
Lamezia Terme - Per la quarta volta consecutiva tra Vigor e Martina Franca finisce a reti inviolate. Era già successo all’andata e nei due precedenti relativi alla scorsa stagione. In casa biancoverde, l’astinenza da gol e vittorie sembra non avere ormai fine. “Sotto l’aspetto della volontà e dell’aggressività – esordisce Raffaele Novelli - si è fatto meglio delle altre volte. Soprattutto nei primi 15-20’ abbiamo chiuso il Martina nella sua metacampo, accorciando ed aggredendo al momento giusto. Poi dobbiamo pure tenere conto dello stato d’animo della squadra e della tensione ch’è inevitabilmente cresciuta col trascorrere del tempo. Tensione che ti porta a non riuscire in quello che vuoi fare. Senza tralasciare il fattore “c” che continua a mancarci nei momenti topici, come accaduto in occasione di quel tiro di Zampaglione che, dopo aver incocciato sul difensore Salustri ed aver cambiato direzione, il portiere si è ritrovato tra le mani. Ovviamente alla lunga, avendo alzato il baricentro, abbiamo anche rischiato sulle ripartenze avversarie. La squadra ha comunque lottato fino all’ultimo”.
Tolti i primi 20’ , la gara ha visto un Martina capace di arrivare a calciare in porta con fraseggi rapidi ed incisivi, ed una Vigor al contrario dalla manovra farraginosa, lenta e prevedibile. “E’ lo stato d’animo che ti porta a giocare con quella frenesia di voler fare tutto e subito. Ma, ripeto, nulla si può dire ai ragazzi per la volontà avendoci messo il cuore. E’ stata una gara di battaglia. Poi è ovvio che quando spingi accompagnando l’azione con entrambi i terzini per fare superiorità numerica, rischi qualcosa in difesa contro elementi come Guadalupi e Masini. In quel momento abbiamo peccato di lucidità e pazienza”.
Nonostante i soli tre punti raccolti negli ultimi 720’, il tecnico italo-svizzero non intende prendere in considerazione l’ipotesi di farsi eventualmente da parte. “Non vedo perché non devo credere di arrivare tra le prime otto. Se non fosse così, me ne sarei già andato. I cambi effettuati? Sapete benissimo che Mangiapane è stato quattro mesi fuori. Già quando è entrato col Cosenza, aveva fatto un po’ fatica. Figuriamoci col campo di oggi. Devo anche vedere quanta autonomia nelle gambe ha un calciatore prima di buttarlo dentro. Non puoi chiedergli di giocare subito un tempo intero anche perchè quando non si hanno le forze fisiche viene inevitabilmente meno anche la lucidità. Ho messo D’Amico perché volevo tenere lui, Del Sante e Zampaglione li davanti per provare ad aumentare la pressione offensiva, lavorando al contempo di più sui terzini alla ricerca dell’ampiezza e della profondità per mettere qualche cross in area. E ci sono stati frangenti nei quali l’abbiamo fatto”.
Novelli spiega la scelta di partire con Giampà nel ruolo di trequartista. “In passato ha spesso giocato in posizione più avanzata, facendo, a volte, anche quei tre-quattro gol a campionato. Ha i tempi per gl’inserimenti, insomma. Poi con l’entrata di D’Amico ha funto da vertice basso, chiudendo addirittura in un centrocampo a due accanto a Scarsella. Longoni? Lo ritengo utilizzabile sia come trequartista che esterno. Ha qualità e caratteristiche diverse dai compagni, per cui ritengo possa tornarci molto utile”.
Soddisfatto a metà Tommaso Napoli, da quattro giornate sulla panchina dei tarantini. “Senza nulla togliere al Lamezia, anche perché sono abituato a guardare in casa mia, dico che ai punti, per le occasioni avute probabilmente meritavamo qualcosina in più noi. D’altronde ritengo che il migliore in campo in assoluto sia stato Piacenti, avendo coperto lo specchio in tutte le maniere. Alla fine, però, dopo aver costruito le palle-gol più nitide, per poco non subivamo la beffa come ci era già successo con la Casertana nei precedenti 90’. Li, ho avuto veramente paura perché sarebbe stata una mazzata per questi ragazzi che stanno dando veramente il massimo e mi riferisco sia a coloro che ci sono dall’inizio che a quelli arrivati a gennaio. Ai miei non posso quindi rimproverare nulla, anzi devo soltanto ringraziarli e rincuorarli. Nello spogliatoio ho solo detto loro che bisogna dare ancora qualcosina in più nonostante oggi siamo usciti indenni da un campo difficile al cospetto di una delle migliori squadre che ho sin qui visto, anche se stanno attraversando un momento particolare. Facevo bene a non fidarmi alla vigilia perché la Vigor possiede calciatori che ti possono far male in qualsiasi momento. Nonostante il campo al limite della praticabilità, penso che la gente non si sia assolutamente annoiata ed abbia assistito ad un buon spettacolo”.
