di mettere al primo punto del proprio operato l’onorare, e quindi retribuire, chi ha lavorato. E siccome a tutto c’è un limite, ha dovuto giocoforza bloccare il mercato di dicembre”.
Possiamo quindi dire che le entrate e le uscite operate a dicembre, complessivamente hanno lasciato inalterato il monte stipendi iniziale? “Si, in pratica siamo riusciti a contemplare nel budget d’inizio stagione gli arrivi in corso d’opera di Caliò e Russo, ma senza poter andare oltre. Non voglio fare nomi di chi doveva arrivare in aggiunta ai due poc’anzi citati. Due, però, li posso menzionare dato che tutti li avete visti allenarsi per qualche giorno. Mi riferisco al centrocampista Asante, forte intenditore in grado di elevare il gioco propositivo di Ottonello, ed all’esterno offensivo Muro, un esterno rapido e tecnico, capace di sostituire perfettamente Conversi. Era inoltre già stato raggiunto l’accordo, tant’è che mancava giusto la sua firma, con un centrale difensivo molto importante e di categoria superiore (Scoppetta ndr). Ecco, fossero arrivate queste tre pedine, una per reparto, non dico che avremmo vinto il campionato, vista la marcia impressa dall’inizio dalla corazzata Isola Capo Rizzuto, anzi colgo l’occasione per fare pubblicamente i complimenti alla società crotonese, ma ritengo che il secondo posto o comunque l’accesso ai play-off, sarebbero stati garantiti. La cosa avrebbe inoltre ricucito un po’ i rapporti con la tifoseria e rasserenato l’ambiente. Questo è il mio grande rammarico”.
Si evince, quindi, come nella scorsa stagione Arpaia sia rimasto totalmente fuori dalla gestione societaria. Qualcuno potrebbe però far notare come alla guida della società, nel torneo di serie D 2015-16, oltre a Torcasio, scomparso dai radar prima della fine del girone d’andata, ci fosse comunque quel Giancarlo Butera presente con i gradi di massimo dirigente anche nell’ultima stagione. Quindi almeno lui avrebbe dovuto essere a conoscenza dell’effettivo e reale ammontare delle pendenze relative al precedente campionato (2015-16). “La sua domanda è giustissima ed appropriata. Il sottoscritto, però, non avendo fatto parte dell’area tecnica nella scorsa stagione, non è nelle condizioni di risponderle. Una cosa è certa, e la ripeto, la proprietà non ne era a conoscenza. Tant’è che a dicembre mi aveva dato mandato di provvedere a rinforzare la squadra”.
Passiamo al tasto dolente rappresentato dall’improvvisa partenza dicembrina di un Conversi sin li, eccezion fatta per le ultime due-tre gare, dimostratosi uno dei punti di forza della squadra. Conversi peraltro passato alla Cittanovese, ovvero ad un’avversaria diretta della Vigor nella lotta promozione. “I motivi che l’hanno spinto ad andar via ritengo siano stati esclusivamente calcistici. Una sera mi ha telefonato mettendomi al corrente della sua volontà di andar via. Da direttore ho provato in tutti i modi a trattenerlo ma il ragazzo era ormai mentalmente andato. Tant’è che mi ha ribadito, in maniera perentoria, di non sprecare ulteriori energie per trattenerlo perché ormai lui aveva preso questa decisione e non sarebbe tornato indietro. Gli ho pure detto che se il problema fosse stato di natura economica, la proprietà era pronta ad accontentarlo dandogli la stessa cifra che gli aveva promesso la Cittanovese (pare il doppio di quanto prendesse alla Vigor ndr). Il nodo cruciale non è comunque stata la sua partenza, quanto, piuttosto, la sua mancata sostituzione con un elemento con le sue stesse caratteristiche, basilari per il nostro gioco. Non è un caso che fin quando c’è stato Conversi, Mosciaro ha segnato con una certa continuità. Non solo segnava, Conversi, insomma, ma mandava in rete anche i compagni di reparto. D’altronde, tolte quelle maledette prime due gare, nelle quali abbiamo di fatto giocato, tra squalifiche ed infortuni, senza difensori centrali, poi abbiamo incassato appena cinque gol in tredici giornate. Inoltre, per dieci gare di fila non abbiamo subito gol su azione! Avevamo insomma trovato una certa quadratura, grazie pure all’arrivo di Varricchio ed al passaggio dalla difesa a quattro a quella a tre, che ha reso molto di più. Il che non fa che aumentare in me il rammarico e la malinconia per com’è poi invece finita la stagione. Ho letto in alcuni articoli che la nostra è stata una stagione deludente, se non addirittura disastrosa. Sulla prima affermazione non posso che essere d’accordo, la seconda mi è invece parsa un po’ esagerata. Anzi aggiungo, e sono certo con questa mia dichiarazione di attirarmi commenti non negativi , ma di più, che la vincita della Coppa Italia regionale è comunque stata una piccola vittoria, non avendola mai prima vinta la Vigor. Una soddisfazione piccola, ovviamente, ma comunque da non disprezzare. Siamo arrivati primi tra cinquanta squadre presentatesi ai nastri di partenza, incontrando sul nostro cammino, ed eliminandole entrambe, Cittanovese ed Isola Capo Rizzuto”.