Una rosa, quella rimodellata dal club pugliese in questo mercato di riparazione, non certo da terzultimo posto. “E’ vero ma purtroppo la rabbia è proprio quella di essere attardati in classifica e di dover perciò combattere fino alla fine. Mi auguro di riuscire a proporre un bel calcio, seppur nelle ultime tre partite abbiamo raccolto decisamente meno rispetto a quanto meritassimo. Il calcio è strano, comunque, magari poi capiterà anche di vincere una partita con un solo tiro in porta. La differenza la fanno sempre gli episodi”.
Una grande partita, tra i biancazzurri, l’ha sicuramente giocata il centravanti Masini, acquistato proprio nelle ultime battute del mercato. L’acquisto operato dalla Vigor invece è ancora in Argentina, essendo atteso domani a Lamezia. “Masini ad essere sinceri è arrivato soltanto venerdì sera. Giocatore che io già conoscevo abbastanza bene e che ha caratteristiche a me molto gradite. Per cui ringrazio la società ed il direttore sportivo che mi hanno accontentato prendendo proprio in extremis il ragazzo malgrado fosse attenzionato da più squadre, vedi Teramo, Chieti ed altre”.
Un Martina apparso dunque più solido ed incisivo dei locali, avendo sofferto (ma senza che Leuci abbia dovuto sfoderare interventi degni di nota) solo in avvio di partita. “Sapevamo che la Vigor sarebbe partita a spron battuto. Anche perché ho ad esempio visto la partita che ha giocato col Foggia ed obiettivamente in quell’occasione non meritava di perdere nonostante i dauni avessero a loro volta disputato una buona prestazione. Non mi aspettavo certo una Vigor dimessa, come qualcuno voleva magari sostenere. Anche a Cosenza i biancoverdi non mi sono dispiaciuti avendo fatto la partita. Solo che i rossoblù sono stati scaltri e smaliziati nel mettere la palla dentro nei momenti topici. Ai miei ragazzi avevo detto proprio di non aspettarsi assolutamente una squadra dimessa nonostante fosse reduce da un periodo non molto fortunato. In campo, ad ogni modo, col passare dei minuti ritengo abbiamo risposto colpo su colpo, anche perché non sono un allenatore a cui piace fare le barricate. Bisogna giocarsela apertamente provando sempre a vincere, pur col massimo rispetto per l’avversario di turno”.
Il pipelet vigorino Alessandro Piacenti incassa i complimenti del tecnico avversario che l’ha definito indiscutibilmente il migliore in campo. “Lo ringrazio per le belle parole anche se sinceramente avrei preferito non essere impegnato e vincere la partita. Ovviamente sono soddisfatto della mia prestazione ma preferisco soffermarmi sulla prova della squadra che ha lottato fino alla fine. Se avessimo segnato sul colpo di testa di Marchetti o sulla girata di Zampaglione, saremmo stati qui a parlare di un’altra storia. Eravamo coscienti che oggi bisognava vincere e quindi c’è un po’ di delusione, ma abbiamo comunque mosso la classifica e siamo determinati a raggiungere l’obiettivo finale. Il nostro è solo un problema mentale perché comunque iniziamo bene dominando i primi tempi. Solo che, poi, appena concediamo qualcosina subentra in noi un po’ di paura per il motivo che tutti sapete. Siamo alla ricerca di quella luce, di quel lampo che ci possa consentire d’invertire rotta. Siamo e restiamo assolutamente fiduciosi però. La parata più difficile? Sono state tutte abbastanza simili. Forse quella fatta col ginocchio ad inizio secondo tempo, anche se in assoluto ritengo sia stata quella in uscita bassa al 92’ seppur l’arbitro avesse già fermato il gioco per off-side. Devo tuttavia migliorare sotto tanti altri aspetti”.
Ferdinando Gaetano
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