Fermo restando l’impossibilità sopravvenuta di rinforzare la squadra a dicembre e gennaio, qualcuno potrebbe tuttavia dire che sono comunque arrivati elementi come Russo e Caliò. Come a dire che qualcosa in più era comunque lecito aspettarsela nella seconda metà del torneo. Dopo la finale di coppa vinta, invece, è come se la squadra si sia scaricata. “Prima che iniziasse il mercato dicembrino eravamo arrivati a tallonare ad un solo punto di distacco la Cittanovese. Rispondo comunque alla domanda dicendo che non è andato via solo Conversi, ma anche Cavatorti. Aveva giocato poco? Vero, ma serviva come il pane a questa squadra una pedina con le sue caratteristiche d’incontrista in mezzo al campo. E’ andato via pure Aleksiev, rimpiazzato da Russo che, dopo esser partito con il piede giusto, si è infortunato imbattendosi in due ernie del disco. Abbiamo preso pure Caliò, un under fortissimo, ma si è infortunato subito contro l’Isola, restando fuori due mesi. Una squadra che aspira a diventare importante, nel girone di ritorno in particolare non deve avere solo la qualità, ma anche la quantità. E noi non avevamo un sostituto naturale all’altezza di Russo e Caliò. In avanti la baracca l’ha dovuta tirare avanti Mosciaro. Così come a centrocampo avevamo solo due over: Crucitti ed Ottonello”.
Non ritiene che in estate si sia allestita una rosa priva di esterni di ruolo di un certo spessore ed esperienza? “Avevamo Crucitti, anche se poi è stato impiegato un po’ dappertutto, e Conversi. E poi c’erano degli under , partiti tra l’altro bene”.
Poc’anzi ha citato Mosciaro, per quanto ci riguarda rivelatosi decisamente più croce che delizia. Ha si fatto 14 gol in campionato, ma metà dei quali concentrati nelle due partite finite in goleada ai danni di Locri e Roggiano. Ma sono stati molti, molti di più, i gol che si è divorato lungo l’intero arco del torneo. Senza contare che in alcune gare lo si è visto giocare quasi con una certa indisponenza o rassegnazione. “Mosciaro lo conosciamo tutti come giocatore. L’essere stato croce o delizia è secondo me dipeso da un velo sottilissimo, che non saprei dire dove si sia fermato. Molto più croce magari per non essere stato supportato a dovere. Avrei voluto vederlo all’opera supportato in ogni gara da un esterno offensivo capace di aprirgli spazi. Finchè c’è stato Conversi, il suo contributo lo si è visto”.
Cos’è successo alla squadra nelle settimane successive alla finale di Coppa Italia regionale vinta al Lorenzon contro lo Scalea? “Dopo quella gara effettivamente si è avvertito un calo che non saprei se definire più mentale o fisico, vuoi pure per la stanchezza dovuta ai tanti infortuni i quali han fatto si che giocassero sostanzialmente sempre gli stessi. Penso un cocktail di entrambe le cose, comunque. Dopo la gara di ritorno, in campionato, con l’Isola urgeva una scossa. Come sempre avviene nel calcio, non potendo cambiare venti-venticinque giocatori, si è optato per il cambio della guida tecnica. Tengo comunque a precisare che la Vigor Lamezia non ha esonerato Andreoli, bensì è stato quest’ultimo che, rendendosi conto di questo calo ha voluto lui per primo provare a dare una scossa al gruppo”.
Scossa, a livello mentale, a dire il vero non arrivata per come ci si aspettava neanche con l’avvento, o meglio ritorno a distanza di otto mesi, di mister Gatto. Dopo aver perso a Trebisacce, seconda sconfitta consecutiva, è arrivato il pari interno con la Luzzese che ha completamente, o quasi, pregiudicato la partecipazione ai play-off. “Trebisacce non la conterei tanto dato che Gatto è arrivato appena uno-due giorni prima. Dal punto di vista mentale devo dire che lo scossone l’avevo inizialmente notato. Tuttavia a cambiare mentalmente un gruppo, più che il cambio dell’allenatore è, a mio avviso, l’arrivo dei risultati e nel nostro caso non ci sono stati, per cui l’umore nel gruppo è andato sempre più appesantendosi visto pure l’ambiente ostile. Devo però aggiungere che da quando è arrivato, Antonio Gatto ha dovuto fare quasi costantemente i conti con quattro assenze di peso, ovvero di titolari, a domenica. Alle responsabilità tecniche e di gestione, che ognuno di noi deve prendersi, va quindi aggiunto un pizzico di sfortuna”.
Si aspettava di più dalla squadra e da qualche calciatore in particolare? “Da qualcuno sicuramente si. Ribadisco, però, che quando un giocatore non ha modo di rifiatare di tanto in tanto, alla fine gli si può rimproverare poco comunque. Non esiste un atleta in grado di giocare sempre a determinati livelli per quaranta gare. Dev’essere brava la società a garantirgli un sostituto all’altezza, in grado di farlo riposare un pò all’occorrenza. E noi non abbiamo potuto permettercelo in questa stagione”.
Il futuro del sodalizio di via Marconi adesso è più che mai incerto. “La proprietà è più che decisa a mollare. Di questo mi dispiace perché gli ormai prossimi cento anni dalla fondazione del club meriterebbero altri scenari e prospettive. Gli sforzi fatti dalla proprietà sono però stati davvero gravosi quest’anno. Mi auguro possa succedergli qualcuno in grado di prendersi sulle spalle questa pesante responsabilità. L’ambiente biancoverde ti dà molti onori ma, al contempo, anche grossi onèri. Mi sia consentito – conclude Morelli – di ringraziare pubblicamente i due tecnici alternatisi alla guida della squadra, ovvero Angelo Andreoli e Antonio Gatto, il direttore tecnico Francesco Sortino, e tutto lo staff tecnico, dal vice allenatore Gigliotti al preparatore dei portieri Caravella ed al preparatore atletico Viapiana, e mi scuso con chi avrò dimenticato”.
Ferdinando Gaetano
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